Desiderata

30 giugno 2017

Momento topico della vita di un insegnante è la compilazione del modulo dei “desiderata”, ossia tutto quello che vorresti ti fosse concesso per l’anno scolastico a venire.
Vuoi entrare alle prime ore, alle ultime, o in quelle di mezzo?
Quale giorno libero gradisci?
Vorresti (almeno) un’aula con la Lim?
E in quali classi preferisci insegnare, biennio o triennio?
Io quest’anno non ho chiesto nulla.
Mi va bene tutto.
Non desidero niente più di tutto ciò che ho.

Seconda prova

23 giugno 2017

“A venticinque anni ho intuito che la luce e l’ombra sono i lati opposti della medesima cosa, che il luogo illuminato dal sole viene sempre raggiunto dall’ombra. Ecco cosa penso ora, a trent’anni: più è profonda la gioia più è intensa la tristezza, più è grande il piacere più acuta è anche la sofferenza. Se si tenta di separarli si perde se stessi. Se si prova a disfarsene crolla il mondo.”

Con queste (verissime) parole di Natsume Soseki si apriva il testo proposto dal Ministero per la seconda prova di maturità, che all’Artistico dura non uno ma tre giorni. Stamani ero di sorveglianza all’indirizzo di Arti Figurative. Ho visto schizzi preliminari e bozzetti pieni di annotazioni; progetti esecutivi e tavole di ambientazione; opere originali affiancate a particolari di suddette opere eseguite in scala con tecnica libera. E mi sono goduta il talento di questi artisti diciottenni, così diversi dalle centinaia di maturandi incontrati finora in tanti anni, così irriverenti di fronte all’etichetta che vorrebbe il candidato in camicia, così liberi nel loro aspetto stropicciato.

Ora chiudo la valigia e parto per una festa di compleanno lunga tre giorni.

Versicoli quasi ecologici

21 giugno 2017

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: “Come
potrebbe tornare a esser bella,
scomparso l’uomo, la terra.”

La poesia di Giorgio Caproni, proposta stamani alla maturità per l’analisi del testo, era talmente bella che, anziché stare a fare sorveglianza in una classe quinta del mio liceo, mi sarei seduta a un banco e mi sarei fatta dare un foglio protocollo.

Senza peli

16 giugno 2017

“Sei stato nominato per la maturità?”
“No, tu?”
“Nemmeno io. E ti dirò che mi sento un po’ in colpa.”
“Con chi?!”
“Con chi mi dice che sono una privilegiata a fare questo lavoro e ad avere tutte queste vacanze.”
“A chi ti dice questo sai cosa devi chiedere?”
“No, cosa?”
Tu, negli anni in cui io mi facevo un culo così a studiare al liceo e all’università, cosa facevi? Prova, vedrai che poi non ti diranno più nulla.”

Amo il mio collega senza peli sulla lingua.

Loro lo fanno da anni.
Appena finisce la scuola, nel giorno in cui si svolgono gli scrutini della succursale e i docenti della sede hanno un giorno di totale libertà da inserimento voti, medie, conteggio delle assenze, promozioni e bocciature, fissano al solito posto. Un agriturismo da favola nelle colline di San Gimignano. Per un giorno intero da spendere tra cibi biologici, vini freschissimi, piscina privata, chiacchiere disimpegnate e tante risate.
Si tratta di un appuntamento carbonaro, segretissimo, a cui solo una cerchia altamente selezionata viene invitata a partecipare.
Quest’anno eravamo una ventina.
Siamo stati così bene che, contravvenendo all’abitudine consolidata, ci si torna a breve.

Immatura

12 giugno 2017

“Maledizione, sono stato mandato all’Artistico di Empoli!”
“Io al Tecnico di Castelfiorentino!”
“Io a Firenze, ma in un liceo terribile!”

Io, per la prima volta dopo anni, non sono stata nominata per gli esami di maturità.
La mia estate da immatura felice inizia oggi.
Finirà il 1 settembre.

Il cerchio

9 giugno 2017

Organizzano un pranzo di classe. Portano dolci e salati, pane e schiacciata, bibite e patatine, tovaglia e tovaglioli.
Ma prima che si trasformino in un esercito di cavallette, gli faccio addossare i banchi al muro, le sedie in mezzo all’aula in cerchio, tutti seduti a guardarci negli occhi.
“Che è sta roba?!”
Sta roba è una seduta psicoanalitica, una riunione di autoanalisi, l’appuntamento col bilancio finale, il tentativo di tirare le somme.
“Butterò là delle domande. Risponderà chi vuole.”

Meglio l’anno scorso in terza o quest’anno in quarta?
Siete stati più felici l’anno scorso o quest’anno?
Quali argomenti vi sono piaciuti di più?
Avete qualcosa che non vi siete mai detti e che vorreste dirvi?
Volete chiedere scusa a qualcuno?
Volete dire grazie a qualcuno?
Avete dei propositi per la quinta che inizierà a settembre?
Vorreste cambiare qualcosa di questa classe?
Quanti gruppi ci sono in questo gruppo?
Vorreste farmi delle critiche o darmi dei consigli per lezioni future migliori?

Dopo ero così appagata di parole, che non ho mangiato quasi nulla.
Loro invece hanno spolverato tutto.

Aggettivi possessivi

17 maggio 2017

Per una forma di masochismo eroico-adolescenziale, durante la lezione s’infila la mina del lapis dentro una vescica della mano. Il suo piano segreto è farla scoppiare e asciugare l’acquiccia interna alla maglietta di qualcuno.
“Smettila! Mi fai orrore!” gli squittisce sottovoce la compagna.
“Fatti i cazzi tua” replica lui sempre sottovoce, adottando il tipico errore toscano che sostituisce tua a tuoi.

Io lo sento e lo butto fuori, più per l’errore che per la parolaccia.
Insieme all’educazione, magari impara anche la grammatica.

Suggerimenti

17 maggio 2017

Alla verifica di Storia, Cece non ricorda una parola che gli sarebbe necessaria per rispondere a una domanda.
I compagni gli suggeriscono di scrivere in concomitanza, che ci sta sempre bene.

Parolone

17 maggio 2017

Da quando ha imparato che ci cale significa ci importa, ha deciso che questo verbo andrà a sommarsi alle altre parole che lui reputa altisonanti e perciò preziose, da usare in occasioni speciali.
“E quali sarebbero codeste parole?”
“Eh, profe, parolone.”
“Tipo?”

Si scopre così che per il Cece in concomitanza, pathos e utopia sono parolone con cui darsi arie da erudito.