La recensione

30 ottobre 2015

Avevo tuonato: le recensioni mi raccomando, fatele originali!

Devo essere sincera. All’inizio non gli avrei dato un centesimo. E’ risaputo che i libri che danno i professori sono noiosi, con storielline strappalacrime alla Io Non Valgo Nulla e poi dopo tre pagine Ehi Sono Il Più Figo Del Mondo.
Invece ammetto che questo è proprio lo strappo alla regola, il libro che quando finisce pensi “Ragazzi, ora mi fascio anch’io una mano”.
Parte un po’ come la storia di questo ragazzino felice a cui va tutto bene ma a cui in una giornata di luglio la vita cambia radicalmente. La perdita di un arto dev’essere davvero un trauma. Quindi la sua esistenza va da “Oh happy days” a “I’m so sad”. Ma state tranquilli, che a tirarlo su di morale c’è la bella Tiziana, donna un po’ sfigata ma figa da morire, che quando vede Fiorenzo per la prima volta se lo fa come se non ci fosse un domani. Poi se ne pente e lì arriva la parte “Che bischera son stata”, ma vai tranquilla Tiziana, che il tuo bel fanciullo ti pensa a gogo e chissà cosa vi riserva il futuro.
Quindi basta cazzeggiare sui vostri iphone6 grandi come padelle buone per friggerci un uovo, chiappate la moto, la bici, il culo, ma andate in biblioteca, cercate una bella bibliotecaria e ditele “Ehi bellezza senti, sto cercando il famoso Esche vive, non è che ce l’avresti only for me?”
Poi tornate a casa, se vostro fratello è sul divano tirategli dietro il gatto per farlo levare, appollaiatevi nell’angolo più luminoso e… ciaone al mondo.

Ma forse così è troppo.

A Storia siamo alla cavalleria. Il cavaliere come simbolo di coraggio virile e di legittimazione del potere. Il cavaliere come emblema di ricchezza economica e distinzione sociale. L’armatura del cavaliere. L’Arazzo di Bayeux come fotografia ideale di un’epoca di contraddizioni e violenze. L’etica cavalleresca promossa dalle autorità ecclesiastiche. Analisi dell’opera pittorica di Simone Martini Investitura a cavaliere di san Martino. Insomma, una full immension nel tema.

“Per lunedì i maschi scriveranno un personale decalogo del cavaliere contemporaneo del XXI secolo da leggere pubblicamente in classe.”
“COSA?! E LE FEMMINE???”
“Le femmine niente, staranno ad ascoltare. Sennò che dame sarebbero.”
“NON E’ GIUSTO!”
“Va bene. Accolgo le accese rimostranze della parte maschile ed estendo un compito analogo anche alle femmine: esse stileranno un loro personale decalogo delle aspettative riposte nel cavaliere moderno ideale.”
“Troppo facile professoressa: quelle prima ascoltano il nostro e poi ce lo copiano.”
“Dissento. Non è mica detto che ogni donna abbia le medesime esigenze. Io per esempio un cavaliere che non andasse a farmi la spesa all’Esselunga e non cucinasse per me non lo degnerei neanche di uno sguardo.”

E le ragazze infatti lì a guardarmi come dire te sei scema, a noi interessa tutto un altro genere di roba.

“Professoressa ha sentito?”
“Cosa?”
“Pare stia per partire l’occupazione.”
“Occupazione di che?”
“Della scuola.”
“Non ne so niente e non ne voglio sapere niente.”
“Io veramente volevo chiederle delle informazioni.”
“Del tipo?”
“Del tipo: come si fa a occupare? Come funziona di preciso?”
“A me lo vieni a chiedere?!”
“E a chi sennò. L’insegnante è lei.”
“Scusa eh. L’occupazione è un gesto che gli studenti compiono per protesta contro qualcuno e/o qualcosa. E’ un atto non legale e chi lo fa se ne assume la responsabilità. Insegnare a occupare non rientra nei miei compiti. I professori non occupano.”
“Ma (poniamo il caso, per assurdo) se io volessi occupare, come dovrei fare?”
“Tu, nel cuore della notte, coperto e incappucciato, dovresti tentare di penetrare all’interno di questi locali e impossessartene barricandotici dentro a suon di catene, lucchetti e spranghe. Se invece (come immagino) arrivi a cose fatte, ti presenti davanti al portone e dichiari che sei un rivoluzionario, che vuoi schierarti con i rivoltosi, che vuoi cambiare le sorti della scuola e (già che ci sei) del mondo. Giuri fedeltà alla causa e stai a vedere se (con codesta faccia) ti fanno entrare.”
“Poniamo che mi fanno entrare. Se noi occupiamo voi cosa fate?”
“Noi arriviamo a scuola e la troviamo occupata, da voi, che vi ci siete barricati dentro e ci impedite di entrarci.”
“Davvero?!”
“E quindi come reagite?”
“Io personalmente telefono a casa tua e chiedo di parlare con tuo padre.”
“Ah.”

Certo che i primini da come sono teneri ti verrebbe da mangiarli a morsi.

Ha corretto i compiti?

28 ottobre 2015

“Professoressa scusi, posso farle una domanda?”
“Ma certo caro, sono qui apposta.”
“Siccome io alle medie avevo un’insegnante di Italiano che si incavolava come una biscia se qualcuno di noi le domandava se aveva corretto i compiti…”
“Ecco. Non domandare nulla. Lascia tutto così.”

Autoritratto in versi

27 ottobre 2015

Per un battesimo poetico che rimanga impresso, secondo me non c’è nulla di meglio di Solcata ho fronte di Ugo Foscolo. In una botta sola gl’insegni come si fa un sonetto, li accompagni alla presa di coscienza di sé e gli fai conoscere un gran figo.

“Professoressa, come sarebbe la fronte solcata?”
“Come la mia: con le rughe orizzontali.”
“Ah, ce l’abbiamo anche noi: guardi.”
“Sì, ma voi ce l’avete se inarcate le sopracciglia: io (fortunella) ce l’ho sempre. Si chiama età.”
“E il crin fulvo che sarebbe?”
“I capelli come i miei.”
“Rossi?”
“Bravi, siete i primi a non chiamarli arancioni.”
“E emunte guance?”
“Il contrario delle vostre, che le avete belle sode e paffutelle.”
“E ardito aspetto cosa significa?”
“Significa che Foscolo a guardarlo dava l’idea di essere molto coraggioso. E lo era. Foscolo era un duro. Foscolo è il numero uno. Foscolo non aveva paura di nessuno. Foscolo è l’uomo che ciascuna donna vorrebbe al proprio fianco.”
“Davvero?!”
“Ve lo giuro.”
“Professoressa, labbro tumido acceso che vuol dire?”
“Vuol dire che, tra le altre fortune fisiche, Foscolo aveva anche quella di possedere una bocca carnosa e naturalmente colorata. Non come la mia, rinsecchita e sbiadita che se non mi do il rossetto manco mi si vede.”
“Eheheh.”
“C’è poco da ridere. Voi ridete perché avete tutti la bocca bella. Guarda lei che bocchina a bocciolo di rosa.”
“E io?”
“Bellina anche te.”
“E io?”
“Uh bellina anche la tua!”
“E lui?”
“Lui bellissima: da baci.”
“Professoressa scusi: tersi i denti come si traduce?”
“Ecco, attenzione all’aggettivo terso. Si dice anche del cielo. Se per esempio dico che oggi il cielo è terso, cosa voglio dire?”
“Che c’è qualche nuvolina?”

Ora, sarà che Foscolo c’aveva le nuvole tra i denti?

Impara!

27 ottobre 2015

Nella scuola in cui ho insegnato per cinque anni, alle fotocopie ci pensavano le custodi. La regola prevedeva che tu consegnassi loro il brano da fotocopiare con almeno un giorno d’anticipo, lasciandolo nell’apposito schedario, per ritrovarlo all’indomani nello schedario accanto, quello delle fotocopie pronte. La prassi era che se ti presentavi all’improvviso e le guardavi con gli occhi liquidi del Gatto con gli Stivali loro cedevano immediatamente e accompagnavano il servizio con chiacchiere scherzose e affettuose (“Ma quanto tu romperai i coglioni? Però noi ti si vòle tanto bene, dai qua, dai qua!”).
Nella nuova scuola m’hanno messo in mano un tesserino carico di 800 fotocopie che mi devono bastare fino a giugno.

“Scusa -dico a una custode- dovrei fare delle fotocopie per la verifica…”
“Quindi?”
“Non so come si fa.”
“IMPARA!”

Deve far parte del Protocollo Accoglienza.

Cosa succede in città?

27 ottobre 2015

Lo interrogo fuori dalla classe perché alla verifica è entrato con un’ora di ritardo e ne ha fatta solo mezza.
Ci mettiamo nello spazio esterno alla sala professori, seduti su due bellissime sedie di design in legno e pelle.
Com’è fatto un sonetto? Com’è strutturata la Divina Commedia? Che cos’è una lauda? Che cosa significa poema didascalico allegorico? Che cos’è un’anafora? E una perifrasi? E una paronomasia? Chi è Brunetto Latini? Che cos’è un cilizio? Chi sono i conventuali? Che cosa significa ghiora? Chi urla Miserere di me? Che cos’è l’Eneide? Quali sono i tre titoli della poesia di Francesco d’Assisi? Quali sono i due titoli di quella di Jacopone da Todi? Che cosa simboleggia la lonza? E il leone? E la lupa? Chi è il veltro?

“Scusi professoressa, sento una musichina provenire dall’interno della sua borsa.”

Era Vasco che dalle cuffie dell’ipod (intrufolandosi nell’interrogazione) voleva sapere “Cosa succede, cosa succede in città?”

Molto di più

26 ottobre 2015

“Ragazzi, sia che lo lodiate sia che lo stronchiate, la recensione di Esche vive fatemela originale, bella, bellissima, che inchiodi alla pagina, che faccia entrare addosso una voglia pazzesca di leggere il romanzo di Fabione Genovesi o di farlo a pezzi. Capito? Non mi fate quelle cose scolastiche da mosci che mi fanno addormentare. E ricordate per chi la scrivete: non per me, ma per i vostri coetanei, per ragazzi come voi. Tenete presente che le più belle verranno pubblicate.”
“Pubblicate?! Dove? Sul giornalino del liceo?”
“Macché giornalino. Di più.”
“Sul suo blog???”
“Macché blog. Di più, di più.”
“Sul Corriere della Sera???”
“Macché Corriere della Sera. Molto, molto di più.”

Loro non se lo immaginano.
E io non glielo dico.

W Satana

26 ottobre 2015

Seconda verifica in classe, seconda parte del controllo generale dei quaderni.

“Madonna che scrittura brutta.”
“Professoressa mi dispiace, io scrivo così.”
“E che cialtrone.”
“Professoressa via, cerchi di capire, l’ordine non è il mio forte.”
“Tutti questi fogli a giro.”
“Dopo la verifica li rimetto a posto, via professoressa.”
“Ma poi tutta la copertina sbertucciata.”
“Ho riciclato quella d’anno scorso.”
“E tutte queste scritte. Ma qui cosa…? W SATANA?! Ma che sei impazzito?!”
“Mannò professoressa, non l’ho scritto io, l’ha scritto la bionda! La bionda fa sempre così con i quaderni di tutti, li prende di nascosto e ci scrive le peggio cose.”

Allora io col pennarello a punta grossa gli ci ho scritto W LA PROFESSORESSA D’ITALIANO.

Giustificazione

26 ottobre 2015

“Scusate, ma la bionda?”
“La bionda è assente.”
“Ma c’è la verifica su Esche vive!”
“Aveva un impegno importante a Roma.”
“Davvero?”
“Sì. Farsi i dred.”

Questa non me l’avevano mai detta. Mi mancava.