Stamani si sono insediate tutte le commissioni dell’esame di Stato.
Della mia fanno parte due quinte, per un totale di 35 alunni.
“Sono 7 pianoforti, 3 flauti traversi, 6 violini, 1 violoncello, 6 chitarre, 1 clarinetto, 2 corni, 1 tromba, 1 trombone, 2 oboi, 1 sax e 3 al canto” hanno detto i membri interni presentandoci le specializzazioni dei candidati.

Al Liceo Musicale la maturità è un lungo concerto che non vedo l’ora di ascoltare.

Andare al concerto di Vasco non è andare a un concerto.
E’ andare a una seduta psicoanalitica, a un check-up generale di tutto il corpo, corde vocali, battito cardiaco, muscolatura degli arti inferiori e superiori, se resisti stai bene. E’ andare a confessarsi chiedendo a Dio di farti rivedere tutta la vita all’incontrario.
Dio pigia il rewind e te la fa rivedere.
Andare al concerto di Vasco è entrare all’ufficio anagrafe con quasi cinquant’anni e uscirne tre ore dopo con meno di diciotto, è un processo di ipnosi da cui non ti svegli per due giorni, un acufene pulsante che ti segue fino a casa, fino a letto, fino all’indomani, probabilmente per sempre. E’ un bagno nell’umanità trasversale che si spoglia di ruoli, titoli, nomi e veste solo memoria e identità, com’ero, com’eri, come eravamo, come siamo stati, come saremo, chi siamo.
E a meno che tu non sia cieco e sordo, o stupido e ottuso, ostinato, caparbio, squilibrato, pazzo, è chiaro che ascolti anche altro.

Ma lui lo senti dentro come un pugno.

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L’ultimo giorno

11 giugno 2015

Si va in classe a passo lento, concedendosi una sosta svagata in sala professori, una chiacchiera nel corridoio con le colleghe più care, passando prima a infilare il capo nello stanzino delle custodi che ricordano: alle 10 tutte qui per la nostra ultima colazione insieme.

Coi propri studenti si rilegge e si firma il programma, ci si dice qualcosa che non ci siamo mai detti, ci si guarda come non ci siamo mai guardati e come non ci si guarderà mai più: con l’occhio dell’ultimo giorno.

Si mangiano le peggiori schifezze chimiche e i migliori dolci casalinghi, si mescolano insieme patatine fritte torta di mele pop corn crepes mediorientali dixie arachidi pizza e focaccia, in un devastante mangiaebevi irrorato di cocacola fanta e (il più vomitevole) tè alla pesca.

In aula si boccheggia e così si esce in cortile. Ma in cortile non ci sono le prese per le casse e così si rientra in aula per cantare buon viaggio che sia un’andata o un ritorno (e per quanta strada ancora c’è da fare amerai il finale). In palestra c’è il torneo di pallavolo e così si va a fare il tifo. Ma in palestra per il caldo l’umidità il puzzo di ascelle e di piedi non si respira e così si va in giardino.

In giardino ci si tira la palla alla rinfusa, si ride di chi sbaglia e si vocia a chi non gioca, si fa il mucchio delle borse, ci si spoglia a rate, ci si sgranano i pantaloni ma pace.

I professori ligi spendono le ore alla cerca degli alunni itineranti per radunarli insieme come con il gregge il cane da pastore. I professori scervellati vanno dove gli pare e si fanno cercare dagli alunni.

Vincono nella classifica delle parole più pronunciate: vacanza, alé, insufficienze, oh no, gavettoni, vaffanculo.

Io non so se essere felice perché è l’ultimo giorno. O disperata perché potrebbe essere l’ultimo giorno in assoluto in questa scuola.

Il blocco degli scrutini

10 giugno 2015

Per protestare contro La buona scuola, alcuni colleghi meditano di attuare il blocco degli scrutini. Pratica legittima, ci mancherebbe.
Se uno scrutinio viene bloccato, va in coda a tutti gli altri fissati per quella giornata.
Ma entro sabato notte, tutte le operazioni dovranno comunque essere state terminate, perché lunedì s’insediano le commissioni della maturità e la pratica legittima a quel punto diventerebbe illegale.
Questo potrebbe comportare passare il sabato sera a scrutinare classi intere.
Sabato sera all’Artemio Franchi c’è il concerto di Vasco, per il quale posseggo il biglietto da quattro mesi.

Sono disposta a venire alle mani.

Maturandi

9 giugno 2015

Tutti gli anni a scuola mia si fa la festa per i maturandi.
Prima che l’ultima lezione sia terminata, prima che gli scrutini di ammissione vengano svolti, prima che l’esame inizi. Per festeggiare non tanto quello che sarà, ma quello che è già stato. Cinque anni insieme.
Ogni anno le quinte interessate conferiscono un taglio personale alla festa, per cui ce ne sono di allegre, di musone, di normali.
La festa di quest’anno, svoltasi iersera, è stata il ritratto delle tre quinte che l’hanno tipizzata: originale, emozionante e affettuosa.
Intanto la location si è spostata dai locali interni a quelli esterni del giardino.
Come rito accidentale ma beneagurante, il docente di Economia Aziendale ha spaccato una bordolese di rosso irrorando arti inferiori e macchiando abiti e borsette delle vicine malcapitate.
Da mangiare c’era il solito tripudio di cibo multietnico preparato dalle mani sante delle mamme degli alunni.
Da bere, va be’ lasciamo stare.
La musica, sparata a tutto fòco per regalare una botta di vita agli inquilini dei palazzi circostanti, ha coperto ogni genere e raccolto ogni epoca, culminando nel Gioca jouer di Claudio Cecchetto.
La mia quinta, sfruttando i poteri della tecnologia, si è scattata in tempo reale una foto in abito da sera ed è corsa alla più vicina copisteria per stamparne una copia con cui omaggiare i propri docenti.
A me è toccato il discorso di saluto al microfono.

“S’è tanto leticato. Ci siamo tanto infamati. Ma ci siamo anche tanti divertiti. E ci siamo voluti tanto bene.”

“Mi sembravi la Sandrelli ne La prima cosa bella di Virzì, quando dal letto di morte raduna i suoi figli. T’è mancato di dirgli ovvìa giù, si fa una cantatina, e poi eri lei” ha detto la mia collega (stronza ma) preferita.

Pungolata dall’ansia da prestazione, telefono al liceo dove tra una settimana inizierò la maturità.

“Pronto, buongiorno, sono il membro esterno di Lettere. Chiamo per sapere cosa devo fare.”

Una tac al cervello?, avranno pensato.

Fuga per la salvezza

8 giugno 2015

Ingredienti.
Un agriturismo abbastanza lontano dalla città per respirare aria fresca ma abbastanza vicino per poter pensare che se hai voglia di civiltà puoi tornarci in venti minuti.
Una compagnia (umana e felina) garantita che ti assicuri serenità mentale, chiacchiere bordo piscina, passeggiate lento pede nel verde delle colline toscane, pasti genuini, silenzi sovrumani e profondissima quiete.
Un romanzo travolgente di 400 pagine dentro cui perderti e dimenticarti.
Un appartamento di 45 metri quadri fresco come una cantina, dove di notte abbisogni un piumoncino da buttarsi addosso.
Un panorama leopardiano, con tanto di siepi affacciate su infiniti spazi e aulenti ginestre gialle.
Dosi.
Q.b. di tutto. Cioè un’esagerazione immorale.
Procedimento.
Mescolare tutto e godere, godere, godere, pensando che incombenze, scadenze, oneri e doveri non esistono e illudendosi che questa qua è la vita vera.

Poi, come uno schiaffo a cinque dita, torna il lunedì.
Ma intanto lascia fare, ti sei sparata un sogno di due giorni.

Ciclo e maturità

6 giugno 2015

“Profe, ha saputo? Il nostro membro esterno di Italiano è un maschio!”
“Quindi?”
“Quindi menomale!”
“Come sarebbe?!”
“Be’, lo sanno tutti: i professori maschi sono più buoni delle professoresse femmine!”
“Che luogo comune assurdo! Su che basi scientifiche si fonda questa teoria, sentiamo…”
“Di certo in quei giorni non avrà le mestruazioni.”

Chissà se anche nella scuola dove sono stata destinata io si fanno considerazioni d’ispirazione altrettanto stilnovista.

Appuntamento in tre

3 giugno 2015

In classe erano il Cipri e il Savo (detto Immerda).
La classe era eccezionale, loro bravissimi e spiritosi.
Da quell’anno indimenticabile ne sono passati altri dieci.
Dieci anni tondi tondi che solo a pensarci mi gira la testa.
Oggi il Cipri e il Savo (detto Immerda) sono quasi trentenni e sono dottori: il primo in Economia e Commercio, il secondo in Medicina.

“Ascolta bionda, meno chiacchiere e più fatti: ti si passa a prendere e ti si porta a cena fòri. Vietato rifiutare.”
“Non sono più bionda. Sono rossa.”
“Meno storie, rossa. Stasera?”

Stasera.

Destinazione maturità

3 giugno 2015

E il liceo a cui ti destinano per la maturità è uno dei sette in cui hai chiesto di essere trasferita a tempo indeterminato.
Così, per dire a volte com’è buffo il caso.