Obihall.
Le luci della centrale elettrica.
E ho visto da vicino Vasco Brondi.
Un po’ ingrassato.
Col barbone.
Con i suoi occhi enormi e liquidi.
Travolgente.
Bravissimo.
Che non ha steccato.
(Quasi mai.)

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Senza l’Infinito

29 aprile 2017

“Quanto tempo vi devo concedere perché anche voi, come me, impariate l’Infinito?”
“Ma in che senso, a memoria?!”
“Ovvio.”
“Mannò via profe, basta con queste poesie a memoria!”
“Ma cosa volete che sia per voi imparare 15 endecasillabi sciolti dopo tutte le poesie che avete memorizzato da quando ci conosciamo?”
“Appunto! Basta!”
“Ma scusate, padroneggiate sonetti di Jacopo da Lentini, di Cecco Angiolieri, dei poeti stilnovisti, citate fluidamente interi passi del poema dantesco, e non volete imparare nulla dell’immenso Giacomone?!”
“Esatto. Basta professoressa.”
“Ragazzi, voi non capite. Il fatto è molto semplice. Non si può vivere senza conoscere a memoria l’Infinito.”
“Ma cosa dice. Io vivo proprio bene.”
“Anch’io.”
“Anch’io.”
“Anch’io.”
“Anch’io.”

Ok, per sabato prossimo.

A memoria

29 aprile 2017

“Io conosco tante poesie di Leopardi a memoria.”
“Davvero? Che culo!”
“È inutile che facciate della facile ironia, ne vado fiera”"
“E quale conosce, sentiamo.”
“Naturalmente l’Infinito, che imparai di mia spontanea volontà quando avevo la vostra età scrivendola a pennarello indelebile sullo specchio della mia cameretta. Ma poi anche Il sabato del villaggio, La quiete dopo la tempesta, A Silvia, Il passero solitario…”
“O forza, ce lo faccia sentire.”
“Dinsulavettadellatorreanticapasserosolitarioallacampagnacantandovaifinchénonmoreilgiornoederralarmoniaperquestavalle…”

Ma il bello è che, mentre loro mi guardano come si guarda una demente, io mi sento figa un monte.

Tra il passero e Leopardi

29 aprile 2017

“Come vedete, ragazzi, questa poesia si presenta chiaramente strutturata già a livello iconico: tre strofe distinte, per analizzare rispettivamente le peculiarità del passero, quelle del poeta, e l’unica ma significativa differenza tra i due.”

Uno ha detto: la so, le ali. Un altro ha detto: ma che ali, il becco.

Chounpèi

28 aprile 2017

P.E.I.: Piano Educativo Individualizzato. Ossia un documento -generato da un incontro con la componente docente e familiare di un alunno in difficoltà- nel quale vengono descritti gli interventi specifici predisposti per l’alunno stesso. Per evidenti motivi di programmazione e di verifica, il P.E.I. si fa all’inizio e alla fine dell’anno scolastico.
Data la domanda: “Sei libera oggi?”, non si fornisca come risposta: “No, ho un Pei”, bensì la versione tosco-sincopata: “No. Chounpèi”.
Che fa molto minivacanza nel sud est asiatico.

Chiedimi se sono felice

26 aprile 2017

Leopardi e la felicità sembrano un accostamento ossimorico. E invece no. Perché -proprio come sosteneva il vecchio De Sanctis- Leopardi nega la possibilità di essere felici, ma ti spinge comunque a parlarne. Parlandone, ti interroghi e scavi dentro le pieghe più riposte di te stesso. Scavando, qualcosina trovi sempre.
“Qual è stata la volta in cui vi siete sentiti più felici nella vita?”
Quei furboni prima biascicano bislaccate, poi girano la palla a me.
“E lei?”

Io benedico la campanella.

Brutti antipatici

26 aprile 2017

Una classe stamani (colpa di tutte queste vacanze, ponti e ponticini) era particolarmente cinguettante e garrula, slegata dal ritmo e dai tempi della scuola che imporrebbero organizzazione, attenzione, reattività, sintonia.
“Ragazzi, per cortesia, silenzio.”
Macché, come parlare ai muri.
“Ragazzi, allora?”
Allora che, non senti anche tu aria d’estate?
“Ragazzi, è ufficiale: mi sto innervosendo.”
Ma quanto rompe questa donna.
“STAMANI SIETE ANTIPATICI.”
Brusio residuo.
“E ANCHE PARECCHIO BRUTTI.”
Silenzio di tomba.
Per dieci secondi.
Poi uno scoppio di risa, comprese le mie.

Il quiz festivo

25 aprile 2017

Un commesso viaggiatore si sveglia dopo una notte di sogni inquieti e si vede trasformato in un insetto.
Un uomo adulto ripone la sua passione nel cuore della ragazzina più bella che abbia mai visto.
Un adolescente per puntiglio sale su un albero e non scende mai più.
Cinquantuno giorni di guerra in Turchia.
Una bambina sciocca non ascolta i consigli della mamma e si ritrova nei guai insieme alla nonna.
Si perde in un bosco ma trova una guida che gli fa fare molti giri.
La cosa più sorprendente? Un gatto che sale sul tram. E vuole pagare il biglietto.
Tira un megapetardo che gli scoppia in mano e la perde. Nonostante questo seduce una ragazza bella e più grande di lui.

L’ultima trovata per molestarli anche quando è festa: inviargli la trama di un libro riassunta in poche parole e fargli indovinare il titolo promettendo un bel voto al rientro in classe.
Anziché mandarmi affanculo, giocano.
Poi riadattano il gioco con la trama delle canzoni.
Dei geni.

Sospiri

23 aprile 2017

Come doveva essere bello. Chissà com’era essere sua sorella. Come avrei voluto una biblioteca come la sua. Come avrei voluto vivere ai suoi tempi. Come avrei voluto conoscerlo di persona. Come avrei voluto essere amata da lui. Come avrei voluto poterlo amare. Come erano sciocche le donne che lo rifiutarono. Come avrei saputo sanare la sua malinconia.

La proiezione in classe de Il giovane favoloso è stata acusticamente compromessa da tutti i miei sospiri argomentati.

Ma è sabato!

23 aprile 2017

Ragazzi silenzio, ragazzi concentrazione, ragazzi prendete il libro, ragazzi tirate fuori il quaderno, ragazzi ma che ci state un pochino zitti, ragazzi prendete appunti, ragazzi siete svagati, siete distratti, siete svogliati, ragazzi ma che avete.
La risposta è sempre quella, identica, pronunciata con la stessa espressione, un misto di allegria e rassegnazione, di scoperta e annunciazione. Profe, ma è sabato!
Tanto che ormai è diventata un must e aspettiamo a gloria il sabato per dircela.