Se non ci fosse Vasco

30 giugno 2017

Per questo weekend ho un invito in un posto incantevole, remoto, isolato e privo di qualsiasi connessione. Sarebbe perfetto, se domani sera alla televisione non ci fosse Vasco col suo stramegasuperultraconcerto da record (5mila addetti al dietro le quinte, 1500 agenti delle forze dell’ordine, 60mila auto attese, oltre 900 pullman in arrivo, ma soprattutto 220mila spettatori, per il concerto con più presenti paganti del MONDO).

Desiderata

30 giugno 2017

Momento topico della vita di un insegnante è la compilazione del modulo dei “desiderata”, ossia tutto quello che vorresti ti fosse concesso per l’anno scolastico a venire.
Vuoi entrare alle prime ore, alle ultime, o in quelle di mezzo?
Quale giorno libero gradisci?
Vorresti (almeno) un’aula con la Lim?
E in quali classi preferisci insegnare, biennio o triennio?
Io quest’anno non ho chiesto nulla.
Mi va bene tutto.
Non desidero niente più di tutto ciò che ho.

Tutto pesce

29 giugno 2017

Mi piace un monte questa serie di cene, pranzi, feste, raduni, bisbocce e aperitivi che ha preso il via coi miei colleghi, con cui il rapporto dall’anno scorso ha mutato termini e natura.
Ieri sera tutto pesce a casa sua, mentre in città infuriava un magnifico uragano che ha precipitato le temperature. Riso nero con gamberi e zucchine, tartare di tonno e di salmone, polpo lesso con patate, sgroppino a ripulire. E tanti progetti (aprire un ristorante in quella chiesa sconsacrata perduta in mezzo ai campi, fondare un’associazione culturale nella casa-limonaia dietro la scuola, organizzare corsi di chitarra per fare i pezzi di Glen Hansard) su cui ridere e sognare, tra una portata e l’altra.

Da Cocchino

28 giugno 2017

Stiamo andando a una festa nel Chianti fiorentino, quando ci prende un calo.
“Ho una fame.”
“Anch’io!”
“Non possiamo arrivare alla festa e buttarci sul buffet, non è elegante.”
“Hai ragione. Dobbiamo prendere un fermino prima di arrivare.”
“Facciamo una deviazione e andiamo a Tavarnelle.”
“Guarda quell’insegna: dice Da Cocchino.”
“Ahahah! Come Cocchino il mio studente di quarta!”
Scendo di macchina, scatto una foto, la mando sul gruppo classe.
Un minuto dopo si materializza Attrice, che passava di là con la sua mamma (nello specifico, la Franca del Ciclone).
Cinque minuti dopo si palesa Ballerina, che vive a tre passi da Cocchino.
Insomma non se ne fa una pulita.

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Tra le braccia di Oak

26 giugno 2017

Come siamo state bene, tutte insieme, da te, Oak.
Quando, arrivando, ti scorgo tra gli alberi, non vedo l’ora di abbracciarti. Ma tu, li senti i miei abbracci? Lo senti che infilo il naso nel muschio del tuo tronco per farmi riconoscere e riconoscerti? Lo senti il nodo in gola che mi prende, quando faccio il conto delle volte che ti ho visto e mi accorgo che ogni volta stavo meglio della volta precedente, fino a questa volta, che stavo bene veramente, bene fino in fondo, bene senza neanche una riserva? Non avevi nubi a farti da cappello, Oak, e nemmeno io, tutto era sereno, intorno a te e dentro me.
Quanto abbiamo chiacchierato, bevuto e mangiato, sotto di te, mentre tu usavi il vento per far suonare le tue foglie. Avevamo con noi anche le chitarre, come è stato bello quel concerto notturno sotto le stelle, in mezzo alle lucciole, spettinate da quell’aria profumata di origano, di rucola, di menta. E come sono state buone quelle cene preparate nella grande casa in pietra e consumate nel tavolo ai tuoi piedi. Com’è bello stare scalzi per tre giorni, Oak. Vestirsi con niente, lavarsi con moderazione perché da te c’è solo acqua piovana, annusarsi e ridere perché puzziamo di esseri umani. Come si ritorna umani accanto a te, Oak.
E come si dorme bene a fare il giro delle camere, una sera quella di mezzo, un’altra quella padronale, e una mattina ritrovarsi a letto tutte insieme nella camera più piccola, in mezzo ai cani, a ridere di niente, a sentirci grate.
Ti ho fatto tante foto, Oak.
In questa sei venuta benissimo.

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Seconda prova

23 giugno 2017

“A venticinque anni ho intuito che la luce e l’ombra sono i lati opposti della medesima cosa, che il luogo illuminato dal sole viene sempre raggiunto dall’ombra. Ecco cosa penso ora, a trent’anni: più è profonda la gioia più è intensa la tristezza, più è grande il piacere più acuta è anche la sofferenza. Se si tenta di separarli si perde se stessi. Se si prova a disfarsene crolla il mondo.”

Con queste (verissime) parole di Natsume Soseki si apriva il testo proposto dal Ministero per la seconda prova di maturità, che all’Artistico dura non uno ma tre giorni. Stamani ero di sorveglianza all’indirizzo di Arti Figurative. Ho visto schizzi preliminari e bozzetti pieni di annotazioni; progetti esecutivi e tavole di ambientazione; opere originali affiancate a particolari di suddette opere eseguite in scala con tecnica libera. E mi sono goduta il talento di questi artisti diciottenni, così diversi dalle centinaia di maturandi incontrati finora in tanti anni, così irriverenti di fronte all’etichetta che vorrebbe il candidato in camicia, così liberi nel loro aspetto stropicciato.

Ora chiudo la valigia e parto per una festa di compleanno lunga tre giorni.

Mi fa volare

22 giugno 2017

Non l’avevamo fatto mai. Non da quando lui è nato.
Ma stamani siamo partiti, noi tre, e basta, io, il Rondine e il Frenky. Destinazione: il Golfo di Baratti.

Abbiamo tutto quello che ci serve, stuoia matrimoniale, asciugamani, ombrellone, creme protettive, pallone, palletta, pallina, racchette, borse, zaino, costumi. Sulla spiaggia c’è gente, sì, però si sta un incanto, tira una brezza lieve ma continua che ci fa le carezze lungo il corpo. Piantiamo, distendiamo, sistemiamo, e siamo in acqua. Un bagno lungo tutto il giorno. A tutto quello a cui si può giocare, noi giochiamo. Perfino a paroliamo con la forca e l’impiccato. Con un bastoncino Frenky traccia sulla sabbia 7 linee: V A C A N Z A. Il Rondine ne traccia 9:
S P A G H E T T I. Io 8: S G R A N A T A.
Al ristorante Demos prenotiamo il tavolo più tattico, ombroso e ventilato, col mare lì che sembra di toccarlo. Cozze e vongole alla marinara e spaghetti alle vongole veraci annaffiati da un freschissimo Ribolla Gialla. Le rondini ci volano sul capo, i gatti ci camminano tra i piedi. A fine pasto su un foglietto per uno giochiamo a essere Borghese e diamo i voti a location, menu, servizio e scriviamo il conto secondo noi, chi si avvicina di più vince il gelato per merenda, contro ogni previsione vince il Frenky, che toppa solo di 50 centesimi.
Di nuovo sulla spiaggia fermiamo l’indianino dei gioielli, ci facciamo mostrare l’intera mercanzia, anelli, ciondoli, braccialetti. Il Frenky come una gazza ladra è attratto da tutto quello che luccica più forte.
E il sole inizia a tramontare, andiamo allo Zanzibar di San Vincenzo, facciamo il corso e il lungomare, non facciamo che dirci come si sta bene.
Sulla via del ritorno attacchiamo spotify e lanciamo il gioco finale: una compilation tutta nostra, un pezzo per uno in coda a quello degli altri, passano i Van Halen, gli AC/DC e I Cani, Michael Jackson e Cosmo, Zaz, Vasco Rossi e Brondi, Rovazzi e Gianni Morandi.
Una giornata così mi fa volare.

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Modena Park

21 giugno 2017

A me, il fatto che il primo di luglio, in occasione e a causa del concerto di Vasco Rossi a Modena, nelle scuole superiori della zona non si faranno gli orali della maturità, mi fa schiantare dal ridere e contemporaneamente mi commuove.
#solovascofermalascuola.

Versicoli quasi ecologici

21 giugno 2017

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: “Come
potrebbe tornare a esser bella,
scomparso l’uomo, la terra.”

La poesia di Giorgio Caproni, proposta stamani alla maturità per l’analisi del testo, era talmente bella che, anziché stare a fare sorveglianza in una classe quinta del mio liceo, mi sarei seduta a un banco e mi sarei fatta dare un foglio protocollo.

Come SatC

21 giugno 2017

Al secondo anno che insegni in una scuola, certe colleghe si trasformano in amiche.
“Insomma dove si va a cena?”
“Propongo un posto rustico e ruspante.”
“Assolutamente all’aperto.”
“Magari sotto un bel pergolato.”
“Possibilmente in collina.”
“Sì, una cosa country.”
“Informale e comoda.”
“Dove si possa mangiare, bere e chiacchierare a sfare.”
“E ridere.”
“Anche a voce alta.”

Al Nuovo Ranch di San Donato in Collina si pareva le quattro di Sex and the City.