Respiriamo!

Pubblicato il 19 dicembre 2014 da antonella landi

Terza ora. Interrogo a Storia.
Perché Caligola si chiama così, cos’è l’Anfiteatro flavio, qual è l’età dell’oro dell’impero romano, cos’è la proskynesis, cos’è la Domus aurea, chi era Eliogabalo, chi era Agrippina, quanti sono i Severi?
A un tratto uno svarione: la testa mi gira, lo stomaco mi si agita, l’equilibrio mi si compromette.
E riconosco immediatamente cos’è.
E’ il terremoto.
Io il terremoto lo temo così tanto che lo sgamo subito.
Ma guardo le facce dei ragazzi e le vedo tranquille, assorte negli esercizi di grammatica che svolgono mentre io interrogo, non uno che alzi la testa, non uno che percepisca quello che ho percepito io.
Avrò percepito male, penso.
Del resto già ieri non mi sentivo bene, ho questa specie di stato influenzale subdolo e carogna che mi provoca la nausea e mi fa vedere le stelline.
Procedo.
Quanti anni governa Cesare Ottaviano Augusto, chi ampliò il porto di Ostia, chi è l’imperatore-filosofo, come si chiamava suo figlio, chi perseguitò i cristiani?
Ma la sedia mi traballa sotto il culo, la cattedra mi va via da sotto le mani, la bottiglietta dell’acqua dondola, la stanza balla.

“ODDIO RAGAZZI. IL TERREMOTO!!!”

Quella a cui spetterebbe il compito di acquietare, tranquillizzare, placare, raccogliere e pianificare (io) ha una crisi di nervi e annuncia a pieni polmoni che la fine è vicina.

Una ha un istantaneo attacco di panico, s’irrigidisce completamente come un tronco d’albero e inizia a piangere. Quattro o cinque urlano. Tre sbraitano. Dieci pesticciano qua e là inetti all’azione.
La più inetta, tuttavia, sono io.

“ODDIO SI MORE TUTTI!”

Fuori dall’aula, lungo i corridoi, uno sciame umano schiamazza e passa, scende le scale, si riversa nel cortile.

“ODDIO! COSA DOBBIAMO FARE RAGAZZI? PAURA! TERRORE! INCUBO!”

Per fortuna che c’è lei.
Sedici anni. Un cervello da coach e un cuore da leonessa.
“PROFESSORESSA! RAGAZZI! ZITTI TUTTI! FERMI! FERMI VI DICO! CALMATEVI! ASCOLTATE E GUARDATE ME: RESPIRIAMO!”

“Ffffhhhh…”
“Ffffhhhh…”
“Ffffhhhh…”

Sembriamo 29 partorienti in sala travaglio.
Ma siamo tutti salvi.

Nel cortile facciamo il trenino e ci scattiamo mille selfie.

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