Segui la consecutio temporum

12 dicembre 2017

Entro in classe con la chiave della Lim. Chiamo Turchia (il mio piccolo e adorabile alunno di Smirne) ad attivarla. Chiedo a Due Calzini (quella che si sfila sempre le scarpette) di chiudere gli scuri, a Barcellona (la mia alunna con la madre spagnola) di spegnere le luci. Poi alla tastiera digito lorenzobaglionilcongiuntivo.
“Ma cosa si fa?!” chiedono.
“Si fa grammatica come ogni martedì” rispondo.

Adesso il congiuntivo magari lo sbaglieranno ancora. Ma non se lo scorderanno mai più.
E insomma, sì, un pochino me la son tirata. Soprattutto quando hanno chiesto se si poteva riascoltare.

Lividi

8 dicembre 2017

Scrivendo alla lavagna, mi scende la manica del golfino e scorgo sull’avambraccio un livido giallo-violaceo.
Affinché non pensino che ho un fidanzato violento che mi picchia, confesso loro che ho un figlio briccone che quando giochiamo mi azzanna senza pietà.

Caro Fabio

5 dicembre 2017

In prima, come primo testo di narrativa assegnato in lettura domestica, ho dato Esche vive di Fabio Genovesi, un libro che ai tempi in cui lo lessi mi fece innamorare dell’autore.
E come verifica non ho dato una tediosa scheda, né ho fatto fare il solito compitino, ma mi sono impegnata per imbastire un’attività originale, sensitiva e coinvolgente che conquistasse tutta la classe.
Una delle fasi di suddetta verifica chiedeva di scrivere una letterina a Genovesi stesso, che iniziasse in questo modo: Caro Fabio ti scrivo per dirti che…

-Caro Fabio ti scrivo per dirti che Esche vive è il libro più brutto che io abbia letto in vita mia.
-Caro Fabio ti scrivo per dirti che io non sopporto le parolacce dentro i libri.
-Caro Fabio ti scrivo per dirti che tu scrivi anche benino, però la storia non è niente di che.
-Caro Fabio ti scrivo per dirti che i tuoi personaggi non sono credibili.
-Caro Fabio ti scrivo per dirti che questo finale aperto mi ha lasciato con un nervoso addosso.
-Caro Fabio ti scrivo per dirti che a me piacciono i gialli, per cui niente.
-Caro Fabio ti scrivo per dirti che a me piacciono gli horror e qui non ci si impaurisce mai.
-Caro Fabio ti scrivo per dirti che a me piacciono i fantasy e qui è tutto maledettamente vero.
-Caro Fabio ti scrivo per dirti che il tuo romanzo non mi ha coinvolto per nulla, ma proprio per nulla.

Chissà contento Fabio.

Pensando al Carnevale

5 dicembre 2017

“Ragazzi, ragazze. Quest’anno per la festa di Carnevale qui all’Artistico dobbiamo spopolare. Pretendo di vincere con voi, dopo i nostri tre anni insieme, il primo premio nel concorso la maschera più bella. Ho già un’idea di classe. Di classe nel senso non di classe cioè elegante, ma di classe cioè che ci coinvolga tutti e che trovi un ruolo per ciascuno. Ecco: io vorrei che ci mascherassimo da ***” (non sono mica fessa che lo scrivo e magari ci copiano l’idea, n.d.r.)
“Ah, sì, carina…” dicono le ragazze.
“Cosa sarebbe questo tiepidume?! E’ un’idea strepitosa!”
“Sì, bella, però… noi… in verità… avevamo già deciso per un’altra cosa…”
“E sarebbe?”
“Noi… ecco… volevamo vestirci tutte… da professoressa Landi.”

Ancora non ho capito se lo devo prendere come un complimento o (più probabile) un oltraggio.

Un altro Ulisse

4 dicembre 2017

Una bellissima Penelope con i dred tesse la tela in un angolo del palco.
Un Ulisse differente cerca asilo in una terra a forma di stivale di cui ha sentito parlare tanto bene.
Un Polifemo moderno dà il proprio nome a un canale televisivo che, con un occhio solo, sorveglia e governa i telespettatori.

S’intitola Ulisse lo spettacolo teatrale portato in scena dai detenuti del Carcere di Sollicciano.
Tutti dovrebbero vederlo.
Noi lo abbiamo fatto stamattina: l’aria frizzava come i nostri cuori, perché nessuno esce indenne da quei muri.

Il congiuntivo

1 dicembre 2017

Lorenzo Baglioni io lo conoscevo come spalla comica di Alessandro Riccio.
Bravissimo e buffo come il suo collega, oltre a recitare canta molto bene.
Poi in Rete ho trovato questo (clicca qui).
La prossima volta che faccio grammatica in prima lo proietto sulla Lim come apertura di lezione.

La scatolina

16 novembre 2017

Prima di cominciare la lezione in quinta, estraggo dalla borsa una scatolina celeste.
“Cos’è?!”
“Una scatolina. Posso mostrarne il contenuto solo a chi possiede un cane.”
“Perché?!”
“Perché chi non ce l’ha potrebbe considerarmi pazza.”

Mi ha considerata pazza anche chi ce l’ha.
Era la scatolina coi sei dentini da latte di Bobi conservati tra il cotone idrofilo.

Passione

16 novembre 2017

“Professoressa! Ha un graffio lungo il collo! Cosa le è successo?”

Il giovedì entro alle 11: io e Bobi abbiamo la sveglia biologica puntata sulle 8, amoreggiamo nel lettone fino alle 9 tra abbracci, slinguazzate, nascondigli sotto il piumone, agguati, scazzottate, risate, sospiri, solletico, carezze.
La passione a volte è tale che ci scappa il ferito, quasi sempre io.

Nome da cani

16 novembre 2017

“La mamma di Niccolò Machiavelli si chiamava Bartolomea Nelli, suo padre si chiamava Bernardo, le sue due sorelle Margherita e Primavera, suo fratello Totto.”

Tutta questa manfrina per dire che totto qui da noi vuol dire cane.

L’uomo della folla

15 novembre 2017

“Non a tutti è dato di godere di un bagno di moltitudine: godere della folla è un’arte.”
Scriveva così, ne Lo spleen di Parigi, Charles Baudelaire.
Dalla metà dell’Ottocento in poi, insieme alla modernità e alla nuova realtà urbana irrompe sulla scena della letteratura, e poco più tardi dell’arte, la folla, la massa cittadina con il suo movimento tumultuoso e incessante.
Nel 1840 lo scrittore americano Edgar Allan Poe pubblica una delle più antiche versioni del tema con il racconto L’uomo della folla, The man of the crowd, ambientato in una Londra brulicante di un’umanità inquieta.
Noi lo abbiamo letto in classe.
Come compito per casa ho dato la seguente consegna: “Sul modello del brano di Poe, tuffati nella folla cittadina, individua un soggetto per te interessante e seguilo. Seguendolo, cerca di cogliere ogni particolare del suo modo di deambulare, delle sue espressioni, del suo linguaggio corporeo. Poi scrivi tutto.”

Invito i colleghi di Italiano che hanno una quinta superiore ad assegnare lo stesso lavoro.
Leggeranno cose inimmaginabili, strepitose, bellissime.