Chi c’era?

16 agosto 2017

C’erano tutti gli amici di mio cugino, c’era sua moglie che fa dell’accoglienza un’arte, c’erano due coppie di francesi che alloggiano nel granaio che mio cugino ha fatto restaurare e che d’estate dà in affitto, c’era Gibo il fuochista di fiducia addetto al barbecue, c’era il mio babbo, c’era una coppia di napoletani con la canina Dara che avevo conosciuto l’anno scorso e che non avevo mai dimenticato perché la sua storia di adozione mi aveva strappato il cuore con le mani, c’era Giampi insuperabile narratore di barzellette assurde e anima di ogni festa, c’era tanta roba da mangiare e tutta buona, c’era questa casa bella anche se malconcia, bella anche se scortecciata e sgarrupata, bella proprio per questo, c’era lì poco distante la tomba del mio cane Nello dove non manco di pellegrinare quando capito da quelle parti. E c’era Vanda, che si è goduta tutto questo, nel fresco collinare del Valdarno, nella cornice di cipressi alti e affusolati, sopra la valle di tutti i miei ricordi di bambina e di ragazza.

Andar per mucche

10 agosto 2017

Se la meta è andar per mucche, basta andar per merde, e anche le mucche arriveranno, ruminanti, pacifiche, contemplative, profumate.

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A tremila metri

8 agosto 2017

A tremila metri l’aria si fa rarefatta, la testa gira, il naso frizza, le orecchie dei cani volano, le giacche a vento si sprecano, le temperature s’inabissano. Le pance si svuotano per il plus-lavoro a cui sono sottoposti i corpi. Infatti a pranzo ci vogliono i pizzoccheri alla valtellinese che mi ricordano la mamma quando la zia Annetta glieli insegnò ed erano una bomba ipercalorica magnifica come quelli spolverati oggi slurp. Questa montagna si fa sempre più interessante.

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Per tredici chilometri

7 agosto 2017

La sveglia biologica, una colazione abbondante e naturale, la partenza, la salita, la spianata, i panorami, la discesa, il ponte di legno, il fiume guadato per tre volte a piedi scalzi, l’acqua gelida rigenerante, l’abbaio dei cani, la sosta sull’erba, la cioccolata a quadrettoni, gli autoscatti cercando di non ridere, gli incontri e i saluti, il cartello con la scritta Parco Naturale dello Stelvio, il lago, il rifugio, la polenta taragna con i funghi porcini, le caprette e gli asinelli, i cavalli, lo yogurt della latteria con i frutti di bosco freschi.
Ma bellina sai questa montagna.

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La prima volta

6 agosto 2017

Fatta eccezione per quando ero bambina e i miei mi portavano a Courmayeur, le mie vacanze sono state per lo più marine. Elba, Ischia, Calabria, Maremma, Thailandia, una vita con il culo a mollo.
“Se provi la montagna, non la lascerai mai più. Vieni con noi a Livigno, non te ne pentirai.”
E insomma eccoci qua.

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Fin

5 agosto 2017

Sono rimasti a parlare un po’ a lato di questa fontana, di tanto in tanto sfiorandosi una mano, facendosi un sorriso. C’era un’aria particolarmente aprica intorno a loro. L’acqua zampillava. Solo alla fine si sono dati un bacio.
Chiudo con questa immagine il racconto di Madrid, luminosa e calda come il sentimento che la anima.

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Entrevista de trabajo

5 agosto 2017

“Grazie di avermi ricevuta.”
“È un piacere, prego, si accomodi.”
“Come le ho scritto nella mail, sono insegnante di Lettere presso un liceo artico di Firenze e vorrei fare un’esperienza di lavoro qui a Madrid.”
“Ho visionato il curriculum che ha allegato e l’ho trovato molto interessante, soprattutto nella parte relativa alle esperienze maturate con gli studenti stranieri.”
“Ho in mente corsi monografici sulla cultura italiana da tenere in lingua, pensa che vi potrebbero interessare?”
“Volentieri, ma lei come è messa con la conoscenza dello spagnolo?”
“Non vado molto oltre disculpe, che è la mia parola preferita.”
“Ma le interesserebbe trattenersi qui a Madrid e iniziare dall’autunno?”
“No, ci mancherebbe, a settembre devo assolutamente essere in Italia per portare in quinta la mia adorata quarta H. Abbiamo fatto un patto e lo manterrò.”
“Allora si prenda questo anno per studiare la nostra lingua, poi farà un esame e potrà lavorare insieme a noi. Saremo felici di accoglierla nel nostro Istituto.”

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El Rastro

5 agosto 2017

Rastro vuol dire traccia, scia. Di sangue, nella fattispecie. Perché una volta in questa area venivano trasportate carcasse di bovini dai vicini mattatoi a rifornire le concerie che qui pullulavano.
Oggi Rastro vuol dire solo mercato, bancarelle, colori e un vocìo che nel quartiere Sanità in confronto sono tutti afoni.
Il Rastro c’è solo la domenica mattina e alle due sbaracca, chiude tutto, si va via, arrivederci e grazie. Ma fino a quell’ora ci si diverte da impazzire a contrattare sulla mercanzia e a tirare il prezzo, se prendo tre ventagli quanto me li metti? Me ne son comprati sette, tutti decorati e incisi a mano, uno con una poesia spagnola scritta a pennello sulla seta, non vedo l’ora di avere una caldana.

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Thyssen-Bornemisza

5 agosto 2017

Il nome è impronunciabile, ma tu vacci lo stesso. È una collezione d’arte unica e privata messa insieme da un barone e dalla sua quinta moglie, a cui egli trasmise la passione per la pittura di tutti i tempi e di ogni stile. Questi due pazzi furiosi non si sa quanta roba si misero a comprare. Ora tutta quella roba è visibile in un unico luogo raccolto e non dispersivo come i grandi musei, un pomeriggio con la dovuta calma te lo godi tutto, e ci trovi dall’arte sacra a questa sotto che si fa la doccia.

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Buen retiro

5 agosto 2017

Hai camminato più di un lupo, sei stanca morta, hai gli occhi pieni di quadri, di gente, di bellezza? Cammina ancora ed entra nel Parco del buen retiro. Presente le Cascine? Nulla, un orto familiare. Il Buen retiro è un bosco dentro la città, talmente esteso che ti ci puoi anche perdere, talmente ben tenuto da sembrare un giardino immenso curato da un proprietario con la fissa botanica. Al palazzo di cristallo puoi quasi mettere i piedi dentro l’acqua del laghetto, germani e tartarughe ti verranno incontro. Sotto alberi altissimi puoi pennichellare. Se trovi una festa con musica dal vivo puoi imbucarti e sarai la benvenuta.

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