“Devi fare qualcosa. Non puoi andare avanti così.”
La prima volta lo disse il 25 luglio, quando riportai Vanda al Moro dopo 20 giorni di convivenza fianco a fianco insieme a lei.
“E cosa dovrei fare?”
“Intanto smetti di piangere e soffiati il naso. Poi mettiti all’opera per prendere un cane tutto per te.”
“Io voglio Vanda. Voglio la mia beagolina.”
“Vanda non è la tua beagolina, è la beagolina del Moro, da quindici anni suonati. Non è pensabile che lui consideri anche lontanamente l’ipotesi di cederla a te, devi smettere di sperarci.”
“Ma io sto male!”
“Appunto. Adesso levati dalle palle e vai un po’ a Madrid. Poi quando torni ci attiviamo.”
Forse pensava che Madrid mi avrebbe distratta.
Appena rimesso piede a Pisa le due prime parole che ebbi a pronunciare iniziavano entrambe con la v: voglio Vanda.
Effettivamente Vanda -come si è letto da queste martellanti e monotematiche cronache estive- tornò, ma non per molto. Tra spizzichi e bocconi riuscii a strappare al Moro qualche giorno di proroga, ma ovviamente nulla di più.
“Ora vai un po’ al mare, su da brava, poi quando torni ci pensiamo.”
Al mare sono stata insieme a quattro amiche.
“Non puoi andare avanti così, devi fare qualcosa” dicevano anche loro quando la crisi mi riacciuffava e mi mettevo a piangere nel cuore della notte.
E così, il 24 agosto, proprio mentre ero al mare, qualcosa ho fatto.

Si chiama Ubaldo.
Ha 70 giorni.
E’ livornese.
Porta addosso l’inconfondibile profumo del cucciolo.
E’ di indole dolcissima.
Ed è bello com’erano belli Nello, Vasco e Vanda alla sua età.

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Per distrarmi

26 agosto 2017

Per distrarmi (e cercare di smettere di piagnucolare e sospirare a causa della definitiva partenza di Vanda) vado due giorni al mare.
E al mare, il 24 agosto, accade un miracolo.
(Prossimamente su questo schermo)

Prima che tu te ne vada

23 agosto 2017

Cara Vanda,
prima che tu te ne vada, vorrei scriverti quello che in questi giorni ti ho sussurrato tante volte sollevandoti l’orecchio a padella.
Grazie. Tutto qua.
Grazie per essere tornata, per esserti fatta accogliere, per esserti ambientata nella mia casa e nella mia vita.
Il tuo ritorno è stato il dono più prezioso di questa estate bellissima. Anzi. Questa estate è stata bellissima proprio per il tuo ritorno.
Grazie perché accanto a te mi si sono riaperti canali emotivi che avevo chiuso a chiave, perché mi si è rimesso in circolo l’amore e non ho più avuto paura di lasciarmi andare. Grazie perché, prendendomi cura di te, mi sono presa tanta cura anche di me e ho camminato, ho respirato, ho osato. Ho dato di nuovo valore a cose dimenticate, ho ricordato tanti giorni lontani, ho rivissuto un’altra volta una parte di vita a cui m’imponevo di non pensare mai per non soffrire.
Adesso ho le gambe toniche e il cuore aperto, conosco meglio me stessa e so che posso assumermi responsabilità per le quali pensavo di non essere adatta. Adesso so che sono capace di pensare prima a qualcun altro, e poi a me stessa, so che non m’importa di dormire, di mangiare, di sottrarre tempo al mio tempo, se c’è qualcosa per cui ne valga la pena. Accanto a te ho imparato il silenzio e gli sguardi, il respiro e l’ozio amoroso, ho sperimentato la felicità che dà la pace.
Tra poche ore il Moro ci chiamerà, noi prepareremo di nuovo il bagaglio e torneremo al suo negozio, dove ti dovrò lasciare.
Ma io non smetterò mai di aspettarti ancora, Vanda. E ogni volta che vorrai, tu potrai tornare a stare da me e a guardarmi con i tuoi occhi liquidi, ad annusarmi col tuo naso umido, ad ascoltare le mie parole sussurrate sotto il tuo orecchio a padella.

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Nel profondo Veneto

22 agosto 2017

C’è questa canzone de Le luci della centrale elettrica, che parla di lei che lascia la sua terra natale, il Veneto appunto, per trasferirsi a Milano e tentare un futuro migliore. Purtroppo le cose non vanno bene e lei con dissimulata indifferenza torna a casa dai suoi genitori (nel profondo Veneto, dove il cielo è limpido, dove il sole come te è sempre pallido). Si lascia dietro una serie di macerie e di false speranze, di case in cui avrebbe voluto vivere, di ritmi per realizzare l’impossibile. Ma adesso può non pensare più alla sua immagine, può essere più trasparente, può ritornare sconfitta e contenta facendo finta di niente (nel profondo Veneto, quello senza traffico, dove il terreno come te a volte è arido), in quella terra dove ci sono due bar, una chiesa, una farmacia, un negozio di alimentari e, no, non c’è la stazione; dove non c’è niente da dire, niente da spiegare, c’è solo da esistere e lasciare correre (nel profondo Veneto, dove il cielo è limpido, dove il sole come te è sempre pallido. Nel profondo Veneto, quello senza traffico, dove il terreno come te a volte è arido). Nonostante questo, tutti le leggeranno in faccia che quando era a Milano faceva l’amore quasi tutte le sere e che dormiva pochissime ore. Le leggeranno in faccia una vaga idea di futuro migliore.

Questa canzone è una delle mie preferite, tra quelle scritte dal grande Vasco Brondi; durante la scuola la svalvolo a volume massimo guidando verso il liceo e ci canto sopra a squarciagola. Le mie amiche dicono che il Valdarno è il mio profondo Veneto. Un luogo da cui sono fuggita ma a cui torno sempre, tirata come da un elastico da quella forza primordiale, mistura salvifica e letale di odio e amore, a cui è impossibile sottrarsi.

“Ci vediamo oggi?”
“Non posso. Vado a trovare il babbo.”
“Nel profondo Veneto?”
“Sì, nel profondo Veneto.”
“E ci porti anche Vanda?”
“Sì, ci porto anche Vanda.”

Del resto, come me, Vanda nel profondo Veneto ci è nata. Come me un giorno se n’è andata. Come me ci torna sempre volentieri. Perché nella sua asprezza il profondo Veneto è morbido come un divano e due cuscini in cui affondare il viso e fare una bella dormita, abbandonando anche le orecchie al proprio destino.

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Con i cani

21 agosto 2017

“Senti.”
“Dimmi Mimmo!”
“Ma quel cane stinto.”
“Vanda?”
“Sì, lei.”
“Dimmi!”
“Non doveva tornare a casa sua oggi?”
“Non hai sentito ieri sera il Moro? Ha detto che possiamo tenerla con noi fino a mercoledì! Non vedi come sono felice? Anche tu, vero?”
“Bah, beh, sgrunt, snorf.”
“Perché titubi e bofonchi?”
“Con i cani il discorso è sempre così limitato.”

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Una splendida giornata

21 agosto 2017

La mattina all’Olmo sul pratone a leggere i giornali e gli allegati all’ombra dell’albero centrale mentre Vanda giocava a nascondino.
A pranzo da Dino a Fiesole sotto le frasche di alberi maestosi.
Pomeriggio a Monte Senario per una ronfata sulla stuoia thailandese, una sgambatina fino alle grotte degli eremiti e una merenda dai frati.
Tra baci coccole carezze sorrisi sospiri, e una certa persistente quanto rara serenità.

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Da Spino

20 agosto 2017

S’era andati in Mugello per un affare tutto nostro e un po’ segreto.
Sali sali sali, ci siamo ritrovati sulla Futa.
S’è scavallato e siamo calati di là.
A quel punto arrivare alla residenza estiva di Spino e passare il pomeriggio insieme a lui è stato un attimo.

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Dormitorio

18 agosto 2017

Torna dalla sua vacanza ad Amsterdam, lo invito a pranzo, mi racconta, gli racconto. “Vuoi un caffè?”, “No, lo preferisco dopo”, “Dopo cosa?!”, “Dopo la pennica, posso?”, “Certo, accomodati”.
Lui di traverso, Mimmo tra le braccia, Vanda ai piedi.
E io a lavare i piatti.

Barcellona

17 agosto 2017

Su quella rambla prendemmo un caffè, passeggiammo mano nella mano, ci fermammo a guardare un artista di strada, comprammo un ombrello; pensai ai miei genitori in viaggio di nozze proprio lì quarant’anni prima; provai un vestito, mangiammo un dolce, leggemmo El Pais.
Eravamo tranquilli, non avevamo paura.

Bella vita

17 agosto 2017

“Buongiorno signore, bentornate tra noi!”
Nella piscina di quell’hotel in collina siamo ormai piuttosto note.

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