Aggettivi possessivi

Pubblicato il 17 maggio 2017 da antonella landi

Per una forma di masochismo eroico-adolescenziale, durante la lezione s’infila la mina del lapis dentro una vescica della mano. Il suo piano segreto è farla scoppiare e asciugare l’acquiccia interna alla maglietta di qualcuno.
“Smettila! Mi fai orrore!” gli squittisce sottovoce la compagna.
“Fatti i cazzi tua” replica lui sempre sottovoce, adottando il tipico errore toscano che sostituisce tua a tuoi.

Io lo sento e lo butto fuori, più per l’errore che per la parolaccia.
Insieme all’educazione, magari impara anche la grammatica.

Suggerimenti

Pubblicato il 17 maggio 2017 da antonella landi

Alla verifica di Storia, Cece non ricorda una parola che gli sarebbe necessaria per rispondere a una domanda.
I compagni gli suggeriscono di scrivere in concomitanza, che ci sta sempre bene.

Parolone

Pubblicato il 17 maggio 2017 da antonella landi

Da quando ha imparato che ci cale significa ci importa, ha deciso che questo verbo andrà a sommarsi alle altre parole che lui reputa altisonanti e perciò preziose, da usare in occasioni speciali.
“E quali sarebbero codeste parole?”
“Eh, profe, parolone.”
“Tipo?”

Si scopre così che per il Cece in concomitanza, pathos e utopia sono parolone con cui darsi arie da erudito.

Delle cicale

Pubblicato il 17 maggio 2017 da antonella landi

Si stava leggendo Leopardi quando, dal Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, salta fuori un verbo strano.
Intatta luna, tale/ è lo stato mortale./ Ma tu mortal non sei,/ e forse del mio dir poco ti cale.
“Fate attenzione a questo verbo. Significa poco ti importa. Come la canzone di Heather Parisi.”
“Che canzone?!”

Possibile nel 2017 non conoscere Delle cicale ci cale ci cale ci cale?

Tre volte te

Pubblicato il 5 maggio 2017 da antonella landi

Fosse per lei, non leggerebbe nemmeno le controindicazioni delle medicine. Ogni volta che assegno un libro in lettura domestica, assume l’espressione della faccina che alza gli occhi al cielo. Contemporaneamente, inizia a pensare come fottermi facendomi credere di aver letto un libro che non intende neanche aprire.
Eppure suo padre è quello che le recita a memoria i Sepolcri quando la porta a pranzo al ristorante; è quello che ancora si ricorda alla perfezione il programma di Italiano del liceo; è quello che ispirandosi ai poeti di ieri compone oggi testi da suonare alla chitarra.
Lei però nulla, da quell’orecchio non ci sente.
Ma ecco l’altro giorno spuntare sul suo banco un mattone di non so quante pagine ma parecchie e lei guardarlo tronfia e sognante.
“Ma tu leggi!” ho esclamato felice.
Era Tre volte te, l’ultimo di Moccia, sì, quello dei tre metri sopra il cielo.
Da allora io martello perché smetta, lei ostinata prosegue.

E’ un superpotere essere vulnerabili

Pubblicato il 30 aprile 2017 da antonella landi

Obihall.
Le luci della centrale elettrica.
E ho visto da vicino Vasco Brondi.
Un po’ ingrassato.
Col barbone.
Con i suoi occhi enormi e liquidi.
Travolgente.
Bravissimo.
Che non ha steccato.
(Quasi mai.)

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Senza l’Infinito

Pubblicato il 29 aprile 2017 da antonella landi

“Quanto tempo vi devo concedere perché anche voi, come me, impariate l’Infinito?”
“Ma in che senso, a memoria?!”
“Ovvio.”
“Mannò via profe, basta con queste poesie a memoria!”
“Ma cosa volete che sia per voi imparare 15 endecasillabi sciolti dopo tutte le poesie che avete memorizzato da quando ci conosciamo?”
“Appunto! Basta!”
“Ma scusate, padroneggiate sonetti di Jacopo da Lentini, di Cecco Angiolieri, dei poeti stilnovisti, citate fluidamente interi passi del poema dantesco, e non volete imparare nulla dell’immenso Giacomone?!”
“Esatto. Basta professoressa.”
“Ragazzi, voi non capite. Il fatto è molto semplice. Non si può vivere senza conoscere a memoria l’Infinito.”
“Ma cosa dice. Io vivo proprio bene.”
“Anch’io.”
“Anch’io.”
“Anch’io.”
“Anch’io.”

Ok, per sabato prossimo.

A memoria

Pubblicato il 29 aprile 2017 da antonella landi

“Io conosco tante poesie di Leopardi a memoria.”
“Davvero? Che culo!”
“È inutile che facciate della facile ironia, ne vado fiera”"
“E quale conosce, sentiamo.”
“Naturalmente l’Infinito, che imparai di mia spontanea volontà quando avevo la vostra età scrivendola a pennarello indelebile sullo specchio della mia cameretta. Ma poi anche Il sabato del villaggio, La quiete dopo la tempesta, A Silvia, Il passero solitario…”
“O forza, ce lo faccia sentire.”
“Dinsulavettadellatorreanticapasserosolitarioallacampagnacantandovaifinchénonmoreilgiornoederralarmoniaperquestavalle…”

Ma il bello è che, mentre loro mi guardano come si guarda una demente, io mi sento figa un monte.

Tra il passero e Leopardi

Pubblicato il 29 aprile 2017 da antonella landi

“Come vedete, ragazzi, questa poesia si presenta chiaramente strutturata già a livello iconico: tre strofe distinte, per analizzare rispettivamente le peculiarità del passero, quelle del poeta, e l’unica ma significativa differenza tra i due.”

Uno ha detto: la so, le ali. Un altro ha detto: ma che ali, il becco.

Chounpèi

Pubblicato il 28 aprile 2017 da antonella landi

P.E.I.: Piano Educativo Individualizzato. Ossia un documento -generato da un incontro con la componente docente e familiare di un alunno in difficoltà- nel quale vengono descritti gli interventi specifici predisposti per l’alunno stesso. Per evidenti motivi di programmazione e di verifica, il P.E.I. si fa all’inizio e alla fine dell’anno scolastico.
Data la domanda: “Sei libera oggi?”, non si fornisca come risposta: “No, ho un Pei”, bensì la versione tosco-sincopata: “No. Chounpèi”.
Che fa molto minivacanza nel sud est asiatico.