I giovedì al sole

Pubblicato il 30 marzo 2017 da antonella landi

Per la prima volta da quando insegno, quest’anno ho dato alcune regole ai giorni della mia settimana. Tipo, il sabato e la domenica cascasse il mondo non si corregge neanche un compito. E il giovedì -giorno libero- si fa qualcosa di bello che non abbia niente a che vedere col lavoro.
Da quando la primavera è giunta in tutto il suo tepore, il giovedì -a meno che non sopraggiunga un altro impegno extrascolastico- si va in campagna. A fare cosa? Niente nella maniera più assoluta. Senza libri da sfogliare, senza quadernini su cui scrivere pensieri, senza cellulare con cui spippolare o scattare foto. Si va solo per farsi baciare. Dal sole.

Fido in classe

Pubblicato il 29 marzo 2017 da antonella landi

In Inghilterra lo chiamano “learning support dog”. Noi lo chiameremmo “il cane che aiuta a insegnare”. Funziona così.
Un cane prima frequenta una scuola (la DHK, Dogs Helping Kids) come studente, poi viene messo in un’altra come co-docente. Questo -assicura chi lo ha provato- garantisce risultati strabilianti: fa progredire il livello accademico, accresce le capacità di lettura, calma i comportamenti eccessivi, migliora le qualità relazionali, aumenta la fiducia, insegna il senso di responsabilità e il rispetto, motiva i distratti, dissuade dagli inganni.
La solita cazzata d’oltremanica o un’intuizione geniale? Non lo so. Io so solo che, quando portavo Nello con me ai consigli di classe e lui si distendeva sotto al tavolo attaccando a russare peggio d’un trattore, tutti sorridevano ed erano più buoni.

Mi son distratta un attimo

Pubblicato il 29 marzo 2017 da antonella landi

E la gemma adottata nell’albero del parco della scuola ha preso il sopravvento sfuggendo al mio controllo.

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Cattolicesimo manzoniano

Pubblicato il 29 marzo 2017 da antonella landi

Interrogata sul rapporto tra Manzoni e il cattolicesimo, tutta bellina educata e a modino, attuando una credibile contaminatio tra i somaschi e i barnabiti, ha detto che “l’autore da ragazzo studiò presso i padri sodomiti”.
Classe a rischio soffocamento per risate.

Oak

Pubblicato il 27 marzo 2017 da antonella landi

C’è un posto, nel mondo, dove si arriva solo a piedi. Si lascia la macchina davanti all’ultima casa di una strada tortuosa ma ancora percorribile, ci si carica lo zaino in spalla e si comincia a camminare, pratica che lo scrittore francese Olivier Bleys identifica con la ribellione. Prima si sale si sale si sale, fiatone e acido lattico a sfare, poi si pianeggia un po’, si guada un rigagnolo melmoso, si cala fino ad arrivare a un prato di primule e viole, ma poi riparte la salita e non si deve cedere, vietatissimo mollare, il premio è là, lo intravedi a distanza tra i rami appena germogliati. Il tratto finale è tutta piana, un tappeto d’erba tenera con un muricciolo in pietra tirato su a secco tra cui spunta rucola spontanea. Infini arrivi.
C’è una casa costruita su due piani, un forno esterno, un abbeveratoio, un magazzino grande come quelli di Mazzarò con patate agli e cipolle a riposare. Dentro c’è un focolare da accendere all’istante con fogli di giornale e fascine secche, un lavatoio con un tappo in legno, una grattugia fatta a mano da un padre anziano, tanti cappelli da calzarsi sulla testa prima di tornare fuori e correre a salutare lei. Oak.
Oak ha trecento anni, quando la conobbi era vestita di verde, ieri era spoglia ma stabile e possente, come una Demetra che attende speranzosa il ritorno di Persefone. Oak non si muove. Ha un’àncora inzuppata nel terreno, prende tutto ciò che il cielo manda, compresi i rebus di cumulonembi. Oak è la garanzia della presenza, la sicurezza dell’eternità, l’idea del divenire, il concetto della trasformazione. Oak non abbandona, non viene meno alla promessa fatta, alla parola data. Oak ascolta senza giudicare, accoglie senza imporre, si lascia guardare e circondare, non sputa sui regali del destino, è grata all’esistenza.
Per questo è così bello, ogni volta, tornare su da lei.

Buon anno, Firenze!

Pubblicato il 25 marzo 2017 da antonella landi

A Firenze, dal X secolo fino al 1749, il Capodanno si computava a partire dal 25 marzo (nove mesi esatti dal Natale) e non dal 1° gennaio come stabilito dal Calendario Gregoriano nel 1582. I Medici non accettavano tale calendario per ragioni prevalentemente economiche. La tassazione avveniva infatti in concomitanza con l’equinozio di primavera, che in quel periodo dell’anno aveva già dato i suoi primi frutti in agricoltura.
Il Capodanno dell’Annunciazione era un evento molto amato dal popolo, che seguiva con partecipazione le tante manifestazioni ad esso collegate: dalla cerimonia alla SS. Annunziata alla discesa delle mandrie che dai pascoli dalle campagne convergevano in città, corredate dei coloratissimi e sonori segni dell’appuntamento, mescolandosi ai cortei dei cittadini, anch’essi bardati a festa.

A cura di Versilia Danza, questa mattina in Aula Magna ha avuto luogo “Stile dell’incarnazione”, spettacolo di voci e passi danzati, di musiche e cinguettii d’uccello, tra abiti d’epoca realizzati dalle mani dei nostri studenti e letture interpretate da Andrea Ulivi e Gianluigi Tosto, mentre la ballerina Angela Torriani Evangelisti dava corpo alle liriche del Magnifico Lorenzo e del suo amico Poliziano.

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15 agosto

Pubblicato il 25 marzo 2017 da antonella landi

“… dopodiché Foscolo, una volta presa una precisa posizione nei confronti dell’editto napoleonico di Saint Cloud, iniziò a comporre i Sepolcri.”
“Ti ricordi che anno era?”
“Certo. Il 1806.”
“Bravo Cece.”
“Il 15 agosto, per la precisione.”
“Davvero?!”
“Certo.”
“Chi te l’ha detto?”
“Lei.”
“Ne dubito. Io non sono al corrente di questa data.”
“Ma come.”
“So che Foscolo ha composto i Sepolcri in pochi mesi, tra l’estate e l’autunno del 1806, ma non ho mai trovato scritto da nessuna parte che li ha iniziati il 15 agosto.”
“Eppure.”
“Guarda Cece, ne sono certa. Sei sicuro di non essertela levata dalla testa da solo?”
“Nonò. Sono sicuro. L’avrò letto da qualche parte. Era il 15.”
“Non mi convinci. Oltretutto mi pare strano che Foscolo si sia messo a scrivere una pappardella sulle tombe proprio a Ferragosto.”
“Conoscendolo, potrebbe essere.”
“Dici?”
“Profe, via, Foscolo era un tristone.”
“Non sono molto d’accordo, ma diciamo che può essere.”
“Quindi?”

Quindi abbiamo deciso che per noi, eccezionalmente, nel senso che sarà così solo per noi e basta, senza andare a dirlo a nessun altro che non sia di classe nostra, Foscolo iniziò i Sepolcri il 15 agosto, mentre tutti bisbocciavano tra gavettoni e pic nic sulla spiaggia. Sarà il nostro segreto, la nostra disubbidienza ai libri di testo, la nostra eresia letteraria, la nostra fantasia collettiva.
Naturalmente so già che questa data falsa, al contrario di tutte quelle vere su cui batto e ribatto, sarà l’unica che non scorderanno mai.

Londra

Pubblicato il 23 marzo 2017 da antonella landi

Londra per me è la prima volta in cui la vidi, grigia e fatata, dopo averla sognata per venticinque anni; è la prima vacanza lontana dall’Italia e dalla mia famiglia, il senso della libertà e della scoperta, la tappa che concluse un mese di studio della lingua inglese consumato a Bath; è un ostello bianco con le scalettine fuori nel quartiere indiano, i prezzi alti e il cibo osceno.
Londra è quando ci tornai un anno dopo insieme a lui, che non l’aveva ancora vista e che non esitò a mandare a monte il suo viaggio in Grecia per sedersi accanto a me sullo stesso aereo diretto in Inghilterra. E’ pomeriggi a zonzo per le strade e per i parchi, merende a suon di tè e di scones ripieni di burro salato e confettura; una foto sorridente sopra una panchina a gambe intrecciate, baci umidi sull’erba, il Notting Hill Carnival di fine agosto.
Londra è un anno dopo ancora, quando ci tornammo separatamente, dandoci però quella specie di appuntamento al buio, “ti aspetto tra un mese alle cinque in Piccadilly Circus”, senza possibilità di confermare né annullare, privi di recapiti e di cellulari come tanto bene vivevamo; è vederlo in mezzo a tanti e andargli incontro per riconoscerlo davvero grazie al suo profumo.
Londra poi non l’ho più vista, ma per me è ancora tutto questo, e non voglio pensarla violentata come dodici anni fa e come ieri.
Londra per me è una foto in bianco e nero scattata in direzione di una scala in Camden Town, dove passava tanta gente, e dove un ragazzo moro con la coda si voltò a guardarmi, e mi sorrise.

Vi presento Toni Erdmann

Pubblicato il 23 marzo 2017 da antonella landi

Winfried Conradi è un uomo âgée col vizio dello scherzo.
Le sue buffonate colpiscono democraticamente familiari e fattorini che bussano alla porta e provano allibiti a consegnargli l’ennesimo pacco. Insegnante di musica in pensione, la sua vita si muove tra le visite alla vecchia madre e le carezze al suo vecchio cane, ormai cieco e stanco.
A casa della ex moglie una sera a sorpresa ritrova sua figlia. Ines ha quasi quarant’anni e una carriera che impegna ogni ora della sua giornata. Occupata in un’azienda tedesca che l’ha traslocata a Bucarest, vive appesa al telefono e a una vita incolore.
Senza alcun preavviso, Winfried decide di farle visita e di passare qualche giorno con lei, ma il lavoro e il disagio nei confronti del genitore hanno la meglio sui tentativi affettuosi.
Winfried però non si arrende: infila una parrucca e una dentiera artificiale e irrompe nella sua vita come Toni Erdmann.

Ecco, fosse anche solo per quella parrucca e per quella dentiera (che mi ha ricordato quando il babbo mi divertiva con la sua, fatta scivolare a mezza bocca o appoggiata in bagno con il fumetto GRRR se la sera rientravo troppo tardi), questo film merita un biglietto e due ore in sala.

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Un altro Vasco

Pubblicato il 22 marzo 2017 da antonella landi

Per me di Vasco ce n’è sempre stato uno. Tutti gli altri eran nessuno.
Un giorno di pochi giorni fa qualcuno mi ha fatto ascoltare un pezzo de “Le luci della centrale elettrica”, Chakra.
Quel giorno ho scoperto il meraviglioso mondo musicale di Vasco Brondi.
Adesso c’è un altro Vasco nel mio cuore. E ad aprile qualcuno mi porterà a conoscerlo.

Qualcuno
mi ha detto che gli hai detto
che in qualche modo hai aperto il chakra del tuo cuore.
Qualcuno
mi ha detto che gli hai detto
che senza di me davvero non puoi stare.
Qualcuno
mi ha detto che gli hai detto
che ogni tanto entri in contatto con il tuo io interiore.
Qualcuno
mi ha detto che gli hai detto
che senza di me adesso sì che riesci a stare.