Non vedo l’ora

6 luglio 2016

“Non vedo l’ora che finisca la mattina, che finisca la settimana, che finiscano gli esami” sospiro spesso in questi giorni.

Ma Gianburrasca mi redarguisce.
“Questo tuo anelare alla fine di qualcosa non va bene -dice- Tu non vedi l’ora che finisca, ma non capisci che in questo modo ti precludi la possibilità di gustarti fino in fondo ogni momento? Ogni attimo, anche se pesante, faticoso, noioso o doloroso, vale la pena di essere vissuto; in ogni cosa c’è un aspetto positivo per cui vale la pena esserci. Pensaci. Quando la mattina sarà finita, quando la settimana sarà finita e quando anche la maturità sarà finita, noi saremo solo più vecchi di come siamo adesso e il segmento di vita che ci è dato di vivere si sarà ulteriormente accorciato. E pensa anche a questo: l’istante che stiamo vivendo non tornerà mai più. Non ti sembra tragico e al contempo meraviglioso?”

Da allora non fo che dire: come si sta bene a scuola, con 40 gradi, a fare esami tutti i giorni fino alle 3 del pomeriggio.

Gianburrasca

6 luglio 2016

Si presentò alla riunione d’insediamento della commissione e la notai all’istante.
Non era come tutte le altre.
Era buffa, ammiccava, comunicava con lo sguardo, sorrideva di traverso, cercava la complicità, la sorellanza.
Alla sorveglianza della prima prova arrivò affannata, appena uscita dalla doccia, cosparsa di crema, spettinata.
“Hai il trucco sbafato” le dissi. “Sei un’amica” commentò.
Ha lo smalto verde alle unghie dei piedi, gli occhiali bifocali con cui non se la dice, un cellulare pieno di fotografie, una casa con quattro soppalchi. Ha lavorato per cinque anni nella scuola più brutta di Firenze e da altri cinque lavora in una delle più belle. Insegna una materia che al liceo detestavo, ma a cui lei sa farmi interessare.
(Lei) “Com’è bella la biologia, vero? Pensa: poter conoscere nel minimo dettaglio come funziona il nostro corpo!”
(Io) “Mh, sì.”
In due settimane di frequentazione quotidiana ho acquisito su di lei notizie che un’amica non ti fornisce in un decennio.
E’ diretta, schietta, dice sempre ciò che pensa. Fa questo lavoro con passione, è piena d’interessi, ha vissuto un po’ in Bolivia e dopo la maturità farà un viaggio in barca a vela.
Sembra avventata ma è molto saggia. Sembra svarionata eppure è centratissima.
E’ una persona buona.
Come tutti noi, tuttavia, ha un difetto.
Non riesce a stare ferma.
Alle prime ore in qualche modo riesce a governarsi e resiste, inchiodata a quella sedia di legnaccio duro.
Ma dopo il terzo candidato è più forte di lei.
Si alza.
Va a dire una cosa nell’orecchio al presidente.
Torna a sedersi.
Si rialza.
Va alla borsa.
Beve dell’acqua.
Si risiede.
Si alza di nuovo.
Va accanto a quella d’Inglese.
Constata che non capisce ciò che dice.
Torna al proprio posto.
Mi manda un bigliettino.
Fa il ritratto all’intera commissione.
Cancella il bigliettino.
Torna dal presidente.
Controlla i voti d’ammissione.
Si siede.
Sfoglia il libro.
Inventa una domanda.
Digita al computer quelle che ha già fatto.
Si balocca con la penna.
Mi guarda.
Ride.

E’ una Giamburrasca con cui sento che a esame ultimato nascerà qualcosa.

Non lo scrivere

3 luglio 2016

“Promettici che non scriverai sul blog dove siamo venuti oggi.”
“Perché?!”
“Perché sennò questo posto meraviglioso smetterebbe di essere segreto.”

Il nome non lo scrivo.
Dico solo che era in alto, che era fresco, che era verde, che era pieno di poesia e castagni, di abeti e prati, che c’erano casette solo in pietra, che la gente non parlava più il toscano, che il panorama saziava la vista e i profumi inebriavano l’olfatto, che c’era un fiume dove abbiamo immerso i piedi, che c’erano foglie enormi con cui abbiamo fatto dei cappelli, che abbiamo mangiato cose buone, conosciuto bellissimi vecchi, cantato canzoni della Resistenza.
E che sabato ci ritorneremo.

La pazza gioia

3 luglio 2016

Dopo un sabato passato a boccheggiare, a interrogare, a combattere la stanchezza, il caldo, il sonno, l’unica scelta da fare è darsi alla pazza gioia.

Caro Virzì, hai fatto centro anche stavolta.
Ma niente è più bello della prima cosa bella.

Tutta un’altra musica

3 luglio 2016

L’anno scorso maturità al Liceo musicale.
Mozart, Bach, Beethoven, Vivaldi, Dvorak, Debussy, Liszt, Schubert, Chopin, Puccini, Rossini, Verdi, Mahler, Brahms, Stravinskij, Čajkovskij.

Quest’anno maturità al Tecnico biotecnologico sanitario.
Colesterolo, tumore al seno, Alzheimer, HIV, infarto miocardico, fibrillazione atriale, aritmia ventricolare, angina pectoris, sindrome di Down, diabete, PET, RMN, TAC, chemioterapia, radioterapia, meningite, epilessia, colera.

Decisamente tutta un’altra musica.