Caro Lorenzo

Pubblicato il 17 ottobre 2017 da antonella landi

E’ dedicato (anche) a Lorenzo Milani l’ultimo numero di Testimonianze, la rivista culturale fondata da Luigi Balducci. Verrà presentato domani pomeriggio alle 17,30 presso la Sala Progetti Arte Contemporanea delle Murate.
A introdurre e coordinare i lavori sarà il professor Stefano Zani; a effettuare le letture sarà l’attore Massimo Salvianti.
Interverranno il direttore della rivista Severino Saccardi, il presidente del Comitato Scientifico di Testimonianze Andrea Bigalli, il filosofo, scrittore e docente all’Università di Firenze Sergio Givone.
E io.

Tecniche, consigli, strategie

Pubblicato il 16 ottobre 2017 da antonella landi

Bobi è un cane bravissimo. Ormai posso dirlo con cognizione di causa, sono due mesi che viviamo insieme e lui esaudisce tutti i giorni i miei desideri: ha imparato il “seduto” (di cui allego foto dimostrativa perché la faccia che gli viene quando si siede a comando è la sintesi della tenerezza e della simpatia), non pìgola per avere il cibo degli umani, è felice di mangiare solo la sua pappa, non abbaia in casa se non quando inizio io, non distrugge nessun oggetto domestico e rispetta tutte le mie cose, dai libri alle scarpe, dalle borse al tappeto del bagno, la mattina quando vado a scuola non emette un fiato, ma si acciambella nella sua cuccia, dove esattamente lo ritrovo quando torno, quando siamo al parco non si allontana mai da me e, benché coinvolto in corse, lotte e giochi con altri cani, basta che lo chiami e viene. Tutte queste prestazioni fanno di lui un cane amabile, diventente e dolcissimo, proprio il cane che sognavo.
Ma anche la perfezione ha un neo.
Quello di Bobi è strettamente connesso al suo apparato digerente: dopo quattro mesi di vita e due di convivenza, egli piscia e caga ancora in casa. Cioè, quando siamo fuori si libera come tutti gli altri. Ma per esempio la mattina appena alzato, o il pomeriggio appena sveglio dalla pennica, si acquatta su quelle zampotte tozze e me la sgancia là, sul mio lucidissimo pavimento in marmo chiaro tirato a cera.
“Quando imparerà a non farlo più?” chiedo un po’ preoccupata ai tanti umani conosciuti a giro.
“Eeeh, cosa pretendi, è piccolo!”
“Il mio ha smesso a sei mesi.”
“Il mio a nove”
“Il mio a un anno.”
“A un anno?! Vorreste dire che a giugno sarò ancora fissa a 90 gradi ad asciugare, disinfettare e rilucidare quelle chiose odiose?!”
“Tu intanto inizia a fargli capire che i bisognini in casa non si fanno.”
“Ho applicato alla lettera gli insegnamenti di Jan Fennell, nota educatrice canina inglese, ma per ora come parlare al vento.”
“Ogni volta che la fa fuori devi premiarlo con tanti complimenti, tantissimi MA BRAVO IL MIO CAGNONE, ripetute carezze e pacchette sul dorso, e un biscottino piccolo piccolo di quelli fatti apposta per l’addestramento.”
“Quando la fa in casa devi ignorarlo. Non dirgli niente.”
“Come no! Non dargli retta: io al mio gli urlo dei sonori NO!”
“L’importante è che tu non ti faccia vedere mentre pulisci dove lui ha sporcato.”
“Ma ancora più importante è che tu impari a prevenire l’attimo in cui lui deve liberarsi l’intestino.”
“E questo generalmente accade dopo un’azione che finisce: la fine del sonno, la fine del pasto, la fine del gioco. Come i bambini.”

Finché è arrivato un umano ruvido e spiccio che ha liquidato la questione: “Io col mio ho provato tutte codeste cazzate -ha detto- poi un giorno che mi giravano i coglioni gli ho preso il muso e gliel’ho stropicciato sulla merda smollata di fresco in cucina. Da allora la fa sempre fuori.”

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Orario definitivo

Pubblicato il 15 ottobre 2017 da antonella landi

Quando uno insegna, l’orario scolastico equivale alla sua vita per un anno. Si capisce quindi quanto la comunicazione di quello definitivo sia importante per poter vivere 9 mesi almeno sopportabili.
In quello provvisorio io entravo ogni mattina alla prima ora. Poiché il mio risveglio segue una serie di piacevoli rituali (una lenta e lunga colazione affiancata alla lettura di tre quotidiani online, una doccia da cui non si può prescindere, un trucco e parrucco che mi rendano presentabile, la preparazione della merendina salutare da portare a scuola, il controllo della borsa con i libri e tutto il materiale necessario alla lezione) e poiché adesso ho un cane, per me entrare alla prima ora equivale a puntare la sveglia alle 5 e 45.
Per questo tempo fa mi sono fatta coraggio e ho scritto una mail solo apparentemente assurda ai colleghi responsabili di questo compito delicatissimo: per supplicarli di venirmi incontro considerando la mia imprevista condizione di neomamma. Venirmi incontro voleva dire solo farmi entrare almeno una volta un po’ più tardi e non farmi stazionare a scuola per 6 ore, costringendomi a lasciare Bobi solo troppo a lungo. Niente di più.

Ieri è stato reso noto a tutti noi docenti l’orario definitivo dell’anno scolastico 2017/18.
In un eccesso di disponibilità, credendo indubbiamente di farmi un regalone, oltre alle suddette concessioni, gli addetti all’orario mi hanno assegnato come giorno libero il sabato.
Tutti gli insegnanti del mondo ambiscono ad avere il sabato libero.
Tutti tranne io, che lo detesto.

Il trauma

Pubblicato il 15 ottobre 2017 da antonella landi

Aveva conosciuto Milla, con una pallina in bocca, e il gioco di inseguirla per rubargliela era durato tre quarti d’ora buoni, mentre io e il suo umano facevamo conoscenza sul bordo dell’Anfiteatro alle Cascine.
Poi aveva incrociato una banda di canini, tutti della sua stessa taglia barzotta, ed era stato un tripudio di polvere, terra, erba pesticciata e ruzzoloni.
Più là due lupi, buoni come una coppia di agnellini, con la sua stessa brama di correre per arrivare primi a un traguardo inesistente.
Infine Tricù, bassotta a pelo ruvido del colore del tabacco, simpatica ed energica, che lo aveva trascinato in una gara massacrante.
Era distrutto, felicissimo. Grato, mi guardava con la riconoscenza scritta sopra il muso. Amoreggiavamo con gli occhi camminando, lui voltandosi verso di me, io sorridendogli ogni volta che il suo sguardo s’incrociava con il mio.
Quando, a un tratto, è sbucata lei. Tea. Meticcia, risultato dell’incontro erotico di un maremmano e un border collie, più bianca che nera, alta, pelosona, indiscutibilmente bella.
“Sì, effettivamente è bella, viene dal canile, è molto intelligente.”
“Bobi, ti piace questa canona eh? Guarda come giocano volentieri!”
“Davvero, lei adora i cuccioli, si fa fare tutto, non si rivolta mai.”

In effetti non s’è rivoltata nemmeno quando Bobi ha sguainato una sciabola rosso fuoco nascosta fino a quel momento tra le zampe posteriori e ha preso a simulare un coito dopo averla aggaignata con le zampe anteriori per i fianchi. Scoprivo in quell’istante che il mio cucciolino, 4 mesi appena compiuti, ha un pisello vero. Ma non il pisellino innocuo dei cuccioli: una fava di tutto rispetto capace di triplicarsi per dimensioni in un baleno. Una minchia sbucciata come il culo delle scimmie, un baccello presuntuoso e rivoltante impennato in direzione di un’invisibile fessura.

“Due cose -gli ho detto tornando a casa- a. scordati stanotte di venire a letto insieme a me; b. adesso per il trauma non mi viene in mente altro ma ci penserò.”

Anagrafe canina

Pubblicato il 14 ottobre 2017 da antonella landi

Sono già due mesi che vivo insieme a Ubaldo. Il tempo passa in fretta, quando si è felici.
“Sì, ma guarda che devi fare la registrazione del cane. Non sei in regola. Devi venire da me, all’anagrafe canina.”
E’ un gran culo avere un caro amico che lavora nel settore veterinario della Asl. Anziché andare al Cup a romperti i coglioni, gli mandi un messaggino e fissi con lui: quando ti ci trovo?
Ce l’ho trovato ieri, lui, la sua cana Bu e una milionata di zanzare indiavolate.
“Nooo, guarda com’è, pare Nello in miniatura.”
“Ti piace?”
“E’ bellissimo.”
Gli ho passato tutti i documenti, ho pagato il bollettino al punto rosso, e poi tutto il resto del tempo è stato nostro.
“Ma ti dà retta? E’ ubbidiente?”
“Molto. Lo tengo già tranquillamente sciolto, non si allontana mai, quando lo chiamo torna subito anche se sta giocando con altri cani.”
“Accidenti. Allora è ancora meglio di Nello. Ti ricordi quando vivevamo insieme e tu me lo lasciasti in custodia per andare a una riunione a scuola?”
“Sinceramente no, non lo ricordo.”
“Ecco, io invece sì e parecchio: quell’imbecille mi scappò nel campo, sparì tra gli ulivi e tornò solo quando lo decise lui, ore dopo. Io nel frattempo mi ero sgolato a forza di chiamarlo ed ero disperato all’idea di doverti confessare che ti avevo perso il cane.”

Com’era simpatico, Nellone.

Datemi un titolo

Pubblicato il 13 ottobre 2017 da antonella landi

“Su cosa vi piacerebbe scrivere il prossimo tema?”
“Cioè, ci sta chiedendo un argomento?”
“Sì, un argomento per uno. Il mio desiderio è farvi scrivere su qualcosa che vi piace e v’interessa davvero, non le solite pappardelle imposte da noi insegnanti.”
Se io potessi scrivere il manifesto politico del 2017.”
Il rapporto tra l’uomo e la morte.”
Il nichilismo giovanile.”
Una notizia assurda raccontata in stile giornalistico.”
Inventa un popolo, o una cultura.”
Immagina di passare fisicamente attraverso le opere d’arte.”
M’è venuta così anche questa, mentre li guardavo.
Loro hanno suggerito idee grandiose.

Una lunga storia

Pubblicato il 13 ottobre 2017 da antonella landi

Uno comincia a scrivere una storia. Una pagina, massimo due. Arriva a scuola e passa il foglio a un compagno, che la porta avanti secondo il proprio gusto, e poi la riporta in classe per darla a un altro compagno ancora. Egli farà la stessa cosa dei due che lo hanno preceduto, sempre seguendo il proprio istinto narrativo. E così via, di foglio in foglio, di mano in mano, di alunno in alunno. Finché la storia cresce, si articola, s’intreccia, s’infittisce.
M’è venuta così, mentre li guardavo.
E loro hanno subito accettato.

Un lupo mannaro anglo-livornese a Firenze

Pubblicato il 12 ottobre 2017 da antonella landi

Ricevo un audio sul cellulare. Sono le ragazze dell’indirizzo audiovisivo multimediale.
“Profe, ci sarebbe bisogno di lei… e di Bobi (di Bobi soprattutto) per realizzare un film horror con la prof di indirizzo. E nulla, Bobi deve diventare un lupo mannaro, e lei la vedova rossa che porta il lupo mannaro al guinzaglio, con le calze nere a rete, quelle che si toglie in ascensore perché sennò Bobi quando rientra in casa gliele strappa.”

Fu quando lo vidi per la prima volta che intuii per lui un futuro da divo del cinema internazionale.
Sul fatto che mi tolgo le calze a rete mentre sono in ascensore per non farmele ridurre a brandelli vorrei invece stendere un velo pietoso.

Indovinello

Pubblicato il 12 ottobre 2017 da antonella landi

Dorme, ride, dorme ridendo, o ride dormendo?

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Cara mamma, ti scrivo

Pubblicato il 12 ottobre 2017 da antonella landi

Cara mamma,
ti scrivo per raccontarti di questi giorni passati nel Profondo Veneto, a casa nostra, al sesto piano del nostro Cimbellone. Ho preso un permesso per assentarmi dalla scuola e stare insieme al Rondine accanto al babbo, ricoverato in ospedale per tre giorni. Sta bene, non ti preoccupare, hanno fatto un piccolo intervento, ma il suo cuore pompa e adesso quel dolore in mezzo al petto non lo sente più. Tornare in quel casermone di cui tu sei stata prigioniera per tre mesi ha fatto male a tutti e tre, al babbo soprattutto, che ha passato le sue ore di degenza a chiedersi come tu abbia fatto a resistere così a lungo in un luogo tanto triste. Ti abbiamo pensata e rammentata in continuazione, la buttavamo un po’ sul ridere, ti ricordi la mamma come biascicava a bocca storta il petto di pollo bianco cadaverico che servono in corsia, ti ricordi la mamma come discuteva con il crocifisso appeso al muro e gli diceva a brutto muso questa non me la dovevi fare, ti ricordi la mamma quando ci diceva andate via e s’era arrivati da un minuto. Il babbo in ospedale è stato più dolce e malleabile di te, per questo forse mi faceva un’infinita tenerezza, perso nei suoi rendiconti esistenziali, mentre diceva certo nella vita io sono stato fortunato, non ho mai avuto un male serio, e guarda che figlioli belli ho fatto, per fare te io e la mamma ci si mise tre mesi ché non ci riusciva metterti insieme né bene né male, (e poi una paura che tu venissi racchia), invece tuo fratello al primo colpo era già lì, e la mamma la mattina dopo vomitò anche gli occhi.
Quando venivo via dall’ospedale andavo a casa nostra. Non c’ero mai stata tutta sola in quella casa dove sono nata e cresciuta, quando non c’eri tu c’era il babbo, quando non c’era il Rondine c’eravate voi. Senza nessuno pensavo che non ci avrei resistito per mezz’ora, e invece mamma sai cosa ho fatto? Mi sono messa a toccare tutte le tue cose. Ho aperto gli armadi, tirato i cassetti, e messo le mani tra i tuoi vestiti, che sono ancora tutti là, dove li hai lasciati tu, puliti profumati e piegati alla perfezione come facevi sempre, e li ho presi, li ho indossati, li ho tenuti un poco addosso, mi sono specchiata, per rivederti una volta ancora.
Poi andavo a letto e non mi sentivo sola: a parte Bobi appiccicato a me come ogni notte, c’eri anche tu, nella tua scatolina in legno circondata da tutte le piantine che ti arrivano in regalo nelle date da ricordare. Ho dormito nel tuo lato, poggiando la testa sopra il tuo guanciale, sotto il piumone leggero e caldissimo con cui ti coprivi nelle notti fredde, mentre con i piedi andavi a cercare le pieghe del babbo per incastrarceli in mezzo.
L’indomani la giornata iniziava sempre molto presto, con il Rondine ci trovavamo per fare colazione insieme e per far correre Bobi nel parco dell’ospedale. Guardalo mamma, com’è bello. Ogni volta che lo guardo, penso che avrei dovuto prenderlo molto prima, quando tu c’eri ancora.

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