Quando mi sposerò

25 gennaio 2012

“Plofe, quando mi sposelò ti invitelò al matlimonio.”
“Uh che bella notizia: non vedo l’ora!”
“Tutti noi cinesi invitale te a nostle nozze, sai? Lei, lei, lui, lei e anche lui.”
“Davvero? E’ fantastico. Allora vi prometto che, quando mi sposerò, anch’io vi inviterò tutti al matrimonio.”
“Tu sposale?!”
“Chi lo sa…”
“Ma tu no vuoi sposale!”
“Mai dire mai.”
“Ma tu semple detto che vuoi solo fidanzato, no malito!”
“Solo gli ottusi non cambiano mai idea.”
“E quando tu sposi?!”
“Ancora no, è troppo presto: tra qualche annetto.”
“Che bella, tu tutta bianca: vestito e capelli!”

Carpe diem alla cinese

24 gennaio 2012

“Il poeta Catullo, nel celeberrimo carme in cui esorta Lesbia a dargli una quantità incommensurabile di baci (dammi mille baci, poi altri cento, poi ancora mille, poi di nuovo cento, poi altri mille, e quindi ancora cento), fa riferimento all’estrema brevità della vita. Guardate: cade ogni giorno il sole, e poi ritorna; per noi, se cade questa breve luce, sarà un’unica notte senza fine…
“Poesia tliste…”
“Sì, a prima vista può apparire come un inno alla passione d’amore, ma come vedete nasconde anche altro: un invito a cogliere l’attimo, a non lasciarsi sfuggire i giorni, i momenti, le occasioni. Voi, per esempio, cosa fareste se vi dicessero che questo è l’ultimo giorno della vostra vita?”

In pieno stile orientale, hanno risposto che si conquisterebbero un angolino tranquillo e inizierebbero subito a dormire.

Tutta la verità

23 gennaio 2012

“E’ il minimo che lei abbia un blog, professoressa.”
“Perché mi dici ciò?”
“E’ per scaricare un po’ di tutta quell’inspiegabile energia che la c’ha addosso a partire dall’otto la mattina.”
Praticamente la sua teoria è che una porzione ricade addosso a loro, un’altra porzione su quel disgraziato di fidanzato che vive insieme a me. Il resto, tipo pattumiera, se lo becca il blog.

I ragazzi hanno una sincerità che spaesa, disarma, annichilisce. Indi annienta.

La faccia dell’amore

23 gennaio 2012

“Petrarca, nel sonetto Solo et pensoso, cerca disperatamente un luogo isolato in cui nascondersi affinché la gente non si accorga di quanto è innamorato.”
“Ma che era grullo?!”
“No, non era grullo: però sapeva benissimo che, quando uno è innamorato, è riconoscibile tra mille per via della faccia da imbecille che si ritrova addosso.”
“Allora lui (indicando un compagno al primo banco, n.d.r.) è innamorato dalla nascita.”

I ragazzi hanno una crudeltà che rasenta la spietatezza.

Eros sì, thanatos no

23 gennaio 2012

Mail di un’alunna: “Profe, mi può consigliare un libro bello, magari d’amore, e se è possibile senza la presenza di un morto? Grazie.”

I ragazzi hanno una comicità a cui i comici dovrebbero ispirarsi.

Nonno Woody

23 gennaio 2012

Un caro amico di penna che vive a Milano e di cui mi fido ciecamente in fatto di cinema e letteratura, per commentare l’ultimo film di Woody Allen mi aveva scritto una dettagliatissima mail che iniziava con un più che sospetto “Mmmmmm…” e proseguiva con un’analisi scientifica e capillare della pellicola interamente girata a Parigi: “Come quando ti aspetti di bere champagne e poi butti giù Idrolitina”, “Una cartolinesca dichiarazione d’amore di Woody per Parigi”, “Un filmetto che non si lascia nemmeno criticare, tanto è inconsistente”, “Eppure qualche sorriso te lo strappa; e a tratti speri quasi di essere nell’imminenza di una imprevedibile trovata geniale, che però non arriva”, “Una gran fiabona con salti indietro nel tempo, nelle varie epoche storiche di Parigi, giusto per ridirci che quando ci si volta indietro verso il passato, mitizzato, tutto sembra sempre più attraente e godibile del presente”.
A tutto questo si era aggiunto, opponendovisi, un giudizio assolutamente positivo elaborato dai miei studenti, che m’insospettiva parecchio. Mica per nulla ragazzi, con tutto il bene che vi voglio, ma è logico (oltre che biologico) che quello che garba a voi non possa (quasi non debba) garbare a me. A voi piace Benvenuti al Sud, io lo aborro. Io amo Giù al nord, voi ignorate che quello francese è l’originale (nonché straordinario) film malamente scopiazzato dal team di Claudio Bisio.
Comunque.
Dai e dai, alla fine sono stata a vedere quel Midnight in Paris.
Ieri sera.
Con l’amica di triacetato di cellulosa, ElenaQuinta.
E abbiamo un po’ riso, e ci siamo guardate come dire “… Ah… (sospiro delle donne innamorate)… il nostro Woody…”, e ci siamo intenerite davanti ai temi cotti e stracotti che il vecchio regista ci propina da una vita e che conosciamo a menadito, ma che non riusciamo a non amare.
E siamo tornate a casa contente.

Nonostante le premesse

22 gennaio 2012

Ci dà indirizzo e orario. E noi, a quell’ora, siamo davanti al civico indicato. Solo che a quel numero non corrisponde una casa, ma un magazzino vuoto, spento, e chiuso. Tra le mani teniamo una bottiglia, un dolce casalingo, e un contenitore pieno di crema al mascarpone con cui guarnire il dolce. Con l’unica mano libera lo chiamiamo al cellulare. Ma lui non risponde. Con acume ripercorriamo a ritroso la via dove dice di abitare e leggiamo i cognomi di tutti i campanelli. Ecco il suo: suoniamo. Ma nessuno risponde. Richiamiamo al cellulare. Silenzio.
“Se il tuo collega ci tira un pacco di queste dimensioni è proprio il genio che mi hai sempre detto.” commenta divertito Fidanzato Belpelato, organizzandosi mentalmente per andare a cena in pizzeria.
Invece alla fine quella porta si apre e, fatte le reciproche presentazioni, quella cena comincia.
Una cena originale e deliziosa, iniziata con un fritto misto di carciofi, cavolfiore e polenta alla panna acida, proseguita con un guazzetto di fagioli e cavolo nero da adagiare su pane toscano abbrustolito previa strusciatura di spicchio d’aglio, stracotto di cimalino alla crema di porri con erbe dell’orto, e conclusa con latte alla portoghese, torta di nonna Papera e generose cucchiaiate di crema sopra. Il tutto accompagnato da una conversazione che galoppa tra aule scolastiche e colleghi improbabili, cause civili e tribunali, lirica e balletto, corsi universitari e voglia di cambiare, figli e studenti, droghe e discoteche, ex fidanzati e convivenze, ricette dell’Artusi e luoghi in cui andare a vivere.
Quando si trovano insegnanti con cui è possibile parlare di tutto, bisogna tenerseli ben stretti.

Invito a cena con biglietto

20 gennaio 2012

“Ragazzi! Non indovinerete mai chi mi ha invitata a cena domani sera!”
“Attole famoso?”
“Ma quale attore, dai!”
“Pleside?”
“Mannò, dai, non fate i bischeri!”
“Aiutino?”
“Quello che, se non fossi già fidanzata, sarebbe il mio uomo ideale.”
“Plofessole Fisica dell’anno scolso!”
“Bravi, proprio lui: il Bargia!”
“Tu e lui soli a cena?!”
“Mannò, io e il mio fidanzato, lui e la sua fidanzata!”
“Tu saluti lui pel noi?”
“Certamente. Anzi, perché non gli scrivete un bigliettino così domani glielo porto?”
“Italiano o cinese?”
“In cinese, così potete scriverci tutto quello che vi pare, per esempio Bargia pelato, e lui non capirà!”

Invece gli hanno scritto che sentono tantissimo la sua mancanza e che pensano a lui ogni momento.
Domani sera lo fo piangere.

Su misura

20 gennaio 2012

“Plofe quanto hai pagato quella bolsa?”
“Sinceramente in questo momento non me lo ricordo, Yongjie.”
“Pelle vela o similpelle?”
“Purtroppo è pelle vera.”
“Anch’io impalato lavolale pelle vela in fabblica mia famiglia.”
“Ecco, allora perché invece di chiacchierare tanto non ne fai una su misura per la tua professoressa di Italiano e gliela regali?”
“Come la vuoi?”
“Come la voglio, come la voglio: bella e originale!”
“Colole?”
“Vediamo… sui toni del marrone, i miei preferiti.”
“Mallone chialo o sculo?”
“Facciamo chiaro: scuro ce l’ho già.”
“Palti in metallo colole olo o algento?”
“Argento.”
“Manici colti o tlacolla?”
“Tracolla, più comodo per stare in giro.”
“Tipo di pelle: liscia o lavolata?”
“Non lo so, vedi tu, come piace a te.”
“Sfumatule?”
“Macché macché, niente sfumature.”
“No vuoi colole più alla moda?”
“E quali sarebbero i colori più alla moda?”
“Losa, velde, giallo, losso… alancione!”
“Arancione?! Ma che sei grullo?! Dove vado io con una borsa arancione?!”
“Vai in gilo, tutti gualdale te, tu oliginalissima!”
“E ho capito, ma ormai so’ vecchia per fare tanto l’originalona: manteniamo il controllo dell’anagrafe e quindi del buon gusto.”
“Ma alancione sta bene con mallone tuoi vestiti.”
“Va bene allora: vada per l’arancione.”
“Ok, io fale a te bolsa bellissima!”
“Bada che me la devi personalizzare!”
“Come?!”
“Ci voglio scritto sopra Yongjie!”
“Davvelo?!”
“E’ chiaro!”
“Sicula?”
“Sicurissima.”

A questo giro potrebbe scapparci fuori il capolavoro.
Quantunque il rischio pacchianata sia appostato dietro l’angolo.

Lettera a una professoressa

20 gennaio 2012

Rientro ora dallo spettacolo teatrale che i Chille della Balanza hanno realizzato dell’opera immortale di Lorenzo Milani. Ne avevo letto molto e molto sentito parlare. Forse troppo. Dev’essere per questo che torno delusa da una riduzione che, per come me l’aspettavo, non mantiene tutto quello che promette. Gli spunti c’erano, le idee pure. Ma la lettura-monologo di un testo che chi ha dell’insegnamento una certa concezione conosce praticamente a memoria, alla lunga, disattende. Il vaticinato coinvolgimento a sorpresa del pubblico in sostanza si risolve nello spostamento fisico di quattro eletti a caso, che vengono fatti sedere non più sulle loro sedie ma sul palco. Tutto qua. E quindi brutto no. Ma nemmeno memorabile. Peccato.

“La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde.”
(Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa)