Franca

15 dicembre 2015

Ve la ricordate Franca, la cameriera de Il ciclone, quella che occasionalmente va a letto con Pippo, il meccanico sboccato che mentre chiacchiera con Pieraccioni simula un coito con il motorino che sta riparando, insomma Paolo Hendel, ma che alla fine sposa Naldone, quello che organizza le date alle cinque ballerine di flamenco, insomma Alessandro Haber?
E’ la mamma di una mia alunna.
Oggi mi si è materializzata davanti, al ricevimento plenario dei genitori.
Si chiama Patrizia.
“Allora Franca, a presto, tanto piacere di averla conosciuta.”

All’Artistico il ricevimento plenario delle famiglie dura due giorni, il primo per le classi del biennio, il secondo per quelle del triennio.

“Sua figlia è una gran peperina.”
“Suo figlio è un diociliberi.”
“Sua figlia è bella, intelligente e studiosa.”
“Sua figlia è la figlia che avrei voluto.”
“Suo figlio ha tutti otto.”
“Sua figlia ha tutti cinque.”
“Suo figlio fa troppe assenze.”
“Sua figlia studia poco.”
“Vostra figlia deve potenziare la parte scritta della materia.”
“Vostro figlio deve imparare a chiacchierare meno e ad ascoltarmi di più.”

Poi è arrivato lui. Il padre dello studente che ogni insegnante vorrebbe vedere replicato all’infinito in ogni classe. Lo studente sempre attento, concentrato, vigile, empatico, sorridente, sereno, pensante, analitico, intraprendente, generoso, cordiale, educato, accogliente, paziente, tollerante, fantasioso, geniale, umile.
“Che piacere conoscerla! La stavo aspettando con trepidazione per dirle qualcosa di importante.”
“Davvero? Cosa?”
“Io sono innamorata di suo figlio.”

Ha 15 anni.
E’ il mio uomo ideale.

Il fumettista

15 dicembre 2015

Avevo già scritto qui dello studente fumettista, il ragazzo riservato e taciturno che mentre io spiego e leggo i Promessi sposi in classe accompagna il suo ascolto concentrato alla realizzazione capillare di strisce favolose.
Quella che a me era parsa la parentesi artistica di un momento, però, è diventata per lui una dipendenza a tutto tondo.
Che sia l’ora di grammatica, l’ora di antologia, l’ora di scrittura, l’ora di narrativa o l’ora di storia, per lui è sempre l’ora dei Promessi sposi.
E a casa, che siano le tre, le sette o le undici, lui fa sempre quello: disegna scene, rivisita dialoghi, crea variazioni alla storia narrata da Manzoni (che occasionalmente irrompe tra i disegni con un paio di corna sulla testa come un grande manzo).
Tempo fa aleggiava tra i compagni la leggenda secondo cui la madre del fumettista, esausta di richiamare il figlio ad altre attività diverse da quella di uno zerocalcare in erba, aveva gettato nella spazzatura tutte quelle carte illustrate; leggenda poi smentita dal fumettista stesso, che le aveva solo smarrite.
E proprio per non smarrirle più egli si è ora dotato di un quadernone ben rilegato, su cui ha trascritto la vecchia produzione, aggiungendovi la nuova, sempre più ironica e raffinata.
“Ascolta -gli ho detto l’altro giorno- Qui siamo davanti a un’opera d’arte in fieri. Dobbiamo assolutamente pensare a un modo per arrivare alla pubblicazione. Sono disposta a tutto pur di darti una mano.”

In segno di gratitudine, mi ha inserita nella storia, ritratta in abiti seicenteschi, mentre siedo alla tavola di don Rodrigo quando fra Cristoforo va a parlargli di persona.
Mi ha fatta racchissima. Ma io sono felice uguale.

Top Ten

13 dicembre 2015

Questa estate ero bordo piscina con amici. Sul giornale leggevamo un articolo che ci invitava a stilare una top ten, una lista con le dieci canzoni che più rappresentavano la nostra vita fino a quel momento. Immediatamente ci buttammo nella sfida. Ciascuno di noi partì alla ricerca mnemonica dei pezzi musicali paradigmatici della propria vicenda esistenziale. Ne conseguirono molte risate, molte prese di culo, ma anche molto struggimento emozionale. Nella mia deformazione professionale io tra me pensai che, tornata a scuola, avrei propinato quest’attività ai miei nuovi studenti.
“No, via professoressa, un altro tema no!”
Ma è stata la resistenza del primo impatto, quella obbligatoria del gioco delle parti. Dieci minuti dopo erano già a razzolare nel mucchio dei loro trascorsi musicali. Gli ho dato una settimana. Ieri hanno consegnato i loro scritti. E li hanno letti pubblicamente in classe. Accompagnando alle parole brevi assaggi dei brani citati.

Consiglio a tutti gli insegnanti di Italiano di proporre questa attività ai loro alunni.
Conosceranno la storia personale di chi hanno davanti ogni mattina.
Capiranno quali famiglie hanno alle spalle quei ragazzi.
Scopriranno gusti, sensibilità e talenti che altrimenti resterebbero nell’ombra.
Rideranno fino alle lacrime.
Senza farsene accorgere, di nascosto, riparati nella parte più segreta di se stessi, potranno anche commuoversi ed essere grati alla vita per il lavoro che fanno.

The Pride

13 dicembre 2015

Per chi lo ha amato negli erotici panni del commissario Montalbano, potrebbe essere insopportabile e incredibile.
Luca Zingaretti gay.
Eppure al Teatro della Pergola dirige e interpreta The Pride, opera del drammaturgo americano di origini greche Alexi Kaye Campbell che si snoda in due periodi di tempo lontani tra di loro (il 1958 e il 2015) e che affronta il tema dell’omosessualità. Benché non solo quello.
Parallela alla questione dell’identità sessuale di ciascuno di noi corre la questione ben più ampia della nostra identità a tutto tondo: chi siamo veramente, cosa vogliamo davvero dalla nostra vita, e saremo capaci di raggiungerlo?
Guardandoci allo specchio, alla fine della partita, saremo almeno contenti di quello che vediamo?

Tornando a casa nella notte buia stretta al suo braccio, confesso all’amica del cuore che per ora, riflesse nello specchio, vedo più che altro le mie rughe. Che cerco di portare in giro con orgoglio.

A pranzo dalla Simo

12 dicembre 2015

Finisce la lezione e andiamo da Simona, la proprietaria della paninoteca dove alcuni miei studenti vanno spesso a pranzo. Secondo loro questa donna è la sorella gemella da cui sono stata separata appena nata e me la vogliono far conoscere in tutti i modi. Percorriamo a piedi quasi tutta via Romana, siamo a un passo da Palazzo Pitti.
“Professoressa eccoci, si prepari. Resterà di stucco.”

Resto più di stucco a vedere la disinvoltura con cui quelle due civette, raccolti i capelli e lavate le mani, sgusciano dietro il bancone e si mettono a imbottire il mio panino, gomito a gomito con la mia gemella, che mi accoglie come una di famiglia e me lo offre.

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Recensione su ordinazione

12 dicembre 2015

Qualche sera fa ci siamo incontrati al cinema.
La mattina dopo a lezione gli ho imposto di scrivere una recensione sul film visto.
“Insomma, quella recensione su Dio esiste e vive a Bruxelles, me l’hai scritta o no?”
“Certo professoressa, ecco a lei.”

Quando ebbi la notizia che mio padre mi avrebbe portato al cinema, ero contento. Ma poi, quando scoprii che saremmo andati con Simone, e che il film lo aveva scelto lui, lo ero un po’ meno.
Simone è un caro amico di mio padre, ma gestisce una cineteca indipendente, quel tipo di cinema da tagliarsi le vene, film di bambini orfani in mezzo alla guerra, degrado in centri urbani di chissà quali città in chissà quali Stati. Insomma cinema impegnato, che di certo non esci col sorriso. Dato che per lui un film che non ti fa deprimere non è un film, ero un po’ scettico.
“Non ho mai goduto così tanto al cinema!”, “Fantastico!”, “Bellissimo!”, “Mah” (dev’essere stata una troppo religiosa): questi alcuni dei commenti che ho sentito dal pubblico all’uscita.
“Questo film è difuori come tutti gli altri film di Jaco Van Dormael”, ci spiega il nostro amico.
Be’, il film è VERAMENTE difuori.
In questa normale famiglia -padre, madre, figlia- che vive in questo sporco appartamento, c’è un dettaglio: il padre è Dio.
Dio è un uomo grezzo, violento, cencioso. Sua moglie ne è succube e vive nel ricordo del figlio, J.C., sparito molti anni prima. La figlia è l’unica rimasta in contatto con J.C., che ormai è diventato un personaggio famoso.
Dio ha un ufficio nel quale nessuno è mai entrato, nemmeno la moglie. Da lì, controlla il mondo tramite il suo vecchio pc.
Dio è responsabile di tutti i mali del mondo, è lui che li definisce. Dio è responsabile anche di tutte le sfighe del mondo, tanto che è lui che le determina e le declama, con chiari riferimenti a La legge di Murphy. Tramite il computer, stabilisce date di nascita, di morte, cosa accadrà a ciascun mortale.
Dio è autoritario, sua moglie non parla quasi mai, la figlia pianifica una fuga da quella casa, una fuga attraverso la lavatrice. Ella, stufa di quel padre, ha intenzione di seguire la strada del fratello J.C., ovvero scappare, procurarsi 6 apostoli e, con loro, scrivere il Nuovo Nuovo Testamento.
Ho trovato questo film molto divertente, pieno di riferimenti e citazioni. Ammetto che a un certo punto il ritmo un po’ rallenta, ma la parte iniziale e quella finale sono molto originali.
Verdetto finale?
Spegnete la play, il telefono, il computer, smettete di leggere Glattauer
(autore assegnato in lettura domestica dalla sottoscritta, n.d.r.) e andate al cinema a vederlo.
E’ sicuro che uscirete col sorriso.

Due per Mon roi

11 dicembre 2015

“Tu che dici, Le ricette della signora Toku o Mon roi?”
“Boh, non so niente di nessuno dei due, ma il Fiorella in genere è una garanzia: dove caschi, caschi bene. Aspetta, chiedo un consiglio allo strappabiglietti.”

“Sono due film completamente diversi. Il primo è giapponese, delicatissimo e soave, quasi recitato sottovoce. Il secondo è francese, molto bello ma inquietante e impegnativo, un film sull’amore, sui rapporti di coppia, sulle dipendenze. Il primo rilassa, il secondo toglie la tranquillità. Il primo è un’evasione, il secondo imprigiona, si attacca addosso e non ti lascia più.”

Massì, facciamoci del male.
“Due per Mon roi.”

(Vincent Cassel, comunque, è strepitoso.)

La sorella gemella

11 dicembre 2015

“Professoressa scusi, ma lei ha una sorella che si chiama Simona?”
“Non solo non si chiama Simona, ma non ho proprio nessuna sorella. Perché?”
“Incredibile: noi andiamo sempre a pranzo in un posto dove c’è questa Simona che è tale e quale a lei.”
“Va be’, mi assomiglierà un pochino.”
“No profe, siete IDENTICHE.”
“Allora esigo conoscerla.”

Così domani, fatte le nostre quattro ore di lezione, andremo tutti a sgranare dalla Simo.
Loro sono tutti emozionati all’idea di riunire due gemelle separate dopo la nascita.
Io non vedo l’ora di addentare la lasagna.

Un babbo come Vasco

10 dicembre 2015

“Profe, ma lo sa che il mio babbo assomiglia tantissimo a Vasco?”
“Sì, ciao.”
“Glielo giuro! Ha il suo sguardo, il colore dei suoi occhi, i suoi tratti, le sue pose. Lo ricorda molto, fa impressione.”
“Ma dici davvero?”
“Profe, lo vedrà lei stessa martedì al ricevimento generale.”
“Ma perché, oggi al consiglio di classe non viene?”
“No, oggi viene solo la mia mamma.”

E invece poi hanno bussato, abbiamo detto avanti, la porta si è aperta.
E Vasco è entrato.