Se pagano

17 dicembre 2014

“Ragazzi, vi va di affiancarmi in un incontro pubblico da tenere in libreria?”
“Se pagano.”

Venerdì 16 gennaio, a “La via dei libri”, Firenze, via Martelli, ore 18.
L’autore di cui si parlerà sarà Boccaccio.
La classe che mi affiancherà sarà la quinta.
Racconterò qualcosa, leggeranno roba dell’autore e roba loro.

Non pagano, ma vengono.
Per vendicare il mancato compenso, promettono di fare anche un po’ di casino. Sempre omaggio.

Orientamenti sessuali

17 dicembre 2014

“Profe, ma lei è bisex o è solo etero?”

Mentre rispondo che sono solo una comune, scontata e noiosissima etero, penso a dove sono finiti quei tempi in cui fare una domanda come questa a un insegnante (con o senza apostrofo) non era contemplato neanche nella più remota delle più ardite fantasie.

A tappetto

16 dicembre 2014

“La prossima volta che abbiamo Italiano, interrogo a tappeto” ho annunciato alla fine della lezione scorsa.

“Profe, allora oggi interroga davvero a tappetto?” chiede stamani la ragazza peruviana al primo banco.
“Guarda che non si dice a tappetto. Si dice a tappeto. Una sola t.”
“Tappetto.”
“No. Tappeto. Riprova.”
“Tappetto.”
“Dai, cerca di sforzarti. A tappeto.”
“A tappetto.”
“Guarda me: t-a-p-p-e-t-o.”
“T-a-p-p-e-t-t-o-.”
“Lo fai apposta?”
“No, profe, non mi viene, sono da Perù!”

Getto la spugna.
E la interrogo a tappetto.

Omaggio e oltraggio

15 dicembre 2014

Una mattina, tempo fa, entrai in classe e sulla cattedra trovai un posterone col mio adorato Vasco.
Commossa dall’omaggio, lo attaccai subito alla parete accanto a me, non prima di averci scritto a lato “VASCO TI AMO” col pennarello della lavagna bianca.

Se scopro chi gli ha scritto “FAVA” sulla fronte giuro che gli strappo via la pelle di dosso con le mie stesse unghie smaltate.

Consiglio per gli acquisti

14 dicembre 2014

Il Natale si avvicina.
L’affannata corsa ai regali pure.
Mi sembra di non averlo fatto mai, ma quest’anno lo fo.
Ne consiglio uno.
L’audiolibro in cui Paolo Poli legge “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi.
Che non è un libro di cucina.
E’ un trattato di lingua italiana, un quadro d’epoca, un’autobiografia, un saggio impegnato, un testo comico.
Mi capita di ascoltare il grande attore fiorentino che lo legge a puntate su Radio Toscana Classica mentre guido.
Questa sera l’ho visto ospite da Fazio.
Poche cose m’incitano al riso come lui.
E’ regalabile a chiunque, va bene per tutti: la mamma casalinga, il babbo operaio, la sorella universitaria, il fratello ragioniere, l’amico crapulone, il cugino intellettuale, l’amica a dieta fissa.
Se qualcuno lo regala a me (che ne ho un cartaceo datato 1963 regalato dalla zia Marcella alla nonna Dosolina) mi fa felice.
Semmai però mettetevi d’accordo perché vorrei anche qualcos’altro.

Estetica o didattica?

14 dicembre 2014

“Professoressa! La mia mamma ha detto che i suoi capelli sono bellissimi e che rossa lei ci pare nata!”
“La mia ha detto che siamo fortunati ad avere un’insegnante bella come lei!”
“Anche il mio babbo, profe!”
“Professoressa, la mia mamma vuole sapere che profumo usa.”
“Profe la mia da quando ha visto il suo smalto lo cerca in tutte le profumerie.”
“La mia ha detto che ha un look molto originale!”

I casi sono due.
O il mondo precipita verso un’unica strada, quella dell’estetica.
O la mia didattica fa schifo e quindi è meglio non parlarne.

Ricevimento plenario

11 dicembre 2014

Oggi ho ricevuto i genitori dei miei studenti.
Tutti.
Ufficializzo la richiesta formale di un giorno di pausa dal blog per raccogliere, assimilare, far decantare, contestualizzare, smontare e ricostruire l’ondata di sensazioni, sentimenti, emozioni e riflessioni scaturite, provocate, subite e condivise.
Cinquantotto famiglie tutte insieme.
Converrete.

Panacèa su celluloide

9 dicembre 2014

Non è esattamente quello che chiamereste un bel periodo?
Vi sentite stanchi, affaticati, oberati?
Le giornate vi appaiono troppo corte, troppo fitte, troppo congestionate?
Le ore del sonno sono troppo poche rispetto a quelle della veglia?
La veglia, per di più, è pensierosa, preoccupata, terrorizzata dal futuro bigio ma allo stesso tempo chiaro che si sta per profilare?
E’ l’ultima sera di un weekend lungo che a voi è sembrato breve come uno starnuto?
L’idea di tornare in classe, se da una parte vi rallegra, dall’altra v’impensierisce perché i ragazzi -si sa- sono tanto simpatici e fanno tanto ridere, ma risucchiano anche l’intera riserva di energie, che nel vostro caso peraltro già scarseggia?
Vi ci vuole nella maniera più assoluta una botta di vita, di serenità, di stacco, di pausa, di sogno, di evasione?
Vi ci vuole quello.

Magic in the moonlight.
La panacèa a tutti i mali.

(Per onestà intellettuale tengo a precisare che, nella mia cecità critica quando si tratta di Woody Allen, anche un suo peto apparirebbe alle mie orecchie come una musica celestiale.)

A mano alzata

5 dicembre 2014

Nella biblioteca-libreria collocata dentro la gigantesca Coop di piazza Gavinana questo pomeriggio c’erano una nonna, una maestra in pensione, un’insegnante di scuola superiore di nome Giulia, un signore con dei morbidi capelli bianchi, una signora elegante, una signora sportiva. C’era un giovane uomo con un bambino per la mano che aveva appena acquistato un alberello di Natale. C’erano una donna col sorriso dolce che ascoltava e poi annuiva, un’altra che ascoltava e scuoteva il capo come chi dissente. C’erano due lettrici ufficiali e incaricate: una che ha letto volentieri quello che le è stato assegnato. Una che ha operato una censura personale e si è rifiutata di leggere le pagine che non le erano piaciute.
C’era una giovane mamma incantevole con dei grandi occhiali a incorniciarle il viso e un abitino colorato a tinte calde a valorizzarle il corpo.
E poi c’era lui.
Suo figlio.
Sette anni, un viso da angelo, un nome serio e importante.
Diego.
Che a un certo punto, tra tutti quegli adulti, ha tirato su la sua manina chiara e liscia per prenotare una domanda, quindi porla, infine ascoltare attento la risposta.
E che al termine dell’incontro, come un uomo in miniatura, ha raggiunto il tavolo a cui ero seduta per chiedermi un consiglio sincero.

Dando alla serata il sapore della meraviglia.

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Spring awakening

5 dicembre 2014

Venne pubblicata nel 1891 e fu a lungo oggetto di censura per la scabrosità e la provocarietà dei temi.
Protagonisti: un gruppo di adolescenti nella Germania del diciannovesimo secolo, alle prese con la scoperta della propria identità sociale, affettiva e sessuale, che -loro malgrado- verranno a contatto con la moralità della società e l’ipocrisia degli adulti.
La versione italiana è stata curata da Emanuele Gamba, che non ha esitato a mettere sulla scena anche un coitus, tutt’altro che interruptus e allo stesso tempo di una poesia paralizzante.
Il teatro che ha ospitato l’opera firmata da Frank Wedeking è il più maestoso di Firenze.

“Allora stasera, venti e trenta, puntualissimi e bellissimi, davanti alla Pergola. Mi raccomando!”
E loro c’erano, puntualissimi e bellissimi.
(Quella tappa con il nido di cicogna in testa sono io)

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