Anziché il film

30 settembre 2016

“Profe, noi ci siamo!!!”
Il messaggino arriva corredato di una foto che li ritrae, bellissimi e sorridenti, davanti all’Auditorium Stensen, dove gli avevo detto di andare a vedere il docu-film su Ai Weiwei.
Loro sono lì. Ma io sono ancora al consiglio di classe.
Quando esco il film è già partito, nulla da fare, ripiego in Santo Spirito: ci regaliamo una serata amarcord, tra le stradine in cui ho vissuto, gozzovigliato e goduto anni fa, quando ero appena rientrata dall’esilio bergamasco, quando giravo solo in bicicletta, quando ero straprecaria ma felice, quando mi sembrava di spaccare il mondo, quando non avevo mai una lira ma mi divertivo uguale, quando la mamma c’era ancora e ci discutevo sempre, quando c’era anche Nello e ci dormivo insieme tenendogli la coda tra le mani, quando mi vestivo con due stracci e non me ne fregava, quando ero ancora bionda ma di notte mi sognavo rossa, quando nulla mi faceva preoccupare e la vita mi pareva solo un gioco leggero e incosciente.

Ipotesi

30 settembre 2016

“Pier delle Vigne. Ricordatevi questo nome! Adesso lo abbiamo trovato in Letteratura, ma presto lo ritroveremo in Storia e poi nell’Inferno dantesco. Non dimenticatevi di lui! Per il momento vi dico solo che faceva parte della Scuola Siciliana e che era legato a doppio nodo amicale con Federico II di Svevia. E vi anticipo che quest’amicizia straordinaria s’incrinò al punto da trasformarsi in una tragedia. Ma non vi dico altro, sennò mi brucio tutte le sorprese a inizio anno.”
“No! Ce lo dica! Cosa successe tra i due amici?”
“Una cosa terribile!”
“Ma cosa???”
“Provate a fare delle ipotesi.”

In ordine (di cretinaggine): Piero rubò la moglie a Fede, Fede andò a letto con la moglie di Piero, Piero rubò delle poesie a Fede, Fede rubò una penna con cui Piero scriveva le poesie.

Come due cani a cuccia

29 settembre 2016

All’ennesimo corso di aggiornamento per giornalisti mi ci sono iscritta (lo confesso) solo perché era vicino a casa mia.
“Il data journalism”. Sottotitolo: “Comprendere l’interazione tra una possente mole di dati, analisi algoritmiche, pratiche computazionali e la produzione di conoscenza è una delle principali sfide metodologiche epistemiologiche del nostro tempo”.

Se la mamma fosse stata ancora viva avrebbe detto: mi son venute du’ palle come du’ cani a cuccia.

Modelli femminili

29 settembre 2016

“Finalmente nell’arte del XVII secolo irrompono modelli femminili nuovi: non più la donna con blonda testa e claro viso, ma la donna mora e (UDITE!) la donna… ROSSA! Ma non solo! Accanto alla donna bella, perfetta, angelica e armoniosa, fa il suo trionfale ingresso nella poesia la donna vecchia! Nel Seicento sarei stata celebratissima!”

E qui il protocollo prevedeva: “Mannò che dice professoressa, lei non è rossa (infatti è tinta) ma soprattutto non è vecchia!”

Silenzio assordante.

La naturista

28 settembre 2016

Da quando (era un giorno preciso di agosto) ho messo in discussione il mio sistema di alimentazione, sono diventata un’orgogliosa naturista. Aboliti il farinaceo, il carboidrato e tutto ciò che è alcolico, ho fatto largo a una simpatica folla di frutta, verdura, semi per uccelli, cereali, latte di soia, di riso, di nocciola.
All’intervallo vigono lo yogurt, il wasa, le mandorle e una vaschetta con l’ananas a pezzetti.
“E quella bottiglietta di liquido giallognolo icché l’è?!”
“Un infuso di ginger fresco addizionato con 50 gocce di estratto di salvia, 100 di pilosella e 80 di tarassaco.”

Stentano a riconoscermi.
Quando mi riconoscono, mi trovano noiosa e triste.

Ti amo anch’io

27 settembre 2016

E’ un mese che chiedo al Rondine di ritrovare nella cesta dei giochi del Frenky il dvd della versione originale del ’77 di Elliott, ma lui nulla, non c’ha tempo, se ne scorda, non ci pensa.
Poi, per caso, scopro che ce l’ha anche lei.
“Professoressa non me ne parli. La mia mamma me lo fa vedere in continuazione, è fissata.”
“Oddio! E me lo presteresti?”
“Certo! Se vuole le porto anche il libro di quando ero bambina.”

Accantonata l’opera omnia gucciniana, la hit del momento è Ti amo anch’io (per i meno colti, un estratto del celebre duetto tra il bambino e il drago: “Se io ti sorrido tu mi bisbigli… bu bubu bububu bubu bubù! Se dubito sempre tu mi consigli… bu bubu bububu bubu bubù! E quando canticchi una ninna nanna dormo come un reeee… bu bubu bububu bubu bubuuuu… ma scherzi?! bu bubu bububu bubuuuuu! Non ci posso credere! bu bubuuuu! Sul serio?! bu buuuu! Ti amo anch’io”. Video disponibile anche su youtube).

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Il consigliere

27 settembre 2016

“Chi si potrebbe interrogare stamattina?”
“Scusi profe, non capisco perché faccia questa domanda se poi sappiamo tutti che non accetta volontari.”
“Però accetto consigli.”
“Allora le consiglio di non interrogare me.”

Interrogato a bomba il consigliere.

Barrueco

26 settembre 2016

Il Seicento a scuola lo saltano quasi tutti.
Io ci sudai un anno intero di università con Giorgio Luti, non intendo rinunciarvi.
In un liceo artistico oltretutto saltare il Barocco è un’eresia.

“Prima di tutto l’etimo: barocco deriva dal lemma spagnolo barrueco, che significa…”
“Lo so io!”
“Dimmi caro.”
“E’ facile, anche a orecchio! Vorrà dire squalo.”

Il percorso mentale di questo scellerato è stato il seguente: barrueco —> barracuda —> squalo.
Le strade erano due: o lapidarlo a colpi di Fresca rosa novella (tomo 1 e tomo 2), o scrivere alla lavagna anche la sua interpretazione etimologica, per compararla a chi (qualcuno in più) sostiene che barrueco significhi perla di forma irregolare, quindi bizzarra.
Poiché abbiamo scelto la seconda, ora lui si dà delle grandi arie da linguista.

Un dito medio in mostra

26 settembre 2016

E’ cinese, adiposo, artista, designer e attivista.
In Cina ha rotto talmente i coglioni, che a un certo punto lo hanno deportato in un luogo lontanissimo e segreto.
Poteva morire perché soffre di diabete e di ipertensione. Invece è ancora vivo e grazie a una petizione planetaria ha riconquistato la propria libertà ricominciando a lavorare, cioè rompere i coglioni come prima.
Ha esposto in tutto il mondo e adesso è atterrato a Firenze.
Ha chiesto e ottenuto (mentre i fiorentini increduli guardavano a naso in su l’installazione borbottando: ma icché l’è questo troiaio?!) di attaccare dei gommoni alle finestre di Palazzo Strozzi, sede della mostra “Libero”.
Pare che il dito medio imperversi nelle sale e che l’autore lo abbia dedicato alle città, ai monumenti e alla gente di tutta la terra.

“Che ne dite se la prossima settimana facciamo un’uscita didattica e andiamo a vedere Ai Weiwei?”
“SIIIIII!”

Non oso immaginare il dopo.

Nella terra dei Manfredi

25 settembre 2016

La scusa è il corso di aggiornamento per giornalisti.
La verità è che a Faenza (i cui abitanti oltre che faentini si chiamano manfredi) non c’ero mai stata e non vedevo l’ora di vederla.
Sbaglio strada e arrivo con quaranta minuti di ritardo. Mi perdonano perché vengo da Firenze, mi accolgono con un sorriso e mi accreditano il punteggio intero nonostante mi sia persa due dei sei interventi.
L’incontro ha un nome roboante: Stati Generali del Giornalismo Musicale. Si parla da Bob Dylan a Neil Young, da Elvis Presley a Ligabue (di cui con mio incontenibile piacere viene detto: è inutile che s’incazzi tanto quando scrivono che non è rock, perché non lo è).

Non si può andare a Faenza senza visitare il Museo Internazionale della Ceramica, un gioiello da fuori (la struttura è un sogno circondato di verde) e da dentro (contiene una collezione che spazia dalla Cina antica e le civiltà precolombiane fino al Novecento europeo, in un tripudio di arte e di follia a colori).

E non si può tornare da Faenza senza fermarsi a Brisighella, percorrere il camminatoio sospeso degli asini, salire sulla rocca, sostare al sole nella piazza.

Del resto non si può neanche passare da Marradi, terra di Campana, senza accarezzarci neanche un gatto, certosino nella fattispecie.

Che bella terra, la nostra terra.