Il brutto di Livorno

8 settembre 2020

Per evitare il rischio di farmi nemiche 378.839 persone (tutti gli abitanti di Firenze), vorrei oggi, anziché tessere le lodi di Livorno (dove vivo da sei mesi e di cui parlo sempre in toni estatici), elencarne qualche difettuccio. Vediamo se col poggio e con la buca si fa pari.
La nettezza. Il Comune labronico è sensibilissimo alla raccolta differenziata e questo non gli fa che onore. Però secondo me (e anche secondo tanti livornesi a cui l’ho domandato) il sistema di raccolta pensato per questa città non è quello vincente. Si pratica qui il porta a porta. Beh? Che c’è di male?, mi si potrebbe obiettare. Effettivamente la pratica è diffusa in molti altri luoghi e funziona bene. Ma a Livorno no, per due motivi: il vento e i gabbiani. La città costiera è famosa per il mare ma anche per il vento che, quando decide di soffiare, lo fa alla livornese, cioè senza mezze misure. Certe ventate che se sei a giro col cane hai l’impressione che ti possa diventare un aquilone. Certe frustate che ti chiedi come facciano i ciuffi delle palme a rimanere attaccati al tronco. In una città dove il vento soffia spesso imponente sia d’estate che d’inverno, invitare i cittadini a sistemare sacchi e bidoni fuor dall’uscio di casa e sperare che questi ci restino finché il camion non passa a ritirarli, è un’utopia. C’erano dei giorni durante il lockdown in cui a Livorno, deserta e immobile come un paesaggio postatomico, si muovevano solo decine e decine di sacchettate di sudicio, che ruzzolavano, svolazzavano e s’impadronivano della città. Ma ecco l’aggravante: i gabbiani. Se li guardi mentre galleggiano inattivi sull’acqua del porto, sembrano delle innocenti paperelle. Sono invece delle belve spietate. Occhieggiano tutti i luoghi in cui circoli del cibo e ci si fiondano di becco. Sul tendone del mercato del pesce alla darsena vecchia le loro zampe risuonano minacciose. Perfino i loro pulcini hanno lo sguardo torvo. Se hanno nidificato dove state passando, occhio: potrebbero planarvi addosso con l’evidente intento di attaccarvi. Il loro canto (che spesso mi sveglia la notte) è un sinistro incrocio tra una gatta in calore, un bambino disperato, la vittima di uno sgozzamento e un vecchio ubriacone che ride di voi. Mettiamo ora insieme: vento e gabbiani. Una diade perniciosa. Il vento manda a giro sacchi e bidoni, i gabbiani sventrano, scoperchiano, e fanno una gran festa.
Detto questo, mi dispiace fiorentini, ma per ora a Livorno non vedo altri difetti.

(oggi sull’inserto fiorentino del “Corriere della Sera”)