Con la scusa di Oceania

30 dicembre 2016

L’uscita di un nuovo cartoon è la scusa per invitare il Frenky a casa, farlo restare a dormire e regalargli due giornate insieme.
Questa volta il titolo della scusa è Oceania, l’ultimo della Disney ambientato nelle acque dell’oceano, su un’isola da salvare, tra noci di cocco bellicose e un mostro di lava molto contrariato, in compagnia di un dio dei venti sovrappeso e tatuato, e di un pollo spennacchiato strabico e idiota.
Il Frenky non fa in tempo ad arrivare che già si trova prima a bordo di un 22 e poi della tramvia. Col suo cappellino da cestista americano e le sue gambe lunghe da fenicottero biondo passeggia per il centro aggrappato alla mano della zia secchiona che gli racconta le curiosità sui monumenti cittadini, il canto dei bischeri, l’ombelico di Firenze, la colonna di San Zanobi, la casa di Dante, la tomba di Beatrice, la testa di toro incastonata su un lato del Duomo.
Nello spazio riservato ai bambini della biblioteca delle Oblate il Frenky consulta volumi sull’astronomia, nella pasticceria in piazza San Marco spolvera una ciambella fritta.
Alle 18 entrano al Principe con due biglietti a posto obbligatorio, ma la zia è insofferente alla recente usanza, istiga il nipote alla disubbidienza e lo fa sedere in un’altra fila. Per la durata della proiezione ridono, commentano, si tengono la mano e pregustano l’idea della fumante margherita che ordineranno in pizzeria.
La notte è piccola per loro, che una volta a casa fanno partire un film datato e giacciono abbracciati sul tappeto mentre Mimmo tende agguati a vuoto. Il lettone accoglie infine tutti e tre per il sonno dei giusti e degli innamorati.
All’alba il Frenky, che ha puntato piedi e ginocchia nei fianchi della zia per otto ore, spalanca gli occhi azzurri e con l’alito pestifero augura il buongiorno al cosmo domandando cosa c’è per colazione e cosa prevede l’ordine del giorno.
La tavola rotonda s’imbandisce di cereali, yogurt magro, pane integrale, nutella, mandorle, uva, pere, mandarini e tè verde.
L’ordine del giorno impone come prima cosa lo slucchettamento di una bicicletta nera.
Zia alla guida e nipotino dietro, partono verso le Cascine dove lei si allenerà alla corsa e lui le farà da coach.
Spettinati dal vento e sbaciucchiati dal sole costeggiano l’Arno e penetrano in centro. Sono vestiti da randagi ma incuranti dell’outfit vanno a fare una seconda colazione da Robiglio e un acquisto vintage a La Città del Sole. Con quattro panetti di pongo colorato nello zaino puntano verso casa lanciati in una folle gara contro il 22, a cui fanno respirare la propria polvere.
Il pranzo è una minestra di brodo vegetale con le tempestine di cui il Frenky ha fatto esplicita richiesta e un vassoio di merluzzo accompagnato da un’insalata di finocchi.
Il pomeriggio li vede in babbucce e calzini antiscivolo, l’album con le musiche dei film di Woody Allen in sottofondo, a realizzare gatti psichedelici lui, a sferruzzare una nuova sciarpa lei, parlando in assoluta confidenza come una coppia di grandi amici.
Finché il Frenky, che occhieggia da due giorni la cesta con le lane, esprime il suo inconfessabile desiderio: imparare a lavorare i ferri, desiderio che la zia realizza prontamente.
“Come si sta bene, zia, in questa pace.”

Ed è in pace anche la zia.

“Carissimo Francesco,
chi ti scrive è Babbo Natale.
Potrai avere l’insistente impressione di riconoscere in questa lettera la grafia della zia. Infatti la sta scrivendo per me sotto dettatura.
Proprio lei mi ha raccontato di quel giorno in cui, a casa sua, cantavate insieme L’isola che non c’è mentre lei si accompagnava alla chitarra e mentre tu esprimevi il desiderio di possederne una tutta tua.
Eccola, è questa, è per te.
Ti auguro di cercare nella vita tante isole che non ci sono e di essere sempre felice.
Tanti auguri!
Tuo Babbo N.”

“Che bella Eko! E che bella custodia! E ci sono anche tre plettri, duro, morbido e medio! Zia, ma secondo te è già accordata?”
“Penso di no amore: sai, l’ho comprata più di un mese fa e da nuove le chitarre si scordano subito.”

Nel suo sguardo, un misto straziante di incredulità e sgomento.
E’ ufficialmente iniziata la vita anche per lui.

Sì o no

22 dicembre 2016

“Stavo poco bene.”
“Ho avuto troppo da fare.”
“Il ragazzo mi ha lasciata, ho pianto tutto il giorno.”
“Sono innamorato, non ho testa.”
“I miei mi hanno portato fuori per forza e siamo rientrati tardi.”
“Ho lasciato il quadernone a casa.”
“Non riesco a trovare il foglio, dev’essere qui nello zaino ma…”
“Come sa, i miei sono separati, ieri ero dalla mamma ma il libro era dal babbo.”
“Credevo oggi non ci fosse italiano.”
“Credevo oggi spiegasse.”

Basta.
Ho fatto il pieno.
Le scuse, le parole, le mezze verità, le bugie, i discorsi, le argomentazioni, i particolari. Non mi interessano più. Mi hanno rotto le palle. Mi annoiano a morte. Non li ascolto nemmeno. Sono aria. Aria vuota.
Quello che voglio è un sì. O un no. Rapido, veloce, essenziale, sincero.
“Hai fatto i compiti?”
“Sì.”
“Sette. Hai fatto i compiti?”
“No.”
“Quattro.”

Da quando abbiamo eliminato i pleonasmi, la vita a scuola si è incredibilmente alleggerita.

Festa senza sorpresa

20 dicembre 2016

Il Cece mi scrive un messaggino in privato.
“Salve prof, senta, a nome della classe vorrei chiederle una cosa: avremmo organizzato una festa a sorpresa per lei nelle sue ore visto che domani è il nostro ultimo giorno insieme prima delle vacanze di Natale. Tuttavia, per correttezza nei suoi confronti, abbiamo deciso di rinunciare all’elemento sorpresa consultandola prima di agire. Vorremmo portare schifezze varie e salutarci nello stile dell’anno scorso, quando facemmo la festa nel parco all’addiaccio. Lei cosa ne pensa?”

Penso che lo scopo della festa sia evitare subdolamente l’ora di lezione e l’ora di interrogazione.
Ma io, benché ruffiani, nutro una simpatia inguaribile per loro.
Ho detto sì.

Il rapper

17 dicembre 2016

Lo interrogo a Italiano.
Fa una prova orale eccelsa, nella quale si muove con disinvoltura comportamentale, capacità critica e maturità intellettiva. Prende posizione, commenta gli autori studiati, esprime preferenze motivandole approfonditamente. Insomma, non un ragazzo: un uomo.
“Per concludere in bellezza, adesso ripetimi un sonetto a memoria.”
Parte a bomba con Io m’aggio posto in core.
Ma quando l’ha studiata, a casa, e quando l’ha ripassata coi compagni, a scuola, per memorizzarla meglio ha commesso l’errore di repparla, cioè di cantarla in stile rap, agitando le braccia e assumendo le tipiche pose di quel genere.
Dirmela normalmente, senza fare quei versi a bischero, non gli riesce più. Ci prova poverino, ma non ce la fa.
Gli piglia una crisi di riso incontenibile, con tanto di lacrime agli occhi e moccico al naso. A me uguale.

Letture in corridoio

16 dicembre 2016

Il custode del secondo piano, nei momenti di tregua, seduto al banchino in corridoio, ama leggere.
Fino all’altro giorno aveva tra le mani un libro sulla storia d’Italia degli ultimi due secoli.
Ma guarda bravo, mi dicevo.
Finito quello, ha dato immediatamente inizio a Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze di Charles Bukowski.

Rincoglionimento

15 dicembre 2016

In due classi diverse ho due studenti che si chiamano Mattia.
Convenzionalmente, li chiameremo Mattia R e Mattia M.
“Buongiorno, sono la mamma di Mattia M.”
Io però (non so perché) visualizzo istintivamente Mattia R.
“Signora! Non la riconoscevo, mi scusi!”
“Lo credo che non mi riconosce: non ci siamo mai viste. Sa, prima di oggi non sono mai potuta venire a parlare con i professori e anzi me ne scuso…”
“Ma cosa dice signora, l’anno scorso ci siamo conosciute e abbiamo fatto anche una bella chiacchierata!”
“No professoressa, si sbaglia. E’ la prima volta che vengo ai ricevimenti.”
“Signora, mi ricordo benissimo, l’ho ricevuta una mattina in ottagono.”
“Non è possibile, davvero.”
“Ma come no! Abbiamo parlato di Mattia, mi ha raccontato un sacco di cose interessanti e utili per capirlo meglio!”
“Ma guardi professoressa che si sbaglia, mi dispiace…”
“Sono sicurissima! Parlammo molto anche di lei e della sua professione. Lei è giornalista, vero?”
“No. Io lavoro in Regione.”

Che la senilità si avvicina a gran falcate non si vede solo dalle rughe.

Come stanno Spino e Zoa?

15 dicembre 2016

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Morte dei Marmi

15 dicembre 2016

Il penultimo corso di formazione deontologica per giornalisti (“Rettifiche e diffamazioni. Una prassi positiva per assolvere diritti e doveri”) si tiene a Villa Bertelli di Forte dei Marmi.
All’uscita capisco bene perché Fabio Genovesi ha sostituito Forte con Morte: a parte le vetrine non c’è un cane.
E così vado a Viareggio, mangio baccalà alla livornese in una trattoria trashissima, mi distendo sulla sabbia avvolta dentro un cappottone con la borsa sotto il capo a farmi da cuscino, guardo negli occhi il sole, mi addormento per un’ora, e sogno.

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Quel fantastico capitano

15 dicembre 2016

Un cervo attraversa guardingo la foresta.
Dietro un cespuglio, due occhi lo fissano a lungo.
Sono gli occhi di un ragazzo, che di lì a poco salta fuori dalle frasche, assale il cervo e lo sgozza.
Inizia in questo modo Captain Fantastic, il film di Matt Ross che propone un modello educativo e sociale controcorrente e affascinante.

Ben e la moglie hanno scelto di crescere i loro sei figli lontano dalla città e dalla società, nel cuore di una foresta del Nord America. Sotto la guida costante del padre, i ragazzi -tra i cinque e i diciassette anni- passano le giornate allenandosi fisicamente e intellettualmente: cacciano per procurarsi il cibo, studiano le scienze e le lingue straniere, si confrontano in democratici dibattiti sui capolavori della letteratura e sulle conquiste della Storia. Suonano, cantano, festeggiano il compleanno di Noam Chomsky, rifiutano il Natale e la società dei consumi. La morte della madre, da tempo malata, li costringe a intraprendere un viaggio nel mondo sconosciuto della cosiddetta normalità: viaggio che farà emergere dissidi e sofferenze e obbligherà Ben e mettere in discussione la sua idea educativa.

Io invece mi sono convinta che hanno ragione e voglio fare come loro, ma non nella scelta iniziale: in quella del finale, al suono perpetuo di Sweet Child O’ Mine versione indie.

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