In agenda

28 novembre 2017

“Mi manderesti una foto di Bobi da mettere nell’agenda di Cane Sapiens che stiamo per mandare in stampa in vista dell’anno nuovo?” chiede l’educatrice cinofila.

Gliene ho mandate così tante che ci faranno un calendario.

Menomale Pirelli c’è

28 novembre 2017

Oggi tempuccio. Cielo da neve, temperature al limite dello zero, pioggerellina fine quanto bastarda, di quelle che ti ritrovi fradicia senza capire come.
Noi però alle Cascine ci si va lo stesso. Bobi ama il parco anche quando è deserto. Io pure. Il silenzio ovattato è rotto solo dal canto dei numerosissimi pappagalli fuggiti un tempo dalle gabbie e prosperamente riprodotti nonché perfettamente adattati al nostro clima, le foglie gialle rosse e marroni in terra fanno un fruscìo tutto dannunziano, il fiume che ci scorre accanto è un compagno liquido e confortante.
Ma ecco, in lontananza, un rabocchino bianco, una caccola a pelo medio, un ciuffo spettinato che corre a quattro zampe.
“Babbo, io voglio un cane” pare abbia detto un giorno la sua umana.
“Va bene, prendilo, ma a un patto.”
“Tutto quello che vuoi.”
“Lo chiamerai Pirelli.”

Ed eccolo qua, Pirelli, speperissimo, iperattivo, bocca a scimmia (= non mangia una sega), presenza fissa alle Cascine, padrone indiscusso del pratone dell’Anfiteatro, ennesimo amico di Bobi.

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Nel carrello

27 novembre 2017

La mamma di Odilia, una boxerina tutta bianca pazza scatenata conosciuta alle Cascine e diventata grande amica di Bobi, lavora alla Coop Boutique dove io faccio la spesa. Si occupa degli allestimenti. L’apparecchiatura natalizia visibile in questi giorni è tutta opera sua.
“E Bobi??? Dove l’hai lasciato?”
“In macchina, nel parcheggio sotterraneo come sempre.”
“Ma stai scherzando?!”
“No. Mi aspetta sempre lì, sta buono buono.”
“Non devi mai lasciarlo in macchina! Te lo rubano!”
“Ma cosa dici.”
“Te lo giuro! Non si lasciano i cani di razza in macchina! Ti sfondano il vetro, te lo rubano e lo rivendono!”
“Oddio!!!”
“Tieni, prendi subito questo carrello (aspetta che ti ci metto un cartone come base) e vai a prenderlo!”
“Ma non si può portare il cane dentro il supermercato!”
“Vai, ti dico. Nessuno ti dirà niente.”
“Ma…”
“Vai. Immediatamente.”

Alla cassa.
“Signora, mi scusi, potrei passare con questo carrello vuoto, scendere nel parcheggio sotterraneo, prendere una cosa e rientrare dall’ingresso principale?”
“Non capisco.”
“Ehm, ho il cane in macchina e una sua collega mi ha ordinato di andarlo a prendere.”
“Ma certo, vada pure!”

Durante il passaggio di Bobi tra i corridoi della Coop, le commesse abbandonano il proprio lavoro e vanno in visibilio.
Nonostante questo, si registra un’impennata delle vendite.

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Messaggino

27 novembre 2017

Babbo ti volevo dire che ieri mentre tu eri in camera a vestirti per uscire Bobi ti ha pisciato sul tappeto persiano nell’ingresso però poco e poi ho asciugato subito ahahah.

L’ora di ricevimento

25 novembre 2017

Della serie “facciamoci del male”, dopo sei ore di lezione e un cosiglio di classe finito con il buio, vado a teatro.
Alla Pergola Fabrizio Bentivoglio porta in scena L’ora di ricevimento, testo di Stefano Massini, regia di Michele Placido.
Bello, per carità. E lui bravo (nonché fascinoso) come sempre.
Ma forse una giornata intera a parlare di scuola è troppo.
Considerato anche il fatto che all’uscita becco un mio alunno in compagnia di genitori molto (ripeto, molto) simili a quelli rappresentati sulla scena.

Giù le mani

23 novembre 2017

Spalanco il portone, sono nel parco.
La mia classe quinta è alla Biennale di Venezia, per cui le mie ore con loro sono buche, vuote, libere, esco a respirare, a ossigenarmi.
Invece mi ritrovo davanti a una scena da film dell’orrore.
Una coppia, giovane donna e giovane uomo, e il loro cane, un modello tipo “il cane di Richard Gere” in quel filmone strappalacrime Hachiko – Il tuo migliore amico, razza giapponese, biondo, pelo foltissimo, coda a ricciolo, insomma lui, ci siamo capiti. Il giovane uomo lo afferra a due mani per il collo, lo solleva, il cane guaisce, piange, latra, si dispera. La giovane donna gli dice: mettilo giù, lui ce lo butta, gli prende la testa, gliela schiaccia a terra, il cane guaisce ancora, sempre più forte, acuto, disperato. La giovane donna lo frusta col guinzaglio nelle cosce, sul culo. Il cane tenta di fuggire. Il giovane uomo lo immobilizza agguantandolo per la pettorina, per picchiarlo meglio.

Nel parco c’è sempre qualche studente che ci si nasconde per entrare un’ora dopo, per boscare un compito, un’interrogazione, per farsi un cicchino, qualcos’altro, i fatti suoi.
E da una panchina un po’ in disparte arrivano tre studentesse con il viso sconvolto, gli occhi spalancati, le bocche aperte nell’incredulità.
“Ha visto anche lei ciò che abbiamo visto noi?”
“Sì, e non ci posso ancora credere.”
“Nemmeno noi. Bisogna fare qualcosa.”
“Li seguo, provo a raggiungerli.”

Non bisogna aver paura di parlare.
Non bisogna aver paura di dire le cose come stanno.
Non bisogna voltare lo sguardo altrove, pensare non sono fatti miei, tirare avanti, guardare dritto.
Non bisogna rinunciare al coinvolgimento emotivo, alla difesa altrui, al rispetto dei diritti, alla punizione del malfatto.

Un certo Bobi

21 novembre 2017

Nell’area cani delle Cascine (dentro la quale ci ritroviamo ogni giorno per poi partire in banda verso il bosco e il pratone dell’anfiteatro) entra una signora. Timida, carina, si guarda intorno circospetta, indaga con lo sguardo i cani e i relativi umani, cerca di distinguere in quel nugolo di peli, code, zampe e nasi, dove finisca un animale e ne cominci un altro. Infine si avvicina e ci chiede sottovoce.
“Ma tra quei cani… c’è anche un certo Bobi?”

La voce secondo cui per il parco più grande di Firenze si aggira tutti i giorni un cucciolo di beagle meraviglioso, simpatico, sempre libero ma ubbidientissimo, armonioso nelle forme, perfetto nell’insieme, è arrivata fino a lei.
E lei ha voluto vedere con i propri occhi.
Da allora tra di noi lo chiamiamo Uncerto di nome e Bobi di cognome.

Vi prendo e vi porto via

21 novembre 2017

“Domattina alle 9 fatevi trovare pronti: vi prendo e vi porto via per due giorni.”
“Dove?!”
“Surprise surprise!..”

Dice sempre così, surprise surprise, quando vuole farmi una sorpresa, e ci abbina la melodia di Sunrise di Norah Jones, imitandone la vocina da gatta strinta all’uscio.

Imbocca la Fi-Pi-Li.
Bobi non ne vuol sapere del confinamento sui sedili posteriori, se ne frega del salottino su 4 ruote che ho allestito per lui e scavalca l’apposito scudo montato tra le spalliere anteriori per saltarmi in braccio e allungare il collo verso il panorama.
“Si va al mare! -dice il nostro autista- Ho prenotato solo posti top.”

Dice sempre così, top, dei posti che prenota lui. E ha ragione.
Ma mai avrei pensato di dormire nel Palazzo Pannocchieschi, già proprietà di Nello, proprio lui, lo stesso che sposò la Pia de’ Tolomei per poi farla fuori (probabilmente defenestrandola) e sposare Margherita Aldobrandeschi, quell’infame.
Portare una professoressa di Italiano innamorata di Dante Alighieri in vacanza a Massa Marittima, teatro di uno fra gli episodi più famosi e commoventi della Divina Commedia, è davvero una surprise.
Per non parlare della gioia di Bobi.

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La scatolina

16 novembre 2017

Prima di cominciare la lezione in quinta, estraggo dalla borsa una scatolina celeste.
“Cos’è?!”
“Una scatolina. Posso mostrarne il contenuto solo a chi possiede un cane.”
“Perché?!”
“Perché chi non ce l’ha potrebbe considerarmi pazza.”

Mi ha considerata pazza anche chi ce l’ha.
Era la scatolina coi sei dentini da latte di Bobi conservati tra il cotone idrofilo.

Passione

16 novembre 2017

“Professoressa! Ha un graffio lungo il collo! Cosa le è successo?”

Il giovedì entro alle 11: io e Bobi abbiamo la sveglia biologica puntata sulle 8, amoreggiamo nel lettone fino alle 9 tra abbracci, slinguazzate, nascondigli sotto il piumone, agguati, scazzottate, risate, sospiri, solletico, carezze.
La passione a volte è tale che ci scappa il ferito, quasi sempre io.