Se io m’intervistassi

8 ottobre 2010

Nella nota biografica contenuta all’interno del suo ultimo libro c’è scritto: “Sulle pagine fiorentine del Corriere della Sera firma una rubrica dedicata alla scuola e aggiorna quotidianamente il blog contenuto nel suo sito”.
Sì, e allora?
E allora la seconda è una fandonia: sono tre giorni buoni che non si legge una parola fresca di pubblicazione in questo blog.
Ho avuto un po’ da fare.
Cosa, esattamente?
Le lezioni a scuola, prima di tutto (ho memorizzato altri dieci nomi cinesi e ho cominciato a interrogare a grammatica; Hu Liyng s’infrena a dire terza persona plurale e dice telza pelzona prulare; Xin Xin invece sa ridire tutto l’indicativo alla perfezione; le ragazze ridono perché al momento interrogo soltanto i maschi per educarli alla cavalleria).
Noto che è andata un po’ in fissa con codesti cinesi: non ragiona altro che di loro. E comunque dopo le lezioni a scuola restano i pomeriggi, durante i quali i professori, notoriamente, non combinano un beneamato tubo.
No, infatti: lunedì riunione del dipartimento di Italiano, martedì correzione protratta alla notte dei primi temi svolti in tre delle quattro classi, mercoledì convegno in Palazzo Medici Riccardi su scuola e studenti stranieri. Ieri giorno libero, ma intervista con Geraldina Fiechter e con un’autrice di Rai Tre. Oggi…
Un’autrice di Rai Tre?! Non mi andrà mica in televisione?!
Sì, come testimonia e conferma l’eruzione cutanea comparsa di recente sul mio viso.
Ma infatti: a lei la televisione comporta malesseri psico-fisici diffusi, su cui primeggia lo scioglimento istantaneo del bagaglio fecale, o ricordo male?
Ricorda benissimo.
E quindi?
E quindi tocca andare, e zitta.
E cosa andrà a fare, esattamente?
A lottare contro l’assai elevata probabilità di dire, per una congenita scarsa predisposizione a interagire con la scatola parlante, banalità miste a fesserie.
In relazione al suo ultimo libro appena uscito?
Proprio lui, quello con la copertina verde ardesia e il titolo scritto con il gesso.
Ecco, a proposito della copertina, ma lei lo sa che lascia sulle mani un fastidioso senso di polvere gessosa?
E’ voluto.
E lo sa che lascia addosso un ancor più fastidioso senso di frustrazione mista a nervosismo?
E’ voluto.
E lo sa che ci sono altissime possibilità che lei entri in un giro di schiaffi?
E’ voluto, ehm, cioè, voglio dire: non vedo perché.
Perché lei ha osato scrivere un libro contro i genitori.
Ho scritto un libro contro un certo tipo di genitori.
Non importa: il genitore in quanto tale digerisce la critica a fatica.
Si stupirebbe (come me) di quanti genitori in realtà mi diano ragione. E comunque a ogni critica si può replicare.
E’ per questo che ha aperto un forum sull’home page del suo sito in cui chi desideri farlo può lasciare un parere, un’opinione, un commento?
Proprio per questo.
Ma se lei dentro quel forum non c’ha ancora messo piede!
Ho avuto un po’ da fare, come le dicevo. E poi, dopo due anni di ostinato e salvifico solipsismo, mi sento un po’ arrugginita in termini di interazione internettiana gestita in tempi reali. Piano piano però conto di sbloccarmi. E martedì 26 ottobre dalle 14,30 interverrò per un’ora in diretta sulla chat del sito del settimanale “Donna Moderna” mettendomi a disposizione di chi vorrà dirmi o chiedermi qualcosa.
Incontrerà anche fisicamente i lettori o si limiterà a dialogare con loro solo via schermo?
Incontrerò i lettori e non vedo l’ora: prossimamente andrò in Calabria a presentare il volume in due librerie. Sono emozionata perché a dialogare con me ci sarà una carissima amica di rete che conosco virtualmente da cinque anni ma che non ho mai incontrato dal vivo.
Non si starà riferendo a Catepol!
Proprio lei, ma la prego: la chiami ChateLol, come la chiamavamo (eheheh!) ai tempi del blog da cui è iniziata anche l’avventura editoriale.
Come le è venuta questa idea?
Mi piacerebbe girare per le librerie d’Italia e organizzare incontri moderati proprio da quelle persone che mi furono molto vicine negli anni del blog “Profe, mi giustifico!” o con lettori o lettrici che avrebbero piacere di farlo. A Ferrara per esempio c’è un’universitaria che si sta muovendo in questo senso, interessata al tema della genitorialità. A Bologna la carissima collega divenuta una specie di sorella a distanza. E poi sogno di tornare a Bergamo e farmi intervistare da qualche mio ex studente di dieci anni fa o da qualche collega a cui sono rimasta profondamente affezionata.
E con la scuola come fa?
La scuola ha la priorità su tutto, soprattutto questa nuova incredibile scuola dove insegno. Ma lo sa che Xiao Dong, Yang Cheng e la terribile Fang Fang mi hanno insegnato a dire vaffanculo?
Grazie, buonasera.

Quando ero bambina, ero agitata e ingestibile: un vero terremoto. Mia madre, per riuscire a governarmi, comprò un guinzaglio e me lo applicò.

L’ha scritto un’alunna nel suo tema di presentazione.
Peccato che il libro sia già (e proprio da oggi) in libreria: ad averlo saputo per tempo, ci avrei tirato fuori un capitolo di tutto rispetto.

Domenica di carta

3 ottobre 2010

L’hanno proprio chiamata così: domenica di carta.
E l’hanno fatto perché oggi, qui, a Firenze (ma anche in molte altre città d’Italia), le biblioteche e gli archivi sono rimasti aperti e gratuitamente hanno fatto entrare i visitatori per raccontare loro curiosità e segreti.

Noi, verso le dieci, ci siamo accodati alla dottoressa Francesca Klein e siamo partiti per l’esplorazione di quella mastodontica eppur plastica costruzione che fa da Archivio di Stato, ma anche da involontario spartitraffico, poco prima di piazza Beccaria.

La prima volta c’ero entrata ai tempi delle mie ricerche su Lorenzo Viani. Vi cercavo materiale inedito, che trovai invece a Viareggio. Ma mi ricordavo bene dell’atmosfera ombrosa, delle luci basse, dei silenzi innaturali di questo luogo misterioso, appollaiato al crocevia di strade ammorbate da automobili perenni.

All’epoca, concentrata su un passato recente, non m’ero preoccupata di risalire indietro, assai più indietro nel tempo.

Oggi invece, mescolata a un gruppo esiguo di vecchi professori appoggiati alla giannetta, ho respirato il profumo della carta antica scritta di pugno da Niccolò Machiavelli e da Dante Alighieri.

Quest’ultimo, come riportano i Libri Fabarum (ossia i Libri delle Fave, poiché con fave bianche e nere si votava all’epoca per questa o quella decisione), si espresse con un esplicito “nihil fiat” (“non se ne faccia di niente”) a proposito dell’eventualità di inviare al Papa un aiuto militare.

Altro che fava: fece ma bene.

Com’è andata oggi?

2 ottobre 2010

“Com’è andata oggi?”

“Benone! Ma lo sai?.. In questa nuova scuola c’è un clima inconsueto, un’atmosfera stranamente piacevole. Il problema disciplinare non esiste, i ragazzi si comportano bene, in classe e al cambio dell’ora, perfino all’intervallo, nessuno urla, nessuno si rincorre, nessuno va mai richiamato in malo modo. La percentuale multietnica è così elevata che sembra di stare in mezzo al mondo, ti volti e vedi la Cina, guardi avanti e incontri il Marocco, torni indietro e t’imbatti nel Perù, giri l’angolo e t’incroci con la Romania, sali al primo piano e sei nelle Filippine. I colleghi appaiono rilassati, sereni. In tanti (pensa!), tantissimi, praticamente tutti, salutano e sorridono. Con alcuni mi fermo spesso a parlare, in sala professori ci suggeriamo libri da leggere, ci proponiamo di lavorare insieme a iniziative culturali destinate agli studenti, da casa ci scriviamo mail che mescolano questioni di lavoro con fatti personali. Ma poi (senti questa!) stamani andando in classe sono passata davanti a un’aula, c’era la porta aperta, la collega da dentro mi ha vista, ha sorriso, ha salutato affettuosa ed è perfino uscita un attimo nel corridoio a darmi un abbraccio e un bacio. Insomma, sembra di essere… sembra di essere…”

“Sembra di essere a scuola. Se la scuola fosse come dovrebbe essere.”

In effetti.

Vertigine anagrafica

2 ottobre 2010

“Oggi vi insegno a impostare e redigere una tesina. Ritengo che sia assolutamente necessario che voi lo sappiate fare, anche in vista dell’esame di terza e nella prospettiva di quello di maturità. Io di fatto lo imparai all’università, quando, finiti gli esami, cominciai a lavorare alla tesi di laurea e decisi che avrei fatto tutto da sola, anche il lavoro di battitura. Non possedevo il computer, così me ne feci prestare uno da un amico, che venne a istallarmi in casa un catafalco preistorico, all’epoca ultramoderno. Era il 1991 e…”

“Il 1991? L’anno in cui siamo nati noi!”

Cioè. Fatemi capire.
Mentre io scrivevo la tesi e mi laureavo, loro mettevano la testa fuori da un orifizio buio, lanciavano al mondo il primo vagito, si alimentavano attaccati a un capezzolo e si facevano cacca e piscia addosso.

Era dai tempi di quel giro sulle montagne russe all’Eur di Roma che non provavo un senso di vertigine altrettanto intenso, impotente e doloroso.

Esco di casa e la vedo.

Tricheca spiaggiata sul marciapiede, i capelli unti appiccicati al faccione da malata, le gambe distese e larghe sull’asfalto, il vestito arrampicato sulle cosce sfatte e sforacchiate dalla cellulite.
Una vita intera pigiata dentro tre buste di plastica del supermercato.
Una casa a forma di carrello per la spesa trascinato per le strade.

“SIGNORINA!” mi urla.

Fingo di non sentire quella voce impastata, fingo che quella bocca senza denti non stia dicendo a me, fingo di non rendermi conto che a quell’ora, per la strada, non ci siamo che io e lei, tutti gli altri sono a pranzo dentro cucine arredate dove pastasciutte al pomodoro liberano aromi e vapori, fingo di non ricordarmi che io sono per la strada perché a scuola ho fatto l’ultim’ora e lei c’è perché una casa non ce l’ha.

“SIGNORINA!”

E lo so, sono un’ignava, ma questa donna sgraziata e abbrutita dalla malasorte mi fa un po’ paura. E lo so, sono una vigliacca, ma un po’ mi vergogno a risponderle “Sì?”. E se m’attacca il discorso, e se mi fa le domande, e se mi chiede un favore? E se non mi riesce più spiccicarla, e se si rizza sulle gambe elefantiache e m’insegue, e se fa solo finta di essere il pachiderma che è e in realtà è una gazzella?

“SIGNORINA!”

“Sì?..”

“SIGNORINA… ASCOLTI… MA LO SA?.. L’E’ UN MESE… CHE ‘UN VO DI CORPO!”

Incredibile come da una dichiarazione apparentemente innocua come questa possa generarsi una conversazione di tutto rispetto.