A presto

20 giugno 2017

E poi, all’improvviso com’era arrivata, Vanda se ne va.
La prova è superata a pieni voti, quindi a luglio sarà di nuovo mia per altri venti giorni. Ma ora non c’è più.
Al suo posto, a parlarmi di lei, restano ciuffi di pelo, sgocciolate d’acqua, briciole di biscotto, orme di zampa, macchie di fiato umido sul marmo chiaro. Sull’aiuola davanti a casa anche una merda, delle otto che ha fatto (due al giorno), che non ho raccolto perché m’ero scordata il sacchettino. Si è seccata al sole, sembra una piccola scultura.
Di lei mi resta l’odore sui vestiti, l’immagine di quel muso a dispettosa, i baffi storti, il pelo pieno di ritrose. Il respiro denso, la voce grossa, il passo lieve. La coda a antenna, le orecchie a padella, la medaglietta col nome.
E un sacco di fotografie sul cellulare.

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Mi scappa

19 giugno 2017

“Mi scappa! Mi scappa! Non riesco a trattenerla! Svegliati! Mi scappa tantissimo! Oddio non la tengo! Aiuto! Devo uscire! Presto! Alzati! Portami fuori!”

Ho letto questo, nei suoi occhi imploranti e nei suoi passettini concitati.
Invece voleva solo scendere per strada a fare quattro chiacchiere col marciapiede.
Erano le 4 di questa mattina.

Allo scrutinio del mattino (memore di quando Nello presenziava ai consigli di classe delle scuole in cui insegnavo e russava sotto i banchi provocando il riso dei colleghi) porto Vanda con me. Entra nell’ottagono del liceo in tutta la sua senile fierezza, riceve le carezze e i complimenti dei custodi, percorre gli immensi corridoi, visita il cortile interno pieno di statue e di rose, sale al primo piano, viene ammessa nell’aula della Lim, segue la riunione da un angolo della stanza, infine esce sul parco e si gode il venticello. Nei suoi occhi appannati, chiara si legge la gratitudine animale.
Ma allo scrutinio successivo, che si tiene alle tre del pomeriggio, decido di lasciarla a casa: il sole è prepotente, temo per lei un colpo di calore. Approfitto della sua sordità per distrarla con un biscottino e uscire senza tante smancerie. Immagino che possa pensarmi ritirata nella mia stanza e opti anche lei per un riposino.
Immagino male.
Al mio rientro la scena è apocalittica. Il secchio dell’immondizia sventrato, il pattume disseminato per la casa, il sacco della differenziata svuotato, bottiglie distese, barattoli di yogurt ciucciati, scatole di cereali sbriciolate ovunque. Un sacchetto di nachos scovato, divelto e divorato.
“Vanda!”
In tutta risposta mi fa l’abbaiata ululante tipica del beagle, tra le cui righe mi pare di intuire un “brutta stronza non ti riprovare”.

Take away

18 giugno 2017

A fine serata, come usa ormai anche al ristorante, la padrona di casa prepara a tutti noi un bel take away. A me tocca un generoso spicchio di quella golosissima torta di ciliegie cucinata dal collega di Storia dell’Arte, talmente ben confezionato con il domopak che decido di lasciarlo addirittura nello zaino per farci colazione all’indomani.
Vanda si sveglia nel cuore della notte e, senza consultarmi, prende una decisione autonoma e completamente diversa dalla mia.

L’ospite d’onore

18 giugno 2017

Alla cena di iersera coi colleghi della scuola, nel giardino di una di loro, ho portato con me Vanda.
Appena entrata, ha puntato il tavolo portavivande e ha deciso che quella parmigiana di melanzane doveva essere assolutamente sua. Liberata del guinzaglio, ha allargato le cosce sull’erbetta e si è liberata la vescica. Mentre squisite portate venivano servite, fissava lo sguardo su ogni commensale adottando l’espressione del gatto con gli stivali di Shrek. Ricevuto in dono l’osso di pelle pressata che furbescamente mi ero messa in borsa, lo ha seppellito e disseppellito tre volte (alla quarta lo ha perso), lasciando buche in terra in suo ricordo.
Insomma è stata l’ospite d’onore.

Con un cane

17 giugno 2017

Con un cane la vita si trasforma all’improvviso.
Smetti di pensare a te, inizi a pensare a lui. Ti dimentichi delle tue necessità, ti preoccupi solo delle sue.
La mattina del tuo quinto giorno di vacanza non ti attardi più a covare nel lettone per godere del fresco dell’alba, non fai colazione lentamente davanti alle notizie della stampa online, non ti rituffi a letto per un rincalzino di sonno alternato a qualche pagina di un libro, ma ti butti addosso un cencio e con gli occhi appiccicosi ti precipiti sulla prima area verde vicina a casa tua. La tua gioia non è più fare la pipì e la cacca, ma farle fare a lui.
Con un cane smetti di essere distratta e svampita. La tua mente vigila in continuazione sulle sue esigenze: avrà caldo, avrà fame, sarà stanco, vorrà uscire, vorrà bere, vorrà un po’ di carezze, vorrà essere lasciato in pace?
Con un cane noti tutto quello che finora ti passava inosservato, un giardinetto pubblico con qualche forasacco secco di cui conosci bene la pericolosità e che scansi, avanzi di cibo abbandonati a terra che cerchi di non fargli vedere.
Diventi lungimirante oltremisura, impari a fare calcoli e previsioni: parcheggio qui così dopo troverò l’auto all’ombra. Ti si sviluppa il senso civico e mediti di raccogliere le firme per la realizzazione di una pista canabile che costeggi quella ciclabile. Ti si affina l’udito e anche mentre dormi senti il tintinnare della medaglietta sul collare, le unghie delle zampe sul parquet, le slappate nella ciotola dell’acqua, i sospiri dell’abbandono, gli starnuti da emozione.
Con un cane la giornata si riempie tutta, di occupazioni, orari e peli. Devi dargli colazione, garantirgli le sue camminate alle ore giuste, spruzzargli lo spray di citronella e ledum palustre e aggiungere alla pappa della sera il Restomyl che controlla placca e tartaro e migliora l’alito puzzone.
Con un cane non sei mai da sola. A chi ti chiede “vieni a cena?” tu rispondi “sì, veniamo” e quella risposta ti mette addosso un’inspiegabile allegria. Imbrocchi in misura sconcertante: non fai in tempo a scendere di macchina che l’uomo dentro un camioncino si ferma sul viale, blocca il traffico e ti dice: “Che bel cane. Prendiamo un caffè insieme?”. Ti senti libera di fare tutto quello che ti pare, tanto dai la colpa a lui.
Stai pochissimo al computer, giusto per aggiornare il blog, e lasci anche il discorso a mez

Beautiful Vanda

16 giugno 2017

Nel 2002 il beagle Nello venne fatto accoppiare.
La fidanzata se la scelse da solo: Milly, beagle come lui, che abitava proprio dietro casa nostra.
Dalla loro unione il 23 settembre di quell’anno nacquero 10 cuccioli, tutti vivi, tutti sani, tutti belli.
In quanto proprietari del maschio e a causa della cucciolata da guinness, ce ne toccarono due.
Furono chiamati Vasco e Vanda.
Io ai tempi stavo insieme al Moro, che non provò nemmeno ad opporsi alla mia proposta di tenerli entrambi.
Quando glieli portai in casa, lui perse la testa più di me.
Vasco era una pasta: fatto e messo lì, bonaccione, pacioso, tranquillo, mite, ubbidientissimo, non combinava marachelle, non meditava mai la fuga, non rosicchiava mai ciabatte.
Vanda invece era una furia: ribelle, attaccabrighe, polemica, fuggiasca, combinava guai anche per il fratello, rubava il cibo, scavalcava reti, divorava scarpe, pisciava e cacava ovunque.
Furono mesi impegnativi passati a pulire, rassettare, sgridare ed educare, ma anche pieni d’allegria.
La mamma impazziva di gioia quando glieli portavo a casa: arrotolava tutti i tappeti e liberava le stanze affinché i cuccioli potessero esprimere tutta la loro incontenibile vivacità; Nello li osservava perplesso chiedendosi da dove fossero sbucati fuori quei due lì.

Un giorno io e il Moro ci lasciammo, decidendo che Vanda l’avrebbe tenuta lui.
Poiché una delle più grandi fortune al mondo è mantenere rapporti civili e affettuosi con chi si è amato, nei primi anni successivi alla rottura passai regolarmente dal suo negozio a salutare la canina. Ogni volta che mi vedeva, Vanda spiccava salti acrobatici, abbaiava di felicità e mi copriva di leccate festose. Ma ogni volta che me ne andavo sprofondava in uno stato di malinconia e uggiolava al cielo come un’anima in pena. Decidemmo che avrei diradato le mie visite, fino a sospenderle del tutto.
L’ultima volta che la vidi, Vanda era in macchina col Moro. Credevo riducesse a pezzi l’abitacolo per uscire e saltarmi addosso. Erano 10 anni fa. Da allora mai più vista, neanche per caso.

L’altro giorno il Moro (che ora ha una compagna e due bellissimi bambini) mi ha telefonato. Automatico, vedendo il nome sul display, è stato pensare che Vanda fosse morta e che lui mi stesse chiamando per darmi la brutta notizia.
“Massie morta. E’ viva e sta benissimo! Ci pensi? Ha QUINDICI anni! Vedessi come la s’è scolorita! L’è diventata anche sorda. E le puzza il fiato. Però è sempre lei, è sempre in forma. Senti, a luglio andrò in Corsica con la mia famiglia. Vorresti tenerla con te? Se vuoi facciamo una prova questo fine settimana così vediamo come reagisce.”

Vanda è qui con me in questo preciso momento, acciambellata sul tappeto, tranquilla e rilassata.
Sembra stata buttata in varichina, completamente bianca, senile, trasformata. Ma è sempre la mia beautiful Vanda.
In lei albergano i geni di Nello, in lei rivedo lui. E’ come averlo ancora vivo. E’ come aver riavvolto il nastro del tempo. E’ come essere tornata a quei tempi là.

Senza peli

16 giugno 2017

“Sei stato nominato per la maturità?”
“No, tu?”
“Nemmeno io. E ti dirò che mi sento un po’ in colpa.”
“Con chi?!”
“Con chi mi dice che sono una privilegiata a fare questo lavoro e ad avere tutte queste vacanze.”
“A chi ti dice questo sai cosa devi chiedere?”
“No, cosa?”
Tu, negli anni in cui io mi facevo un culo così a studiare al liceo e all’università, cosa facevi? Prova, vedrai che poi non ti diranno più nulla.”

Amo il mio collega senza peli sulla lingua.

Cartellone

15 giugno 2017

I ragazzi che si amano con Gabriele Lavia; L’ora di ricevimento con Fabrizio Bentivoglio; Il nome della rosa nella versione teatrale di Stefano Massini; Musica ribelle con la collaborazione di Eugenio Finardi; Enrico IV di Luigi Pirandello; Mariti e mogli riadattato dal film di Woody Allen; Finale di partita con Glauco Mauri; Il padre con Gabriele Lavia; Zio Vanja con Vinicio Marchioni; Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco con Alessandro Preziosi; Favola del principe che non sapeva amare con Stefano Accorsi; La classe operaia va in paradiso dall’omonimo film di Elio Petri; Vetri rotti con GianMarco Tognazzi ed Elena Sofia Ricci; Il piacere dell’onestà con Geppy Gleijeses, Delitto/castigo con Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio; Otello di Shakespeare; Cita a ciegas con Gioele Dix; Intrigo e amore di Schiller.

Ieri mattina il direttore della Pergola ha presentato il cartellone 2017/2018.
Ma com’erano quelle polpettine del buffet.

Loro lo fanno da anni.
Appena finisce la scuola, nel giorno in cui si svolgono gli scrutini della succursale e i docenti della sede hanno un giorno di totale libertà da inserimento voti, medie, conteggio delle assenze, promozioni e bocciature, fissano al solito posto. Un agriturismo da favola nelle colline di San Gimignano. Per un giorno intero da spendere tra cibi biologici, vini freschissimi, piscina privata, chiacchiere disimpegnate e tante risate.
Si tratta di un appuntamento carbonaro, segretissimo, a cui solo una cerchia altamente selezionata viene invitata a partecipare.
Quest’anno eravamo una ventina.
Siamo stati così bene che, contravvenendo all’abitudine consolidata, ci si torna a breve.