Quando è troppo

3 aprile 2012

Ho urgenza di condividere coi lettori di questo blog la perla rinvenuta in una verifica di Letteratura appena corretta.
Nel 1302 a Firenze si verificò un ribaltone politico, andarono al potere gli elfi neri e Dante fu mandato in esilio.

Da sola non ce la faccio.

Altro che museo

3 aprile 2012

Non saprei dire quante volte, in venti anni da professoressa, ho accompagnato gli studenti in visite guidate: musei, redazioni giornalistiche, ville, parchi, giardini. Perfino cimiteri. Ma non si era mai verificata per me la straordinaria situazione di questa mattina.
Eravamo tre classi: circa quaranta ragazzi in tutto, per quattro insegnanti. Ci siamo divisi in due gruppi.
“Così, al Museo Antropologico di via del Proconsolo, entriamo in due scaglioni: e quando il primo gruppo fa il percorso guidato con l’esperto, l’altro gruppo gozzoviglia, razzola, pascola e passeggia per il centro. Che ne dici?” mi fa la collega.
Le ho detto che era perfetto.
A patto che l’intrattenitrice esterna del gruppo che rimaneva fuori fossi sempre io.

Piazza del Duomo, via dei Calzaioli, via de’ Cerchi, fornaio storico di via de’ Cerchi, via del Corso, bombolonaio storico di via del Corso, via Dante Alighieri, sosta tattica alla chiesa di Dante e Beatrice per stesura e consegna di biglietti d’amore sulla tomba di Beatrice, via della Condotta, piazza della Signoria, Calimala, piazza della Repubblica, sosta in libreria (esterna), sosta all’Hard Rock Cafè (interna), piazzetta dell’Olio, via dei Cerretani, piazza dell’Unità italiana.

Quasi quasi cambio mestiere.

Tutti in Cina

2 aprile 2012

“Ma plofe! Tu sclivi tloppo veloce!”
“E questo non è niente: vedrete da settembre in poi, non appena inizierò il mio corso, come viaggerò anche col cinese!”
“Colso? Cinese? Tu vai colso di cinese?!”
“Proprio così.”
“Pelché?!”
“Come perché, per comunicare meglio con voi. Nell’attesa di trasferirmi in Cina.”
“Tu in Cina, plofe?! A fale cosa??”
“Il mio fidanzato vuole aprire una pizzeria tutta sua in Cina. Anzi, vi chiede quale citta gli consigliereste per questa attività.”
“PIZZELIA IN CINA?! LUI?! E TU, PLOFE, CHE FAI??”
“Io vado con lui, che domande.”
“Tu vivele in Cina??”
“Certo, se lui va, io vado con lui.”
“E scuola?”
“Lascio la scuola: cambio vita.”
“Tu lasci scuola, plofe?! Non è possibile, tu schelzale!”
“Be’, posso sempre insegnare l’italiano ai cinesi in Cina.”
“Ma quando?”
“Non prima che voi vi siate diplomati, per cui guardate di fare alla svelta e di non farvi bocciare. Così poi si va in Cina tutti insieme.”
“Ma tu selia o schelzi?”
“Seria. Serissima. E insomma, mi rispondete sì o no? In quale città vale la pena di aprire una pizzeria?”
“Pechino! Pechino bellissima, plofe! Pechino pelfetta per pizzelia italiana: non c’è!”
“Perfetto, allora andiamo tutti a Pechino, ok?”
“Come tutti?!”
“Tutti, intendo: io, il mio fidanzato e voi. Tu Fang Fang sarai il suo braccio destro, la persona fidatissima, lo aiuterai col ristorante. Tu Yongjie invece gli darai una mano con la lingua. Vi assume tutti. E naturalmente vi paga bene.”
“Davvelo??”
“Davvero. Non scherzo. Ne abbiamo parlato. Ci state?”
“Ma noi non abbiamo casa a Pechino. Noi abbiamo casa a ZheJiang WenZhou…”
“E che importa? Compriamo una casa a Pechino! Anzi, compriamo una GRANDE casa a Pechino e ci andiamo a stare tutti insieme! Lavoriamo un po’ (senza eccedere, con moderazione) e poi una volta a casa leggiamo tanti libri, impariamo tante cose belle, ascoltiamo musica, cuciniamo e mangiamo insieme tutte le sere, organizziamo tante feste, invitiamo tante persone, espandiamo la nostra mente…”

Sull’idea della comune li ho visti titubanti.

Tra le nuvole

2 aprile 2012

Per anni l’ho spiegato in classe, nelle lezioni di Storia. Per anni ne ho parlato ai miei studenti, senza in realtà averlo visto mai. Eppure lo descrivevo nel dettaglio e mi ci appassionavo pure perché, pur in mancanza dell’esperienza diretta, riuscivo a immaginarmelo come se lo avessi percorso di persona.
Il Corridoio vasariano, dico. La colossale opera urbanistica che qualunque architetto normale avrebbe realizzato in cinque anni ma che il genio di Giorgio Vasari completò in soli cinque mesi, nel 1565.
Il Corridoio, per chi non lo sapesse, è un percorso sopraelevato lungo più di un chilometro, che collega Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti passando attraverso la Galleria degli Uffizi. Fu commissionato a Vasari dal granduca Cosimo I in occasione del matrimonio del figlio Francesco con Giovanna d’Austria. La straordinaria via aerea era stata pensata per consentire ai granduchi di muoversi in sicurezza, senza bisogno di scorte, dalla loro residenza privata al palazzo del governo e costituiva un motivo di prestigio per i Medici.
Parlandone a lezione, l’ho sempre fatta lunga, lunghissima, pompando sull’eccezionalità della costruzione e insistendo sui molteplici significati insiti in essa. Prestigio e sicurezza. Snobismo ed eleganza. E i ragazzi ne sono sempre rimasti basiti perché, nonostante vascheggino spesso sul Ponte Vecchio, pochi di loro alzano gli occhi per notare quei curiosi oblò da cui i Medici spiavano la vita cittadina della Firenze dell’epoca.
“Pensate cosa non doveva essere -dico loro ogni volta che spiego la Signoria- spostarsi da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti senza mai scendere per strada, e addirittura trapassare nel mezzo una chiesa, quella di Santa Felicita, e assistere alla funzione religiosa senza mescolarsi al popolino. Tutto per aria, tutto in elevazione!”
Dall’Ottocento il Corridoio è la più grande pinacoteca autoritrattistica d’Italia e purtroppo ha subito diversi spregi e danni: nel corso della Seconda Guerra Mondiale quei cafoni dei tedeschi bombardarono le teste del Ponte Vecchio ed esso ne risentì vistosamente; nel 1966 le acque dell’alluvione lo invasero del tutto, sebbene le opere fossero state tratte in salvo giusto la notte prima; e il 27 maggio 1993 il mostruoso attentato di via dei Georgofili causò l’esplosione delle vetrate che rovinarono diversi quadri.
Oggi, riportato al suo autentico splendore, il Corridoio si apre solo in occasioni rare ed eccezionali.

“Fatti bella: oggi esco prima dal lavoro e ti porto a fare una passeggiata particolare” diceva la mail che ho ricevuto l’altro giorno.
Ero convinta che avrei camminato lungo le strade.
Invece ho camminato tra le nuvole per un pomeriggio intero.