Messaggio di servizio

29 aprile 2011

Desidero avvertire gli studenti del triennio dell’Istituto Superiore “Galli” di Bergamo (che incontrerò domattina per parlare con loro del “Piacere della scrittura”), gli ex studenti dell’Itis “Majorana” di Seriate (con cui mi rivedrò domani sera a cena dopo la bellezza di quindici anni), le mie amiche “sciure” della Val Brembana (con cui pranzerò domenica 1° maggio) e i miei studenti dell’Istituto “Sassetti-Peruzzi” di Firenze (che rivedrò lunedì mattina alle otto in punto per la ripresa regolare delle nostre lezioni) che la mostruosità labiale con cui mi paleserò al loro cospetto non è da attribuire a un intervento mal riuscito di chirurgia estetica a base di botox scaduto, bensì a un herpes a sette (SETTE) punte che mi si è materializzato in bocca nei giorni immediatamente post-pasquali le cui cause a detta del medico sarebbero da ricondurre a uno stato conclamato di spossatezza psico-fisica sempre più difficilmente trascurabile.

Detto questo, prometto a tutti di fare del mio meglio per non deludere le aspettative. E per rendermi esteticamente presentabile.

Hanno un volto e un nome

27 aprile 2011

Hanno un volto, un nome, e un video (necessariamente diviso in due parti visto che supera i 15 minuti massimi previsti dalla piattaforma) che gira su youtube, i simpaticissimi ragazzi cinesi della mia classe cosiddetta monoetnica. E’ il lavoro finale che tutti insieme abbiamo presentato alla giuria del progetto-concorso bandito dal CTS Ambiente “Andare a quel Paese”.
Lo condivido volentieri con chi passa di qua.

I PARTE

II PARTE

Buon rientro!

27 aprile 2011

Continuo a ricevere affettuosi sms monotematici che mi augurano un buon rientro in aula.

I casi non possono essere che due: o la mia scuola è l’unica in Italia a riaprire i battenti lunedì 2 maggio, o io mi sono sbagliata a segnare i giorni di vacanza sulla moleskine.

Chi ne perpetra la strage in occasione della Pasqua, confessa che il pianto degli agnelli -strappati alle loro mamme e allontanati dai prati che coincidono per loro con un parco giochi delle meraviglie- è in tutto e per tutto identico a quello straziante dei bambini.

Leonardo da Vinci scrisse: “Verrà un tempo in cui considereremo l’uccisione di un animale con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo”.

Alla luce di tutto questo, un leggero brunch festivo nel regno della mozzarella campana, accompagnata da saporite verdure di stagione, ci è parsa la scelta meno disumana.

(Obìka -mozzarella bar-, Palazzo Tornabuoni, via dei Tornabuoni, Firenze.

Locale splendido, cibo squisito, servizio femminile eccellente, clientela varia e graziosa)

Benvenuti in Paradiso

21 aprile 2011

Nell’ultimo giorno di scuola prima dell’inizio di qualsiasi vacanza, si sa, il clima è sempre più disinvolto e disimpegnato. Abbandonati sopra il banco libri e quaderni, largo alla chiacchiera libera intorno alla cattedra.

“Ma insomma le scuole in Cina come sono? Raccontatemi qualcosa.”
“In Cina classi anche di qualanta, cinquanta studenti, non così pochi come noi.”
“Accidenti, pochi?! Siamo in trenta! La prima volta che vi ho visti a settembre siete stati un incubo per me. E come fate a stare in quaranta o cinquanta in una classe? Chissà che confusione.”
“Niente confusione plofe, insegnanti in Cina seveli, sevelissimi, lolo entlano, tutti studenti in piedi, comincia la lezione, tutti silenzio assoluto. Plimo che palla, in piedi contro mulo per una, due, anche tle ole.”
“Ma cosa dite?! Davvero?”
“Velo velo. Chi non fa compiti, lungo bastone folte folte sulle mani, così, gualda… tonf! tonf!”
“Non ci credo, mi prendete in giro?”
“Macché gilo, plofe, tutto velo. Io elementali battevo forte sulla mano plima di maestlo, così poi abituato al dolole.”
“Oddio che strazio, davvero ti piacchiavano quando eri alle elementari?”
“Celto! E tutti blavi a scuola, massimo voto cento, chi plende novantasette, novantasei blutta figula, velgogna pel tutti. Nessuno pallare, tutti ascoltale e sclivele, sclivele, sclivele semple, copiale pagine e pagine di sclittula. Semple silenzio, mai pallare.”
“E allora perché qui parlate sempre così tanto volentieri, e ridete, e intervenite, e volete che a narrativa vi faccia il mimo e le voci buffe, che quando vi racconto i miti greci e mi arrampico sul tavolo per fare il Minotauro o vi passo tra i banchi a zig zag per farvi il labirinto di Dedalo o mi metto a quattro zampe per mimare il cavallo ligneo di Ulisse o m’inginocchio davanti a Ade e Persefone come se fossi Orfeo voi ve la godete come se foste a teatro?!”
“Pelché qui in Italia plofe… Paladiso!!!”

Voi fatemi tornare dalle vacanze di Pasqua, poi a farvi sperimentare un po’ d’Infelno ci penso io.

Patria natale

20 aprile 2011

Qualcuno dice Zante. Qualcun altro Zacinto.
Però nessuno mi aveva mai risposto che Niccolò Ugo Foscolo è nato a Zanzibar.

Con questa chicca dichiaro ufficialmente aperte le vacanze pasquali.

Ero più che ispirata. Ero illuminata dalla fiaccola della cultura classica.
Nell’ora di epica greca, la quinta della mattinata, raccontavo le imprese immortali di quella vecchia volpe di Ulisse, della sua idea geniale di costruire un cavallo di legno dentro cui nascondere i più valorosi soldati greci affinché dessero la lezione finale ai troiani. Mi dilungavo su dettagli solo apparentemente marginali, creavo pause narrative consapevoli alternando silenzi a parole, facevo vocine, vocione, vociacce, per rendere vero, attuale, e quindi eterno, uno dei capitoli più fascinosi in cui la storia si mescola alla fantasia.

“E quando meno se l’aspettavano, i troiani trovarono sulla spiaggia un immenso cavallo ligneo che vollero interpretare come un omaggio, come il simbolo della resa nemica. Se ne sono andati!, pensarono. Abbiamo vinto!, esultarono. E afferrandolo per le lunghe corde trascinarono dentro le mura della sfortunata città la dimostrazione di quanto l’astuzia mentale conti più della forza muscolare. Quindi dichiararono aperti i festeggiamenti più beceri, si abbandonarono ai bagordi meno dignitosi, e bevvero, bevvero, bevvero tutto quello che c’era da bere. Ballarono, cantarono, si esaltarono, si consumarono nell’allegria fino ad annientarsi nell’oblio dell’ebbrezza panica. Infine, si assopirono. Caddero addormentati secchi lungo i bordi delle strade, si sdraiarono sui marciapiedi, si abbandonarono laddove Morfeo li colse. Solo a quel punto i furbi greci scivolarono fuori dal ventre di quel cavallo e appiccando il fuoco decretarono la fine di una guerra decennale che aveva consumato tutti ma faceva vincere solo loro. Immaginate la strage, ragazzi… respirate mentalmente l’odore del fumo… pensate al numero esagerato di morti… Troia era distrutta. La Grecia aveva vinto.”

Dal fondo della classe, una mano alzata.
“Dimmi, mio caro.”
“Scusi profe…”
“Sì, dimmi pure.”
“Ma la legna per costruire un cavallo così grande…”
“Sì?..”
“Quanto gli era costata al chilo?”

L’importante è vincere

17 aprile 2011

Ho passato il fine settimana a supervisionare il montaggio del video con il quale la mia classe monoetnica cinese partecipa al Concorso “Andare a quel Paese” bandito dal Centro Turistico Studentesco.

Domattina irromperò in aula annunciando a gran voce che il lavoro è praticamente pronto. Poi, come sto facendo da quando abbiamo deciso di accettare la sfida estesa a tutto il territorio scolastico nazionale e come faccio ogni volta che coinvolgo una classe in un concorso, ribadirò l’urlo di guerra: “Ragazzi, me lo sento: si vince!”.

Con l’unica differenza che gli studenti italiani mi hanno sempre creduta e, per questo, guardata con l’aria sognante di chi contempla una profetessa ispirata. Invece questi cinesi assumono in volto l’espressione tipica di chi sa di avere davanti una pazza invasata, inguaribile e forse anche un po’ pericolosa.

Show di Antonella Landi, la scrittrice sangiovannese del momento, all’auditorium dell’istituto Comprensivo “Francesco Mochi” di Levane (Arezzo), sabato 16 aprile.
Si conclude così il “Corso per genitori consapevoli” fortemente voluto dalla professoressa Cristina Ulivieri e che ha visto la Landi schierarsi contro il genitore amico che difende il figlio dagli insuccessi scolastici invece di allearsi con i professori per dire dei “no” che fanno crescere.
Presentata l’ultima fatica della profe con gli anfibi, “Tutta colpa dei genitori”. Il titolo proposto “Ulli ulli chi li fa se li trastulli” è stato ritenuto dall’editore incomprensibile fuori dal granducato e quindi bocciato. Landi sognava una carriera da giornalista d’assalto contro le ingiustizie del mondo. Ma la gavetta presso la Gazzetta di Arezzo di cui era corrispondente valdarnese, l’ha delusa. “Molto meglio le supplenze ai Geometri di Firenze dove mi hanno accolta con un coro da stadio:’Olle-lé Olla-là, faccela vede’, faccela tocca’. Molto più divertente che intervistare Pedro Losi”. Poi il blog, intitolato con una frase caratteristica dei ragazzi “Profe, mi giustifico” , con 2 milioni di visite in un anno e mezzo. “Dopo pranzo scrivevo ciò che era accaduto a scuola nella mattinata. Un giorno arriva una mail da Mondadori. Penso ad uno scherzo degli ex studenti dell’Itis Industriali ma loro cascano dalle nuvole . Era Mondadori che mi voleva. Da lì sono nati i tre libri e la rubrica del sabato per il Corriere della Sera.”
Una conferenza fuori dagli schemi quella della Landi, con ragazzi chiamati sul palco a testimoniare le peripezie dei pantaloni a vita bassa e genitori che rimpiangono i bei tempi quando ai prof si dava del lei, ci si alzava, si portava rispetto.
Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo. A Levane meno male che c’è la scuola che aiuta a farlo.

(Luca Tognaccini, per il settimanale Il Nuovo Valdarno)

Se ho fatto proprio uno show e se sono stata così tanto fuori dagli schemi non saprei dirlo. Di certo posso dire di essermi divertita, grazie alla presenza di genitori massicci e alla cornice sempre gradita  di studenti a vita bassa come l’indimenticabile e acclamatissimo Piscopo, cintura fibbiata con lingua di fuori dei Rolling Stones, jeans con cavallo a cerca-mine, mutanda fondo nero a stelline bianche in rigorosa evidenza, e occhi verdi come la limitrofa Acquaborra.

Colazione al bar.
Due amiche, dal tavolino accanto.

“Insomma hai preso un gatto.”
“Sì, una femmina. Un amore!”
“Simpatica?”
“Be’, simpatica… magari simpatica no. Di compagnia, ecco.”
“In che senso?”
“Nel senso che si fa i cavoli suoi in continuazione, però puntualmente nella stanza dove sono io. Vado in cucina a prepararmi il pranzo? Lei viene lì, si siede sulla sedia e inizia a sonnecchiare. Mi siedo sul divano a leggere un libro? Lei mi raggiunge, si acciambella e inizia a dormire. Vado a letto la sera? Arriva anche lei, infila nella cesta e fa lo stesso.”
“Ma non gioca, non salta, non corre?”
“Poco, quasi niente. E’ molto appartata, timida. A volte sembra sprezzante e orgogliosa. Come se si sentisse superiore a tutto il mondo. Come se fosse di un altro pianeta e dell’essere umano volesse solo respirare l’odore, e nient’altro.”

Solo io ho un gatto che mi aspetta disteso sul tappeto dell’ingresso allungandosi come una lontra a pancia all’aria e palle al vento quando rientro da scuola? che mi segue ovunque ma per interagire, ficcare il naso e mettere bocca? che la mattina mi sveglia prendendomi a polpastrellate senza artigli? che mi raspa le palpebre chiuse con la lingua a grattugia finché non le apro? che mi pedina in bagno e aspetta che mentre piscio abbassi il busto e la testa per prendere la rincorsa e venire a fare zucchino contro la mia testa? che pretende di seguirmi in doccia e se mi ci barrico dentro usa le zampe per far scorrere la porta e farsi almeno schizzare? che capisce quando stiamo per uscire insieme dalle scarpe comode che indosso e allora zompa subito dentro il pet-zainetto iniziando a fusare? che però capisce anche quando esco senza di lui e allora si attapira assumendo l’aria del derelitto abbandonato? che si lascia fare tutto, compreso il ciondolino-ciondolò, ossia farsi afferrare dai piedi a coniglio e abbandonarsi in verticale con la testa all’indietro e le zampe anteriori in allungamento estremo? che per testare quanto tengo a lui cammina in equilibrio sul parapetto della terrazza a cinque piani sul baratro e intanto mi guarda com’a dire tu che fai, se io casco di sotto e muoio? che si rivolge a me parlandomi con schiocchi scricchiolii e gargarismi vari dietro i quali ho imparato a leggere le sue richieste? che quando arrivano ospiti a cena prende il primo posto a tavola generalmente sedendosi a spregio sul piatto di chi gli ruberà le mie attenzioni? che mi dorme tra i piedi, tra le gambe, tra le cosce, tra le braccia, tra i capelli? che quando scrivo assorta al computer si apposta dietro il video e mi punta finché gli occhi gli diventano due bottoni neri e pieni, segno dell’imminente attacco frontale che sta per sferrarmi? che mi contempla con l’aria dell’innamorato rimbambito? che mi sceglie come compagna di giochi, agguati, coccole e pomiciate? che quando torna dal lavoro l’uomo con cui entrambi viviamo mi abbandona di sana pianta per andare a spassarsela con lui?