Con Folco per ricordare Tiziano

Pubblicato il 21 febbraio 2018 da antonella landi

Un giorno di qualche mese fa pensai che i miei alunni di quinta erano pronti per fare la conoscenza di Tiziano Terzani, mio antico amore. Portai in classe alcuni dei suoi libri più travolgenti, glieli presentai per sommi capi, raccontai loro l’affascinante avventura biografica del giornalista e scrittore dall’incantevole prosa. Loro si sono fidati, lo hanno letto, e lo hanno assai gradito. Allora una collega disse: perché non proviamo a invitare qui a scuola Folco, suo figlio? Gli scrivemmo. Ci rispose. Era entusiasta alla prospettiva di conoscere i ragazzi, ma stava per partire per un lungo viaggio in India. Promise però che sarebbe venuto al suo ritorno. E’ tornato, e domani alle 11 varcherà il nostro portone per entrare in aula magna. Ad accoglierlo ci saranno anche gli studenti della mia quarta e della mia prima, coinvolti nella proposta e felici di partecipare. Folco ci ha fatto sapere che di suo padre parlerà volentieri, ma che gli piacerebbe parlare un po’ anche di sé. Così abbiamo letto anche Il cane, il lupo e Dio, la sua ultima pubblicazione arricchita dagli acquerelli di Nicola Magrin. Adesso tutto è pronto. Stasera vado a letto felice, domattina mi sveglierò piena di curiosità.

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Va’ dove ti porta il cane

Pubblicato il 18 febbraio 2018 da antonella landi

Noi non ci siamo accorti di niente (lui poi, sommerso dal piumone e sovrastato dall’incastro col mio corpo), ma stanotte è piovuto come Dio l’ha mandata. Così stamani i corsi d’acqua erano gonfi come la gola delle rane. Il cielo livido, ma la campagna con tutti i toni del verde. La cascatella del Mugnone copiosa e rumorosa. La terra impregnata d’acqua, il fango limaccioso. Scarpe sozze eppur bisogna andar. Quando si ha un cane anche una giornata di merda appare bellissima.

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Mio padre votava Berlinguer

Pubblicato il 18 febbraio 2018 da antonella landi

L’idea era bellina: un padre e un figlio che dialogano anche dopo la morte del primo, ricostruendo esistenze e fedi politiche.
L’autore del testo teatrale era una garanzia: Pino Roveredo, di cui ricordo ancora alla perfezione la cerimonia di premiazione per il premio Campiello e il viso umile con cui salì sul palco a ritirarlo.
Il sottofondo musicale live (un organetto suonato dalla giovane Tania Arcieri) faceva pensare alla ciliegina su una torta.
Il luogo della messa in scena (Teatro delle Spiagge di Firenze, periferico e diverso) prometteva uno spettacolo lontano dai nomi roboanti e spesso deludenti.
Invece una palla al piede sarebbe stata meno pesa.
Quel tipo di piagnisteo e di retorica stantìa che indurrebbero il più incallito comunista a buttarsi a destra.

Come vorrei (amarti io)

Pubblicato il 16 febbraio 2018 da antonella landi

Ha i capelli biondi e lunghi che spesso tiene sciolti in Jesus Christ Style ma più spesso ancora lega in una coda bassa e un po’ disordinata; è magro, filiforme, ma con una struttura corporea perfettamente definita; il volto particolare, puntuto e spigoloso eppure di un’inspiegabile armonia; la pelle diafana; il taglio degli occhi morbido e allungato. Parla con una voce bassa e un ritmo calmo che rilassa. E poi le mani. Oh, le mani sono la parte più bella di lui.
Disegna come un artista affermato, scrive come un autore di fama, prende dieci in tutte le materie e suona la chitarra come Jimi Hendrix.
“Come vorrei essere nata nel 2000…” gli dico sospirando, davanti ai suoi compagni.
“Perché?” domanda lui.
“Perché avrei la tua età e potrei corteggiarti da mattina a sera. E ci metterei un impegno tale che alla fine soccomberesti alla mia corte e accetteresti di fidanzarti con me.”

E lui ha detto be’, professoressa, in realtà non dovrebbe nemmeno durare tanta fatica. Che a me è sembrato un complimentone.

Il saggio, il fenomeno e lo zio

Pubblicato il 15 febbraio 2018 da antonella landi

Entra in classe e apparecchia sulla cattedra: due casse, un portatile, una minitastiera, qualche fotocopia.
Ha l’aria timida e sorniona.
Annuncia che faremo insieme un viaggio in compagnia di tre persone.
Scrive i loro nomi alla lavagna.
Arthur Shopenhauer (e Massi), il saggio.
Wolfgang Amadeus Mozart, il fenomeno.
Paul McCartney, lo zio.

Poi rivela chi è quel Massi qualunque in mezzo a nomi così grandi. Un amico di elucubrazioni e di bevute, una presenza costante dentro la sua vita, un compagno di riflessioni e di teorie.
Quindi ci prende per mano e dà inizio al viaggio.
Un brainstorming con le musiche della nostra vita e i cantanti a cui abbiamo regalato il cuore, un brano di Shopenhauer letto da Attrice, la musica unica tra le arti a sopravvivere alla fine del mondo.
Il beneficio psicofisico delle sinfonie di Mozart, gli esperimenti fatti nel mondo nuovissimo per abbassare l’asticella della violenza sociale, la citazione di quel film in cui la musica è terapia contro la balbuzie. La lettura di un articolo dalla voce di sua figlia, che sorride a tutti denti dal suo banco.
E tanto lo sapevo che era lì che voleva scivolare, il beatle Paul, chiamato “zio” dal figlio di John Lennon, Julian, a cui è dedicata Ehi Jude (“prendi una canzone triste e rendila migliore”).
Infine l’empatia. Certe persone ci attraggono (o ci respingono) spontaneamente e senza motivi apparenti. I nostri corpi emanano una musica che non a tutti piace, ma a chi piace, piace moltissimo. E’ così che ci scartiamo o ci scegliamo.
L’ultima canzone nessuno di noi la conosceva. Wanderlust, che tradotto vuole dire incontenibile desiderio di partire, di viaggiare. Due voci diverse e parallele, parole opposte ma incastrate, a sinistra della lavagna una parte, a destra un’altra. Ce le insegna, le ascoltiamo, le proviamo; prima timidi, poi sempre più sicuri, disinvolti, audaci. Cosa ci facciamo a sedere in quei banchini? Ci alziamo e lo raggiungiamo in cattedra, mezzi di qua, mezzi di là: light out wuanderlust head us out captain says there’ll be this ones not a bust for me, in un coro sdoppiato che però combacia.
E, ma solo alla fine, un rinfresco di pizzette, schiacciate, dolci e gingerino rosso.

Grazie al babbo di Nesina per l’incantevole lezione.

Porta un genitore in classe

Pubblicato il 15 febbraio 2018 da antonella landi

Nella mia quinta, classe che ho preso in terza e che ho coltivato come si fa con un giardino che ci sta molto a cuore, ci sono molti alunni i cui genitori svolgono professioni particolari e molto interessanti.
Il babbo e la mamma di Attrice sono entrambi (guarda un po’) attori di teatro.
La mamma di Anarchica è nutrizionista e specialista in tecniche di rilassamento.
Il babbo di Nesina è un compositore musicale.
Il papà di Albo ha un trascorso giovanile da dj radiofonico.
Il padre del Cece è un organizzatore e finanziatore di eventi artistico-culturali.
Quello della Valdarnese è il più grande creatore di spettacoli pirotecnici della Toscana.
Quello di CrestaVerde (o Rossa, o Blu, dipende dalle fasi) allestisce scenografie.
In virtù dei ricevimenti plenari o individuali, io ovviamente li conosco tutti. E mi dispiaceva che non fosse così per tutti i compagni di quella classe interessata a tutto ciò che le si propone. Ma ecco l’ideona.
Invitarli a turno, in una serie di incontri individuati nelle ultime due ore del giovedì, a tenere una lezione speciale sui loro mestieri o sulle loro passioni. Cedere la cattedra a loro. Farmi da parte e lasciare che a parlare, raccontare, chiedere e rispondere siano loro.
Si comincia stamani con un uomo che verrà equipaggiato di casse, strumenti e spartiti a parlarci di musica d’autore.
Friggiamo tutti di curiosità.
Sua figlia è emozionata almeno quanto lui.

Una casa di ricordi

Pubblicato il 15 febbraio 2018 da antonella landi

C’era questa casa di campagna, scavallata la punta di Pratolino e imboccata la strada per Vincigliata, una colonica bellissima, i miei amici di un tempo che fu la presero in affitto per andarci il fine settimana, o d’estate, o quando gli pareva, fatto sta che c’era sempre gente che andava e che veniva, e feste notturne, e bivacchi diurni insieme ai nostri cani tutti distesi sulle coperte messe a terra, e passeggiate casuali per i campi senza recinzioni, e pomeriggi beatamente imbelli a fare il niente più assoluto a parte chiacchierare e raccontarsi e ridere e confidare o leggere in silenzio.
Io ci andavo sempre insieme a Nello e quando si arrivava il Buccino urlava ecco il presocraticooo, perché il mio primo cane pensava di essere un filosofo e si atteggiava a gran ruminante del pensiero. Un giorno però il Pilla mi coinvolse in una girata in due sulla bicicletta, lui a pedalare io di traverso sulla canna, e imboccammo l’asfaltata che portava alla villa padronale, ma Nello di rimanere affacciato al belvedere tutto solo come faceva spesso non volle saperne e ci seguì, sicché all’andata tutto bene perché era in salita e andavamo piano ansimando molto, ma al ritorno fu da sganasciarsi perché noi come due saette sulla bici e Nello a rotta di collo dietro, e per starci al passo si acquattava come fanno le automobili da corsa, tagliava l’aria come fa un rasoio sulla barba del mattino, e latrava perché aveva l’incubo di perdermi.

“Potremmo andare a Viliani a vedere come sta la colonica di allora, contemplare il panorama tutta la mattina e poi pranzare in quell’osteria piccola come una casa dove la signora Lucia cucina come fanno le mamme di famiglia.”
“Sì, volentieri.”

La colonica è in ristrutturazione.
Il panorama intatto.
La signora Lucia una mamma gentile che si dispiace quando non ha posto per te in quell’osteria piccola come una casa.

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Dal Valdarno

Pubblicato il 11 febbraio 2018 da antonella landi

Dal Valdarno arrivano alle tre del pomeriggio. Sono in due e hanno un pacco regalo tra le mani. Bobi li accoglie con un simpatico zig zag di piscio all’ascensore, trattamento d’accoglienza che riserva solo agli ospiti che lo emozionano di più. La sosta in casa è rapidissima, neanche un caffè, la mèta è il parco delle Cascine, il pacco decidiamo che lo apriremo dopo. Il caffè lo prendiamo allo chalet dell’anfiteatro. “Simone, ti presento mio fratello e il mio nipotino”, due macchiatoni, un pacchetto di patatine e via al pratone. Peccato non ci siano né Odilia, né Ares. In compenso però c’è Giotto, da un cespuglio sbuca Pirelli, da un viottolo del boschetto arriva Kira, dalla riva dell’Arno rientra Trudy. Fanno muta, si rincorrono all’impazzata, inseguono il legnetto che a turno si rubano di bocca. Il Frenky, camminando in direzione della fontanella dove ci abbeveriamo tutti i giorni, inventa su due piedi una storia spassosa di cani che mi viene voglia di proporre a una casa editrice. Splende il sole ma tira un vento secco e sembra più freddo di quello che non è. Quando le ombre si fanno lunghe sopra l’erba lasciamo il paradiso dei cani per l’isola dei tesori, il supermercato dedicato agli animali, dove fare scorta di biscotti e croccantini per l’animale che amiamo ai limiti dell’imbarazzo. Già che ci siamo, gli compriamo anche un collarino nuovo da sfoggiare con i suoi amici fighi.
La merenda ha un solo nome, Pugi, e alterna i sapori di pizza margherita appena sfornata, panello caldissimo ripieno di stracchino e salsiccia, schiacciata alla fiorentina e frittelle di riso. A casa apparecchiamo come fosse ora di cena e sono solo le sei. E’ il momento del pacco, regalo di un compleanno festeggiato con lo strascico felice. “Quest’oggetto ti cambierà la vita” dice il Rondine orgoglioso. E’ un altoparlante Sonos, ha ragione. M’insegna a installarlo e usarlo, Frenky e Bobi si addormentano abbracciati sul divano sulle note di un pezzo jazz che -pieno e morbido- aleggia per la casa.

Geni

Pubblicato il 8 febbraio 2018 da antonella landi

“Pirandello nacque a Girgenti, in un locale di nome Kaos” ha scritto Anarchica nella verifica.

Aspettate, c’è dell’altro.

“Un RamaRRo maRRone Ringhiava a un RinoceRonte” ha scritto Cece, dovendo fare un esempio letterario da affiancare alla definizione dell’allitterazione.

Cambio data

Pubblicato il 8 febbraio 2018 da antonella landi

Quando dalla segreteria della scuola hanno comunicato che le date della gita a Berlino non saranno più 5-10 marzo ma 9-14 aprile, ho avuto i seguenti pensieri:
- SIIIIIIIIII’, rimanderò di un mese la separazione dal mio amore.
- Quando mi dovrò separare da lui, potrò lasciarlo ai dog-gay-sitter che a quel punto saranno tornati da Cuba.