Segui la consecutio temporum

Pubblicato il 12 dicembre 2017 da antonella landi

Entro in classe con la chiave della Lim. Chiamo Turchia (il mio piccolo e adorabile alunno di Smirne) ad attivarla. Chiedo a Due Calzini (quella che si sfila sempre le scarpette) di chiudere gli scuri, a Barcellona (la mia alunna con la madre spagnola) di spegnere le luci. Poi alla tastiera digito lorenzobaglionilcongiuntivo.
“Ma cosa si fa?!” chiedono.
“Si fa grammatica come ogni martedì” rispondo.

Adesso il congiuntivo magari lo sbaglieranno ancora. Ma non se lo scorderanno mai più.
E insomma, sì, un pochino me la son tirata. Soprattutto quando hanno chiesto se si poteva riascoltare.

I banditi riabilitati

Pubblicato il 12 dicembre 2017 da antonella landi

“Sai, mentre uscivo da scuola mi ha telefonato il babbo. Ha detto che quella sfuriata di domenica gli è venuta così, spontanea, perché tiene alle sue cose e alla sua casa, e da quando la mamma non c’è più ci tiene ancor di più; che non voleva offenderci; che non intende certo tenere fede a quelle tredici parole pronunciate in un momento di nervoso; che, insomma, figuriamoci se non ci vuol vedere più. Ha aggiunto che tu gli piaci tanto e che vuole molto bene ai cani. Per cui ti comunico che, appena iniziata, la nostra carriera di banditi è già finita.”

Bobi però, da sotto il sombrero, con le zampe appese al cinturone, al caldo sotto il suo poncho, ha risposto che ora ci pensa un po’ e poi gli farà sapere.

In anticipo

Pubblicato il 11 dicembre 2017 da antonella landi

Ricordate il pasticcere mio condòmino che, innamoratissimo di Bobi, qualche giorno fa mi ha annunciato con le lacrime agli occhi che il 18 dicembre anche a lui sarebbe arrivato un cane?
“E’ in anticipo -mi ha detto ieri pomeriggio per le scale- arriva domattina alle 5,30 dal Sud Italia.”

Stamani, quando io e Bobi siamo usciti per i bisognini, mi sono voltata verso il palazzo.
L’appartamento illuminato all’alba non è più soltanto il mio.

Un cane di cristallo

Pubblicato il 11 dicembre 2017 da antonella landi

C’è un momento in cui anche i banditi consumati e più pericolosi hanno un urgente bisogno di ricovero.
Io e il bandito Bobi ieri pomeriggio, subito dopo essere stati cacciati a lungo termine dalla casa paterna, abbiamo sceso una rampa di scale e siamo andati a chiedere asilo alla Vale e alla Gine, mamma e figlia, gentilissime condòmine del Cimbellone.
“Prego, entrate! Prendiamo un caffè?” dice la Vale.
“Non possiamo fermarci, siamo in fuga, giusto un saluto al volo.”
“Ma dai, un caffè almeno.”
“Ok un caffè, ma che sia veloce. Bandito Bobi, psicologicamente provato per l’inatteso affronto subito, potrebbe liberare lo sfintere e inneggiare un canto alla vescica. In quanto a me, l’ingrato genitore mi ha talmente inibita che non riesco a rilassarmi quando porto il cane in case che non siano la mia.”
“Non ti preoccupare e guarda, piuttosto: voglio farti un regalo.”
“Ma è un beagle di Swarovski!”
“Sì! Li colleziono. Ma mi privo volentieri di questo per donarlo a te.”
“Grazie, lo apprezzo tanto, sei molto carina.”

Anche bandito Bobi ha ringraziato.
A modo suo.
Una bella pozza di piscia e, poco più in là in quel magnifico open space, un bel cilindro di merda.

I due banditi

Pubblicato il 11 dicembre 2017 da antonella landi

Ieri Bobi compiva 6 mesi. Mezz’anno. A festeggiare siamo andati a casa del babbo, nel Profondo Veneto, che con la pioggia petulante, le nubi viola, il cielo bianco e l’aria di ghiaccio sembrava ancora più profondo.
Dopo pranzo sono venute a rendere omaggio a Bobi la mia professoressa di Italiano delle medie e sua figlia, entrambe innamorate perse del mio cane, oltre che del loro (Pipino).
Mentre monotematicamente discorrevamo (com’è bello Bobi, com’è straordinario Bobi, com’è bravo Bobi, com’è delizioso Bobi, com’è simpatico Bobi), Bobi è sgusciato sotto il tavolo e (cronck) con i suoi eburnei dentini ha staccato una scheggia delle dimensioni di due unghie dalla gamba del tavolo di sala.
Il babbo ha pronunciato tredici parole, di seguito riportate testualmente.
“TI PROIBISCO DI TORNARE IN QUESTA CASA FINCHE’ NON AVRAI EDUCATO CODESTO CANE”
Lo so, sembra incredibile, eppure ha detto proprio così.

Adesso io e Bobi siamo banditi dalla casa dell’infanzia.
La prossima volta che ci ripaleseremo nel Profondo Veneto (comunque non prima di un quinquennio), nessuno ci riconoscerà perché vestiremo un poncho, un sombrero e una pezzòla intorno alla bocca, porteremo due pistole legate alla cintura e ci chiameremo con due nomi in codice (Luigi Alonzi lui, Carmine Crocco io).

Orme

Pubblicato il 9 dicembre 2017 da antonella landi

Chi poteva sapere che a pochissimi chilometri dalla città si stendesse un lieve manto innevato da pesticciare?
E chi può descrivere l’incredula gioia di Bobi nel metterci le zampe sopra, scivolando sulle parti ghiacciate e correndo con la faccia allegra che gli viene quando scopre qualcosa di nuovo nella sua giovane vita?
A Monte Senario.
Dopo una mattinata a passeggio per i sentieri delle cave di Maiano e un pranzo immorale da Dino all’Olmo.

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Lividi

Pubblicato il 8 dicembre 2017 da antonella landi

Scrivendo alla lavagna, mi scende la manica del golfino e scorgo sull’avambraccio un livido giallo-violaceo.
Affinché non pensino che ho un fidanzato violento che mi picchia, confesso loro che ho un figlio briccone che quando giochiamo mi azzanna senza pietà.

La costola di D’Annunzio

Pubblicato il 5 dicembre 2017 da antonella landi

Io sapevo che le costole possono rompersi sostanzialmente per tre cause: per un colpo ricevuto al torace durante un’attività sportiva dov’è previsto il contatto fisico (in questo senso gli sport più a rischio sono il rugby, il football americano, l’hockey su ghiaccio, il calcio e la pallacanestro). Per un incidente automobilistico. O per un incidente domestico, come una caduta dalle scale o a seguito di uno scivolamento su un terreno accidentato.
“A lei la costola si è rotta a causa della sua tosse violenta e ripetuta.”

E io credevo che il dottore mi prendesse in giro.
Invece è tutto vero.
D’Annunzio, lo sapesse, ci resterebbe di stucco come me.

Ghiandole (post per stomachi forti)

Pubblicato il 5 dicembre 2017 da antonella landi

Io mi ricordo che a Nello, certe volte, gli puzzava il culo in modo strano.
Tipo che era seduto sul divano e cominciava a leccarselo insistentemente, e se anche gli dicevo ovvìa ora basta falla finita tu m’hai bell’e stomacato, lui seguitava tutto concentrato. E in contemporanea proprio da lì prendeva a uscirgli un puzzo strano, non di merda (chiedo scusa), ma un ibrido nauseabondo di escrementi e pesce marcio, una cosa orrenda a respirarsi che faceva rècere.
Rammento che una volta si dedicò all’esecrabile pratica in presenza di tre amici, seduto in mezzo a loro sul divano della Casa del Sorriso. Essi, tentando di non dare nell’occhio, tiravan su col naso e facevano certe facce un po’ schifate. Io, tentando di distrarli, parlavo di tutt’altro.
Ieri sera, con mio grande sgomento, Bobi ha emanato il medesimo puzzo dal medesimo luogo.

“Sono le ghiandole perianali!” dice Miky, la tecnica veterinaria che viene a spasso con me alle Cascine e con cui mi sono confidata.
“Cioè?”
“Sono ghiandole che tutti i cani hanno internamente intorno all’ano e che di tanto in tanto si riempiono di robaccia. Ci sono razze a cui si svuotano naturalmente, altre a cui vanno fatte strizzare. I beagle appartengono al secondo gruppo.”
“E come si fa a strizzargliele?! Io non ci penso nemmeno!”
“Ma infatti non gliele devi strizzare te: devi portarlo dal veterinario.”

Due ore dopo, il dottor Matteo felicissimo, con due dita dentro il buco di Bobi, e il camice tutto schizzato di quel troiaio marrone e puzzolente.
Bobi però ora ha un culino pare un fiore.

SuperSole

Pubblicato il 5 dicembre 2017 da antonella landi

A noi che frequentiamo le Cascine in compagnia dei nostri cani, più della SuperLuna di queste notti, interessa il SuperSole di questi giorni.

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