Perle

30 giugno 2018

Un post al volo, prima di stendermi sul letto e perdere i sensi fino al tramonto.
La maturità (si sa) è (anche) l’occasione per farsi grasse risate grazie alle uscite geniali di studenti poco studiosi ma (va riconosciuto) molto fantasiosi.

“Di quale scrittore sto parlando? Pensaci: convertito al cattolicesimo, autore di poesie religiose quali gli Inni sacri, di opere tragiche quali Adelchi, Il conte di Carmagnola, di odi storico-civili quali Il 5 maggio e Marzo 1821, e infine del Romanzo storico per eccellenza.”
“?!”
“Dai, colui che ci parla di oppressi e di oppressori, di provvida sventura…”
“Ci sono! Verga!”

“Guarda, ti metto davanti il libro con questo testo poetico: fammi sentire come leggi, poi facciamo la parafrasi.”
“Anche un uomo tornava al suo nido:/ l’uccisero: disse: Perdono;/ e restò negli aperti occhi un grido/ portava due BOMBOLE in dono”.
(E io mi sono vista passare davanti il babbo di Pascoli con due bombole di gas sulle spalle, una di qua e una di là).

“In quale impresa commerciale si lancia la famiglia Malavoglia?”
“Sulla loro barca mettono un carico di LUPETTI.”
(E io ho visto prima la Provvidenza piena di cuccioli di lupo a ululare alla luna uuuuuuuhhhh, e poi la solita Provvidenza affollata di giovani boy scout coi calzoncini corti e il foularino al collo mentre gridano: A-ke-la! Del-no-stro-meglio! Nostro meglio, nostro meglio, nostro meglio!”).

Insomma, mi sto divertendo molto.

Commissioni

25 giugno 2018

Per questa maturità sono stata nominata all’altro Liceo Artistico di Firenze, il Leon Battista Alberti.
A me fare gli esami piace da morire. E’ un’occasione preziosa per conoscere nuove scuole, sperimentare nuovi metodi, osservare nuovi studenti e confrontare il modo di lavorare di ciascuno. Alla maturità io imparo sempre un sacco di cose belle. Fatte rarissime eccezioni (una, in 26 anni di lavoro), poi, m’imbatto sempre in commissioni simpatiche con cui intreccio rapporti che si perpetuano anche dopo. Memorabile quella di Grosseto, i cui membri possono ormai dirsi amici conclamati.
Quando il Miur pubblica i nomi dei commissari esterni, si scatena in rete la caccia di notizie.
“Profe! Quelli dell’Alberti chiedono di lei, vogliono sapere com’è!”
“E voi dovete dire che sono stronzissima, acida e cattiva.”
Invece gli hanno detto che sono un pezzo di pane. Leggi “tonta”.

La mamma la cantava sempre, questa canzone de’ suoi tempi, vieniii… c’è una strada nel boscooo… il suo nome conoscooo… vuoi conoscerlo tuuu?.., che era uno dei suoi cavalli di battaglia quando rifaceva i letti, insieme a Avevo una casetta piccolina in Canadà, Mamma solo per te la mia canzone vola e Sei grande grande grande come te sei grande solamente tu. Così ho ripensato molte volte a lei, durante la settimana trascorsa nella casa nel bosco, isolatissima da tutto e tutti, sola con i tre maschi della mia vita, in questa parte di vita.
Per arrivarci si doveva uscire a Donoratico e, una volta superato il paese, il forno Tani e il baracchino della verdura a chilometri zero, tagliare per i campi di una fattoria di cui non si intuivano i confini, e proseguire sullo sterrato fino a un grande cancello chiuso da un lucchetto arrugginito. Poi, una volta dentro, era come entrare in una fiaba. Pineta pineta e pineta a perdita d’occhio. E un tappeto d’erba e d’aghi in terra, e pigne piene di pinoli, e uno stagno con le calle, e un recinto con quattro maiali e una cinghiala che ci s’era intrufolata di soppiatto e che portava in giro una decina di cinghialini a righe. La casa, su un unico piano, col fontanello d’acqua sull’entrata e due tavoli esterni per mangiare fuori, era arredata alla buona, coi mobili scompagni rimediati chissà dove, senza la televisione, senza la connessione, senza nulla che ricordasse il secolo in cui siamo a parte l’acqua calda e il gas per cucinare.
Una manciata di giorni a fare niente se non leggere, giacere, passeggiare, cuocere pastasciutta al pesce fresco, e in cinque minuti raggiungere una spiaggia deserta con l’accesso privato. Il cane e il gatto che stringevano amicizia coi maiali, la cinghiala e i cinghialini; la spesa la mattina di verdura profumata; l’unico pensiero cosa si mangia oggi?
Ma eccoli, loro, gli studenti della quinta, che trovavano il modo di scovarmi e incalzarmi con quelle (cazzo di) tesine. Io le avevo scaricate nel portatile prima di partire e le correzioni gliele ho fatte con messaggi audio su whatsapp, pagina uno riga tre, metti lettera maiuscola; pagina quattro, riga dieci, cambia quel verbo; pagina nove, riga quattordici, rimetti quella frase contorta che non torna.
Una notte il temporale ci ha svegliati tutti, fulmini che ci cascavano tra i piedi, lampi e tuoni da paura, eppure Mimmo e Bobi lì belli tranquilli sul lettone ad aspettare che passasse, sereni e sicuri perché c’eravamo noi.
Poi la maturità ha chiamato, la commissione si stava per insediare e noi siamo tornati nella città puzzona e incasinata, con quella strada nel bosco dentro il cuore e gli occhi pieni di colori.

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Buon compleanno

24 giugno 2018

Va bene che gli auguri è importante non farli mai prima, però 14 giorni dopo pare troppo pure a me.
Ma sono qui per farteli, amore mio.
E’ passato un anno da quando sei venuto al mondo insieme ai tuoi fratelli Ulisse e Uncino e alla tua sorella Ursula. Sei nato in una villa in via dei Ceci, a Cecina (viva l’originalità). A guardarti uscire dall’antro buio e umido che vi custodiva tutti c’erano Ilaria e Delia Bichisecchi, proprietarie dell’allevamento più atipico che io abbia mai visto. Una cucciolata alla volta e tra una cucciolata e l’altra tanti mesi d’intervallo affinché ci sia sempre modo di tirare su i piccini appena nati, accudirli e accompagnarli al giorno dell’addio, che per loro è sempre un giorno di dolore. Osservarli sgambettare nella quiete di un giardino immenso e ben curato, individuare il carattere di ognuno, le peculiarità comportamentali che subito si manifestano, Uncino insolente e indemoniato, Ulisse introverso e solitario, Ursula paciocca e accomodante, e infine tu, dolcissimo e appiccicoso, attratto dagli umani più che dai propri simili, adorante e contemplativo nei tuoi malinconici sospiri e nella tua attesa quotidiana che a portarti via giungesse la persona perfetta per te.
Cioè io.
Io sono arrivata da te sessanta giorni esatti dopo, quasi per caso, una ricerca in rete e una telefonata, la richiesta di una femmina bicolore (per rivederci Vanda) e la risposta: solo maschi tricolori. Sono venuta lo stesso a vederti, per curiosità, e tu sei stato il primo a venirmi tra le braccia e l’unico che, dopo la prima di tre visite, sei rimasto col muso schiacciato contro il cancelletto a uggiolare perché già ti mancavo da morire.
Quando penso che ho titubato nella scelta, che quasi quasi avrei portato via Uncino anziché te perché la Delia mi diceva “è un mascalzone”, che stavo per perdere il regalo più bello della vita, quasi non ci credo. Eri tu quello perfetto per me. Tu e i tuoi occhi languidi, le tue labbra pendule, la tua pelle in esubero, i tuoi pois nella pancia, il tuo culo rotondo, la tua coda a antenna, le tue zampe a gatto, la tua voce roca, tu e nessun altro, con la tua personalità che s’incastra con la mia, sociale e selettivo, affettuoso e schivo, iperattivo e pigro, all’unisono con me.
Da quando ci sei tu, io non sono mai triste, non sono mai sola, non sono mai pentita, amareggiata, inquieta, delusa, irata. Da quando ci sei tu, io sorrido sempre. Dalla mattina quando apro gli occhi e ti vedo appiccicato a me in pose improbabili e immorali, alla sera quando li richiudo scaldata dal calore del tuo corpo che si cuce con il mio. Da quando ci sei tu, io sono sempre felice di tornare a casa e di vederti, sfamarti, parlarti, accarezzarti, metterti la pettorina e uscire nei prati e nei boschi, lungo le spiagge e per le strade del mondo.
Solo un anno, ma già un baule di ricordi insieme a te, e tante gente che non avrei mai conosciuto se non ci fossi stato tu, e mille avventure attraversate insieme, e tantissime fotografie che mi s’è intasata la memoria dell’iphone.
Come passa svelto il tempo della vita quando si è felici, vero Ubaldo?
Auguri, Bobi.

(Nella foto, Bobi la prima volta che lo vidi)

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L’ultimo tema

23 giugno 2018

“Professoressa, basta con queste esercitazioni sulle tipologie della prima prova scritta della maturità. Basta analisi del testo, saggi brevi e articoli di giornale. A noi non piacciono, esattamente come a lei. A noi piace il vecchio caro tema, come a lei. Ce ne dà ancora uno?”
“Sì, ci dia l’ultimo tema!”
“E’ vero, l’ultimo, da consegnarle all’ultima lezione!”

A me, in 26 anni d’insegnamento, mai nessuna classe aveva chiesto questo, con questa passione. L’ultimo tema. Nessuno aveva ricopiato la traccia, inventata su due piedi e scritta alla lavagna, con l’acquolina nel cervello all’idea di metterci le mani sopra e iniziare a scriverlo.

Anno 2080: se ormai un ottuagenario e, in una scatola dimenticata da tempo in soffitta, ritrovi per caso una foto scattata in quel lontanissimo anno scolastico 2017/18, quando frequentavi la quinta liceo all’Artistico di Porta Romana. Improvvisamente volti, nomi, situazioni, aneddoti, risate, angosce, emozioni ti ritornano alla memoria con la freschezza un po’ offuscata dal tempo. Intorno ad essi, il quadro sociale di un’epoca definitivamente tramontata. Racconta.

E gli confido che questa traccia s’ispira a un libro edito da Sellerio ormai introvabile perché mai più andato in ristampa, firmato da Marcella Olschki, Terza Liceo 1939, i suoi ricordi da liceale nel ventennio, la memoria amara e struggente della gioventù. E gli racconto che tanti anni fa invece quel libro lo davo da leggere alle classi che amavo di più e che stavo per lasciare. E poi chiedevo loro di fare un tema analogo. E venivano fuori dei piccoli capolavori.

E loro lo scrivono, e poi chiedono di leggerlo in classe davanti a tutti nella nostra ultima lezione, ultima capisci?, vuol dire che non ce ne saranno altre, che sono finite per sempre, che non ci rivedremo più, almeno in queste aule, tra questi banchi, che il nostro tempo è terminato, questi tre anni che sembrano iniziati ieri sono già sfumati e da domani saremo altro, saremo “ex”, ex alunni, ex professoressa, e magari ci vedremo fuori o verranno a trovarmi a casa, ma questa quotidianità perfetta, mai intaccata da una lite, mai inquinata da uno scontro, sempre perfetta e gioiosa, è finita.
Ed è chiaro che ci mettiamo a piangere. Tutti quanti. Come bimbi.

Stiamo tutti bene

22 giugno 2018

Non so come siano andate esattamente le cose. I giorni sono diventati settimane, le settimane quasi un mese e io non ho più scritto. Prima l’infezione di Bobi, poi il mio colpo della strega per averlo sollevato troppe volte quando non riusciva a camminare, gli ultimi giorni di scuola, la burocrazia da espletare, gli adempimenti finali da assolvere, e quindi gli scrutini, l’addio all’amata quinta, la guerra interiore per la tristezza di vederli andare e la gioia di immaginarli in giro liberi per il mondo a costruirsi la vita, la nostra ultima cena di classe, il loro ultimo tema letto a voce alta in mezzo al pianto, le uscite serali coi colleghi nel localino nuovo lungo l’Arno, e infine la partenza del carrozzone della maturità, l’insediamento della commissione e la scoperta che è composta da persone amabili e corrette, le telefonate e i messaggini audio ai miei studenti che non sarò io a interrogare, il primo compleanno di Bobi festeggiato nella settimana al mare nella casa dentro il bosco incantato noi quattro tutti insieme come nel nostro tempo lontano e felice.
Insomma, gli argomenti (compresa la sessantaduesima ed ultima puntata di Breacking Bad) non mancavano.
Eppure il tempo è scivolato tra le dita ed è quasi la fine di giugno.
Il miracolo della scrittura però prevede anche la possibilità di tornare indietro nelle ore, nei giorni, nelle settimane e quasi un mese, per raccontare tutto in ordine e con calma.
Intanto rassicuro chi mi ha scritto mail private per sapere come sta Bobi.
Bobi sta benissimo.
E quindi anch’io.

Basta rosso!

1 giugno 2018

A volte le scuole decidono di unirsi e danno vita a qualcosa che dirompe. S’intitola “Basta rosso” l’evento poliartistico nato da un’idea del Dirigente scolastico Ludovico Arte e messo in piedi da quattro istituti superiori fiorentini (il Liceo Artistico di Porta Romana e Sesto Fiorentino, il Liceo Scientifico Gramsci, L’Isis Leonardo da Vinci e l’Itt Marco Polo) e dedicato a un unico tema, quello dell’amore malato, del senso del possesso, della gelosia morbosa, distorsioni deviate del sentimento più bello, che purtroppo quasi quotidianamente portano alla solita parola: femminicidio. Quante volte la cronaca può graziarci da notizie di questo tipo? Poche. Pochissime. E allora il titolo di questa performance a tante mani suona come un urlo stanco, basta rosso, troppo sangue è stato versato, basta rosso, non ne possiamo più, basta rosso, qualcosa deve cambiare.
“Ma soprattutto –ci spiega Silvia Palmerani, docente di Laboratorio e Costume dell’indirizzo Moda del Liceo Artistico di Porta Romana – questa volta vogliamo guardare, analizzare e denunciare il terribile fenomeno del femminicidio non con gli occhi del cittadino, ma con gli occhi dell’artista”. Ed ecco la scelta: Artemisia Gentileschi, la pittrice secentesca violentata dallo stesso uomo che suo padre le aveva messo accanto perché le insegnasse a dipingere, la donna che affrontò un processo durante il quale dovette combattere (e farsi umiliare) per riuscire a dimostrare che proprio di violenza si era trattato.
“Artemisia, nella sua tragedia, fu fortunata –dice Chiara Ceruti, studentessa della 4C Moda dell’Artistico, la classe che va interamente in scena per questa occasione- poté curarsi con l’arte, poté usare i colori (prima tanto, tantissimo rosso, poi man mano che guariva affiancandolo anche ad altre scelte cromatiche) per dare voce all’orrore subìto, e grazie a questo processo riuscì a salvarsi dalla disperazione.”
C’è un lavoro immenso dietro questa performance, un lavoro che ha riunito i talenti di tutti gli indirizzi della scuola, da Pittura che ha curato la realizzazione delle tele, alle Arti Grafiche che hanno realizzato il volantino, dall’Oreficeria che ha fatto il pugnale, all’Arredamento che ha creato gli oggetti di scena, dalla Grafica Pubblicitaria che ha prodotto il manifesto, alla Moda che ha pensato agli abiti, agli accessori e alla scenografia, il dipartimento di Scultura che ha realizzato la testa di Oloferne, per finire con il Multimediale Audiovisivo che curerà la proiezione di un video nell’Aula Magna del Liceo. E molti docenti hanno dato la loro massima disponibilità affinché ogni materia potesse contribuire, le professoresse Giuseppina Gruppillo (Moda), Anna Maria Pedace (Lettere), Claudia Urbanelli (Storia dell’Arte), Francesca Sandroni (Laboratorio Multimediale), addirittura un docente in pensione dall’anno scorso che però, a titolo del tutto gratuito, è rientrato in classe per curare la sceneggiatura del testo, Maurizio Novigno (Lettere).
“Abbiamo lavorato al progetto da dicembre a giugno –aggiunge Silvia Palmerani- dividendoci in gruppi e dando vita a ben quattro Artemisie, che rivelassero le molte sfaccettature psicologiche di una personalità femminile tanto intensa. Adesso con le ragazze e l’unico ragazzo della classe (Zoe Ballerini, Lorena Calusi, Chiara Ceruti, Ichchha Chenet, Margherita Chiarini, Virginia Fabeni, Ilaria Federico, Francesca Filippini, Martina Ferruzza, Alessia Gargaro, Tecla Merciai, Michela Pandolfi, Martina Paradisi, Alessia Romoli, Marta Romano, Brayan Soriben, Carlotta Vetralla e Qian Yu) non vediamo l’ora di andare in scena e di condividere questo messaggio con le altre tre scuole coinvolte.”
L’Isis Leonardo da Vinci proporrà “T’amo da morire, tuo Otello”, con la collaborazione dei docenti Laura Croce e Maria Teresa Garro; il Liceo Scientifico Gramsci porterà un lavoro di improvvisazione teatrale dal titolo “La sQuola… una sfida” a cura di Erika Cardeti; l’Itt Marco Polo presenterà due lavori (“Perché io ho il petto bianco, docile, inoffensivo, dev’essere che tante frecce che vanno nell’aria vagando prendono la sua direzione e lì si piantano” e “Tragedia (in)utile_dimostrazione di lavoro”, ideazione e cura di Antonio Perrone, collaborazione di Serena Politi).
E allora, l’appuntamento è negli incantevoli locali dell’Artistico di Porta Romana, situati nel Parco della Pace confinante col Giardino di Boboli, lunedì pomeriggio dalle ore 18 in poi, con una reiterazione degli spettacoli nei vari luoghi della scuola.

(cronaca fiorentina del Corriere della Sera)