Abriendo puertas, cerrando heridas

Pubblicato il 31 dicembre 2014 da antonella landi

Ballavo salsa, merengue e cha-cha-cha quando il latinoamericano iniziava appena a essere di moda, venticinque anni fa o giù di lì. M’iscrissi a un corso notturno e in una manciata di mesi diventai bravissima. Nelle balere tiravo quasi l’alba e la mattina dopo a scuola ero fresca che parevo un fiore.
Smisi di ballarli un paio di anni dopo perché tendenzialmente quel genere di musica mi viene a noia dopo un paio d’ore, per cui ressi anche troppo. Quello che a me piaceva (diciamolo) era ancheggiare di brutto.
C’era solo un album che avrei ascoltato e riascoltato fino a consumarlo, ancheggiandogli dietro (visto?) come una puledra imbizzarrita.
Gloria Estefan, Abriendo puertas.
Non il singolo e basta. Il disco intero. Dieci tracce in tutto. Strepitoso. Mai più sentito, da quei tempi.

Tre giorni fa, all’autoradio, passano il pezzo portante. Il sangue prende a ribollirmi nelle vene. Parcheggio e vado in cerca di un negozio musicale. Lo chiedo, certa che non ce l’avranno. Ce l’hanno. Lo compro. E’ mio.

Zaz, al momento, s’è fatta in disparte. Discreta come una vera francesina, lascia spazio a Gloria la caliente, Gloria la guapa. La quale non fa che cantare e ricantare le dieci tracce fino allo sfinimento (dei vicini).
Per andarle dietro meglio, guglo il testo della canzone più famosa. Già che ci sono, guglo anche la traduzione. E mi accorgo che, incredibilmente, è la MIA canzone. Perfetta per questo anno che (finalmente) sta finendo. E per quello nuovo che (lo sento, è sulle scale, quasi bussa alla porta) sta per arrivare.

Buon anno a te, che passi di qui proprio stasera: si aprano le tue porte, si chiudano le tue ferite.
E anche le mie.

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