Tra le braccia di Oak

Pubblicato il 26 giugno 2017 da antonella landi

Come siamo state bene, tutte insieme, da te, Oak.
Quando, arrivando, ti scorgo tra gli alberi, non vedo l’ora di abbracciarti. Ma tu, li senti i miei abbracci? Lo senti che infilo il naso nel muschio del tuo tronco per farmi riconoscere e riconoscerti? Lo senti il nodo in gola che mi prende, quando faccio il conto delle volte che ti ho visto e mi accorgo che ogni volta stavo meglio della volta precedente, fino a questa volta, che stavo bene veramente, bene fino in fondo, bene senza neanche una riserva? Non avevi nubi a farti da cappello, Oak, e nemmeno io, tutto era sereno, intorno a te e dentro me.
Quanto abbiamo chiacchierato, bevuto e mangiato, sotto di te, mentre tu usavi il vento per far suonare le tue foglie. Avevamo con noi anche le chitarre, come è stato bello quel concerto notturno sotto le stelle, in mezzo alle lucciole, spettinate da quell’aria profumata di origano, di rucola, di menta. E come sono state buone quelle cene preparate nella grande casa in pietra e consumate nel tavolo ai tuoi piedi. Com’è bello stare scalzi per tre giorni, Oak. Vestirsi con niente, lavarsi con moderazione perché da te c’è solo acqua piovana, annusarsi e ridere perché puzziamo di esseri umani. Come si ritorna umani accanto a te, Oak.
E come si dorme bene a fare il giro delle camere, una sera quella di mezzo, un’altra quella padronale, e una mattina ritrovarsi a letto tutte insieme nella camera più piccola, in mezzo ai cani, a ridere di niente, a sentirci grate.
Ti ho fatto tante foto, Oak.
In questa sei venuta benissimo.

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Seconda prova

Pubblicato il 23 giugno 2017 da antonella landi

“A venticinque anni ho intuito che la luce e l’ombra sono i lati opposti della medesima cosa, che il luogo illuminato dal sole viene sempre raggiunto dall’ombra. Ecco cosa penso ora, a trent’anni: più è profonda la gioia più è intensa la tristezza, più è grande il piacere più acuta è anche la sofferenza. Se si tenta di separarli si perde se stessi. Se si prova a disfarsene crolla il mondo.”

Con queste (verissime) parole di Natsume Soseki si apriva il testo proposto dal Ministero per la seconda prova di maturità, che all’Artistico dura non uno ma tre giorni. Stamani ero di sorveglianza all’indirizzo di Arti Figurative. Ho visto schizzi preliminari e bozzetti pieni di annotazioni; progetti esecutivi e tavole di ambientazione; opere originali affiancate a particolari di suddette opere eseguite in scala con tecnica libera. E mi sono goduta il talento di questi artisti diciottenni, così diversi dalle centinaia di maturandi incontrati finora in tanti anni, così irriverenti di fronte all’etichetta che vorrebbe il candidato in camicia, così liberi nel loro aspetto stropicciato.

Ora chiudo la valigia e parto per una festa di compleanno lunga tre giorni.

Mi fa volare

Pubblicato il 22 giugno 2017 da antonella landi

Non l’avevamo fatto mai. Non da quando lui è nato.
Ma stamani siamo partiti, noi tre, e basta, io, il Rondine e il Frenky. Destinazione: il Golfo di Baratti.

Abbiamo tutto quello che ci serve, stuoia matrimoniale, asciugamani, ombrellone, creme protettive, pallone, palletta, pallina, racchette, borse, zaino, costumi. Sulla spiaggia c’è gente, sì, però si sta un incanto, tira una brezza lieve ma continua che ci fa le carezze lungo il corpo. Piantiamo, distendiamo, sistemiamo, e siamo in acqua. Un bagno lungo tutto il giorno. A tutto quello a cui si può giocare, noi giochiamo. Perfino a paroliamo con la forca e l’impiccato. Con un bastoncino Frenky traccia sulla sabbia 7 linee: V A C A N Z A. Il Rondine ne traccia 9:
S P A G H E T T I. Io 8: S G R A N A T A.
Al ristorante Demos prenotiamo il tavolo più tattico, ombroso e ventilato, col mare lì che sembra di toccarlo. Cozze e vongole alla marinara e spaghetti alle vongole veraci annaffiati da un freschissimo Ribolla Gialla. Le rondini ci volano sul capo, i gatti ci camminano tra i piedi. A fine pasto su un foglietto per uno giochiamo a essere Borghese e diamo i voti a location, menu, servizio e scriviamo il conto secondo noi, chi si avvicina di più vince il gelato per merenda, contro ogni previsione vince il Frenky, che toppa solo di 50 centesimi.
Di nuovo sulla spiaggia fermiamo l’indianino dei gioielli, ci facciamo mostrare l’intera mercanzia, anelli, ciondoli, braccialetti. Il Frenky come una gazza ladra è attratto da tutto quello che luccica più forte.
E il sole inizia a tramontare, andiamo allo Zanzibar di San Vincenzo, facciamo il corso e il lungomare, non facciamo che dirci come si sta bene.
Sulla via del ritorno attacchiamo spotify e lanciamo il gioco finale: una compilation tutta nostra, un pezzo per uno in coda a quello degli altri, passano i Van Halen, gli AC/DC e I Cani, Michael Jackson e Cosmo, Zaz, Vasco Rossi e Brondi, Rovazzi e Gianni Morandi.
Una giornata così mi fa volare.

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Modena Park

Pubblicato il 21 giugno 2017 da antonella landi

A me, il fatto che il primo di luglio, in occasione e a causa del concerto di Vasco Rossi a Imola, nelle scuole superiori della zona non si faranno gli orali della maturità, mi fa schiantare dal ridere e contemporaneamente mi commuove.
#solovascofermalascuola.

Versicoli quasi ecologici

Pubblicato il 21 giugno 2017 da antonella landi

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: “Come
potrebbe tornare a esser bella,
scomparso l’uomo, la terra.”

La poesia di Giorgio Caproni, proposta stamani alla maturità per l’analisi del testo, era talmente bella che, anziché stare a fare sorveglianza in una classe quinta del mio liceo, mi sarei seduta a un banco e mi sarei fatta dare un foglio protocollo.

Come SatC

Pubblicato il 21 giugno 2017 da antonella landi

Al secondo anno che insegni in una scuola, certe colleghe si trasformano in amiche.
“Insomma dove si va a cena?”
“Propongo un posto rustico e ruspante.”
“Assolutamente all’aperto.”
“Magari sotto un bel pergolato.”
“Possibilmente in collina.”
“Sì, una cosa country.”
“Informale e comoda.”
“Dove si possa mangiare, bere e chiacchierare a sfare.”
“E ridere.”
“Anche a voce alta.”

Al Nuovo Ranch di San Donato in Collina si pareva le quattro di Sex and the City.

A presto

Pubblicato il 20 giugno 2017 da antonella landi

E poi, all’improvviso com’era arrivata, Vanda se ne va.
La prova è superata a pieni voti, quindi a luglio sarà di nuovo mia per altri venti giorni. Ma ora non c’è più.
Al suo posto, a parlarmi di lei, restano ciuffi di pelo, sgocciolate d’acqua, briciole di biscotto, orme di zampa, macchie di fiato umido sul marmo chiaro. Sull’aiuola davanti a casa anche una merda, delle otto che ha fatto (due al giorno), che non ho raccolto perché m’ero scordata il sacchettino. Si è seccata al sole, sembra una piccola scultura.
Di lei mi resta l’odore sui vestiti, l’immagine di quel muso a dispettosa, i baffi storti, il pelo pieno di ritrose. Il respiro denso, la voce grossa, il passo lieve. La coda a antenna, le orecchie a padella, la medaglietta col nome.
E un sacco di fotografie sul cellulare.

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Mi scappa

Pubblicato il 19 giugno 2017 da antonella landi

“Mi scappa! Mi scappa! Non riesco a trattenerla! Svegliati! Mi scappa tantissimo! Oddio non la tengo! Aiuto! Devo uscire! Presto! Alzati! Portami fuori!”

Ho letto questo, nei suoi occhi imploranti e nei suoi passettini concitati.
Invece voleva solo scendere per strada a fare quattro chiacchiere col marciapiede.
Erano le 4 di questa mattina.

Vendetta tremenda vendetta

Pubblicato il 19 giugno 2017 da antonella landi

Allo scrutinio del mattino (memore di quando Nello presenziava ai consigli di classe delle scuole in cui insegnavo e russava sotto i banchi provocando il riso dei colleghi) porto Vanda con me. Entra nell’ottagono del liceo in tutta la sua senile fierezza, riceve le carezze e i complimenti dei custodi, percorre gli immensi corridoi, visita il cortile interno pieno di statue e di rose, sale al primo piano, viene ammessa nell’aula della Lim, segue la riunione da un angolo della stanza, infine esce sul parco e si gode il venticello. Nei suoi occhi appannati, chiara si legge la gratitudine animale.
Ma allo scrutinio successivo, che si tiene alle tre del pomeriggio, decido di lasciarla a casa: il sole è prepotente, temo per lei un colpo di calore. Approfitto della sua sordità per distrarla con un biscottino e uscire senza tante smancerie. Immagino che possa pensarmi ritirata nella mia stanza e opti anche lei per un riposino.
Immagino male.
Al mio rientro la scena è apocalittica. Il secchio dell’immondizia sventrato, il pattume disseminato per la casa, il sacco della differenziata svuotato, bottiglie distese, barattoli di yogurt ciucciati, scatole di cereali sbriciolate ovunque. Un sacchetto di nachos scovato, divelto e divorato.
“Vanda!”
In tutta risposta mi fa l’abbaiata ululante tipica del beagle, tra le cui righe mi pare di intuire un “brutta stronza non ti riprovare”.

Take away

Pubblicato il 18 giugno 2017 da antonella landi

A fine serata, come usa ormai anche al ristorante, la padrona di casa prepara a tutti noi un bel take away. A me tocca un generoso spicchio di quella golosissima torta di ciliegie cucinata dal collega di Storia dell’Arte, talmente ben confezionato con il domopak che decido di lasciarlo addirittura nello zaino per farci colazione all’indomani.
Vanda si sveglia nel cuore della notte e, senza consultarmi, prende una decisione autonoma e completamente diversa dalla mia.