I casi sono due

28 dicembre 2011

Se nelle vacanze natalizie, quando lo stacco dalla scuola dovrebbe essere radicale e assoluto, quando “vacare” dovrebbe essere il verbo dominante dell’unica azione ammessa nello scorrere del giorno, quando l’ultimo dei pensieri dovrebbe focalizzarsi tra banchi, cattedre e corridoi, se nelle vacanze natalizie insomma tu continui a ricevere messaggini e mail dagli alunni, i casi non possono essere che due.

Uno: suddetti alunni ti pensano, ergo ti vogliono un gran bene.
Due: suddetti alunni ti detestano, ergo mirano a causarti un esaurimento nervoso che posticipi di una mesata il tuo rientro in classe, altrimenti previsto per il 9 gennaio prossimo venturo.

Notte della vigilia di Natale.
Il caso vuole che lo schermo sia sintonizzato sulla versione completa e restaurata di Amadeus di Milos Forman.
Lei (che ha già provveduto a nascondere il regalo per lui sotto il cuscino dell’alcova affinché egli se lo ritrovi tra le mani adottando la consueta posizione del cadavere sull’asfalto, l’unica ad agevolargli il sonno) sente che quel film è un segno del destino: la sorte vuole cioè suggerirle di anticipare il momento della consegna intonandolo delicatamente alle note celestiali dell’immortale musicista austriaco. Inizia perciò un’elaborata pantomima argomentativa.

“Incantevole la musica di Mozart, vero?”
“Sì, davvero incantevole.”
“A proposito di musica classica: a che punto sono con il Nuovo Teatro dell’Opera?”
“Ma come, non l’hai letto? C’è una serie di concerti di inaugurazione proprio in questi giorni. Pare sia una struttura meravigliosa, seconda in dimensioni e sistema acustico solo al teatro di Roma. Un’opera faraonica, bellissima.”
“E, dimmi, ti piacerebbe andarci?”
“Accidenti se mi piacerebbe!”
“Ma tu non sei così appassionato di musica classica…”
“Va be’, ma che c’entra… in un luogo del genere uno ha l’occasione di godersi tutto: la musica, l’ambiente, la situazione.”
“Ah, davvero?”

Balbettando “Ah, davvero?”, a lei si surriscalda il cuore, mentre la frenesia di rendere felice anzitempo il proprio compagno la spinge a prelevare da sotto il cuscino la busta infiocchettata per deporla tra le mani dell’amato nonostante la mezzanotte non sia ancora scoccata.
Ritorna in sala con una mano nascosta dietro la schiena.

“E quindi non ti dispiacerebbe andare al Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze?”
“Dispiacermi?! Te l’ho detto, non vedo l’ora di andarci.”
“E se poi ti annoi?”
“Guarda, con l’opera o i concerti di classica non penso che mi annoierei. C’è solo in caso in cui mi farei dupalle così: il balletto.”

A lei restano due opzioni: consegnare la busta infiocchettata che contiene due biglietti per lo spettacolo del 29 dicembre prossimo (un’intera serata di balletto: dal Lago dei cigni allo Schiaccianoci, dallo Spartacus alla Bella addormentata, dal Don Chisciotte al Requiem di Mansell).
Oppure accasciarsi al suolo invocando una prematura definitiva e decorosa sortita di scena.

Natale

25 dicembre 2011

“Non capisco.. credevo di farvi felici.”
“Felici, ma come felici?”
“Perché io non ho mai creduto in Dio in vita mia e ora ci sto provando seriamente.”
“Ma il cattolicesimo! Perché una religione che non è della tua gente?”
“Perché sono partito col piede sbagliato con la mia, capisci? E poi ho bisogno di un cambiamento drammatico!”
“E tu crederai in Gesù Cristo?!”
“Sì, lo so che sa di strano, ma io ci proverò.”

(Woody Allen, Annah e le sue sorelle)

Buon Natale a chi crede in Gesù Cristo, a chi non ci crede, a chi prova a farlo.
Del resto, nella maggior parte dei casi, non si prega perché Dio esiste.
Ma perché Dio esista.

A cena da Fulmine e Cecilia

23 dicembre 2011

Fulmine e Cecilia hanno la stessa precisa identica età.
Sono nati lo stesso giorno di due anni e quattro mesi fa.
Però Cecilia era attesa e desideratissima.
Fulmine invece non se lo calcolava nessuno. Nemmeno la sua mamma. Nemmeno i suoi fratelli.
Per questo lui, vestito da fagotto di pelo marrone, s’era ritirato in un angolo nascosto della stanza e guardava la vita da debita distanza.
Fu allo scopo di farli crescere insieme, e far conoscere all’uno il linguaggio articolato degli umani e all’altra il silenzio d’oro degli animali, che i genitori di Cecilia adottarono anche Fulmine.
Ma mentre Cecilia si rivelava una bambolina aggraziata e rispettosa, Fulmine si manifestò ben presto per quel che era: un cane completamente privo di senno.
Ha sfrattato tutti i gatti dalla sua nuova casa, ha scavato buche profondissime in giardino arcisicuro che lo avrebbero condotto nella città sotterranea dei ricci, ha svuotato la vescica per le stanze al sopraggiungere di ogni minima emozione, ha inseguito bambini all’uscita dalla scuola, ha abbaiato ininterrottamente al nulla.
Fulmine in buona sostanza ha veramente rotto i coglioni.
Ma è ugualmente amato da chi lo se l’è preso in casa infilandogli un microchip nella padella auricolare destra.
Oggi però l’ha combinata un po’ grossina: ha aperto il cancello, ha inforcato la strada e ha attraversato la provinciale. Un’auto che arrivava in corsa l’ha preso pieno. Trasportato d’urgenza dal veterinario, ne ha distrutto l’ambulatorio versando sangue copioso e scacazzando per paura ai quattro venti. E’ stato operato, ricucito, ripulito e rispedito a casa. Esattamente dove noi eravamo invitati a cena.

I padroni di casa sono riusciti a metterci a tavola nonostante tutto.
Cecilia ha mangiato come un tribunale, abbastanza incurante dello stato di salute del peloso amico.
Io per questo Fulmine ho completamente perso il capo.

Ave, Mary

22 dicembre 2011

Michela Murgia è una pallina grassottella con i piedi minuscoli e la faccia di chi è contento di trovarsi dove si trova. Veste un abito di velluto liscio e blu. Al dito medio della mano sinistra porta un anello rosso. Ai lobi due orecchini a fiocco stilizzato.
La biblioteca delle Oblate ieri pomeriggio era gremita, eppure ho avuto l’impressione che lei ci guardasse tutti uno per uno.
A me ha detto: “Ma no, dai, non per terra! Mi dispiace!”
Ma non c’erano più sedie e sono anni che io mi godo gli appuntamenti di Leggere per non dimenticare con il culo sul pavimento freddo.
C’erano due donne a presentarla, sono state profonde, precise e brevi.
Quando è toccato a lei, io mi sono sentita spalancare il cuore.
Non l’avevo mai sentita parlare e all’epoca mi persi anche la serata del Premio Campiello in cui quel verme di Vespa la ridicolizzò per il suo fisico penalizzante rispetto alla femminilità conclamata ed esibita della Avallone.
Ha parlato una quarantina di minuti, non saprei dire con precisione, so solo che mi ha incantata per la fluidità della parola, la scelta dei contenuti, la delicatezza e l’eleganza del suo accento, solo lievemente sardo, l’ironia del suo ragionamento, la lucidità delle sue considerazioni.
Ci ha fatto ridere, commuovere, pensare, rabbrividire.
Sul lunghissimo applauso finale sono scappata perché un nodo mi s’è legato in gola e dovevo liberarmene in tutti i modi.
Volevo piangere per tutti i momenti delle mie giornate in cui penso che l’Italia è diventata un paese vergognoso ridotto alla volgarità, per l’imbarbarimento che vedo sempre più sfacciato sulle donne, per la perdita della gentilezza da parte di tanti uomini.
Invece questa donna bassa e tonda, colta e umile, preparatissima e simpatica, mi ha riconciliato per quaranta minuti con la mia gente che non sento più mia e con il mio paese dal quale vorrei sempre più spesso allontanarmi per vivere altrove.
Ho pianto per questo.
Ma anche per il ricordo di tutto quello che ho provato leggendo Accabadora e l’attesa di tutto quello che proverò leggendo questo nuovo Ave Mary. Non solo un libro sulla Madonna.

Pensatemi, domattina

21 dicembre 2011

“Ma come profe: lei domani non viene a scuola?! Che culo, non è giusto!”
“Ragazzi, che vi devo dire… non è mica colpa mia: le regole son regole. Anzi, domattina verso le dieci pensatemi: perché mentre voi sarete a scuola a patire, io riceverò a casa le mie amiche e la mia parrucchiera personale a domicilio. Ci spareremo un trattamento alla cheratina, un impacco di bellezza per la lucidità tricologica, colore, taglio e piega. Nel contempo, sorseggeremo un the caldo accompagnandolo alla mia specialità dolciaria, la torta di mele di Nonna Papera. Parleremo del vano e vagheggeremo elegantemente. Se poi ci rientra, mettiamo anche l’acqua sul fuoco per una spaghettata di mezzogiorno.”

I vaffanculo non l’ho sentiti, forse l’hanno ingoiati insieme al panino dell’intervallo.

Vacanza?!

21 dicembre 2011

Squilla il telefono.
“Profe! Viene a cena al mio locale questa sera?”
“Dici da Amon, il kebabbaro storico di Firenze?”
“Sì, profe: la mamma sta preparando portate nuove e particolari. E farà anche un dolce egiziano favoloso! Venga col suo fidanzato!”
“Aspettiamo un amico che passa a trovarci a casa, non so se ci liberiamo per l’ora di cena…”
“Profe, ma che gliene frega: lasci a casa quei due e venga lei da sola!”
“Da sola?! Di notte?! Con questo freddo cane?!”
“Profe, andiamo! Non la faccia tanto lunga! Ceniamo e poi ci facciamo un giro io e lei!”

Ma non ero in vacanza dalla scuola, dai colleghi e (soprattutto) dagli studenti?
(Scherzo, Jasmin, ti voglio benissimo!)

Fai ciao ciao con la manina

21 dicembre 2011

Ora di Storia.
Imbenzinatissima sulle tre guerre puniche, oscillo tra carta geografica e lavagna narrando di Annibale, Scipione l’Africano, delenda Carthago, corvi, rostri, Canne, Zama, sudditi e province.
Ma ecco, all’improvviso, mi vedo puntato addosso un iPhone4S. Ché i cinesi mica friggono con l’acqua.

“Ehi tu, che stai facendo? Mi riprendi mentre spiego?!”
“Plofe, c’è Giacomo Li in diletta da Singapole! Saluta!”

Giacomo Li, in classe nostra un anno fa, strappatoci all’improvviso per trasferimento familiare in Estremo Oriente, è connesso e segue bellamente la mia spiegazione (come dire?) colorita.
Mancano gli estremi per incazzarsi: tocca fare ciao ciao con la manina e ringraziare Steve Jobs per averci regalato tutto questo.

Maledetto blog

21 dicembre 2011

Ultima mattinata scolastica per me: domani, visto che dalle nove parte la doppietta “assemblea degli studenti + festa di Natale”, entrano solo quei docenti che hanno la prima ora di lezione. Io avrei la quarta, sicché me la dormo alla faccia di tutti.

“Profe, allora le facciamo oggi tantissimi auguri!”
“Grazie ragazzi, tanti auguri anche a voi!”
“Cosa fa per Natale? Va da qualche parte?”
“E ci va con il suo uomo?”
“Ma quanto tempo sta via?”
“E il pranzo di Natale dove lo fa?”
“E la vigilia?”
“E la notte di San Silvestro dove la passa?”
“Va a una festa?”
“O rimane sola in intimità col suo fidanzato?”
“Cosa si mette per l’ultimo dell’anno?”
“Profe, ma lei le mutandine rosse le porta o no?”
“O RAGAZZI, MA SARANNO AFFARI MIEI?”
“Non ce lo dice? Va be’, tanto leggiamo tutto sul suo blog.”

Pare che l’abbiano inserito tra i preferiti.

Un cinghiale tra i regali

21 dicembre 2011

“Profe, questo è per lei!”
“Anche questo!”
“E anche questo!”
“Plofe, anch’io legalo pel te!”
“Profe, questo è da parte mia, sua e sua!”
“Profe, un pensierino da parte nostra!”
“Profe, ho una cosa per lei.”

Sono tornata da scuola con più pacchetti che libri. Ho ricevuto una spilla con cuore doppio tempestato di pietre luccicose, due quadretti fatti a mano ricamati di conchiglie, un portafoto per innamorati, un orso di cioccolata, una penna da borsetta, due presine imbottite da cucina, un burro di cacao all’olio di argan, una collana perfettamente allineata al mio gusto personale, una mantellina caldissima e pelosa.

Fang Fang, estrosa cinese capace in ogni occasione di emergere dal gruppo, mi ha messo tra le mani un cinghiale aureo.