Meglio un giorno da zia

Pubblicato il 18 gennaio 2015 da antonella landi

Contro tutto e contro tutti, lo scorso settembre si è iscritto a basket.
“Ma come! E il karate?!”
“Per il momento lo sospendo. Provo il basket, e poi decido.”
“Ma il tuo maestro marocchino altissimo magrissimo bravissimo (e bellissimo)?!”
“Lo sa. Ha detto che va bene.”
“Ma la disciplina, l’equilibrio interiore, l’autocontrollo di sé, la filosofia orientale, il centro di gravità permanente che cercavi?!”
“A basket ci vanno tutti i miei compagni di classe, dicono che ci si diverte un sacco: ci voglio andare anch’io.”
Testardo e volitivo alla faccia dei suoi sette anni, mi chiese di accompagnarlo al primo allenamento.
“Allora? Che te ne pare?”
“Bellissimo. Continuo.”
Ha un’allenatrice bianca e un allenatore nero.
Ha compagni tozzi e chiatti, tappi e ratti, oppure segaligni e lunghi, come lui.
Questa settimana ha ricevuto la prima convocazione. Ma non per giocare nella squadra dei nati nel 2007. Per giocare in quella dei super-grandi (matusalemmi del 2004 e 2005).
“Devi cenare a modino e a andare a letto prestissimo in vista della partita di domani” gli hanno detto in casa.
All’una di notte era ancora a pesticciare per le stanze e ieri mattina alle 7,20 era già in piedi, assillato dall’ansia da prestazione che gli levava il sonno e gli sbiancava il viso.
Sugli spalti aveva un comitato schierato e agguerrito che era lì solo per lui: il babbo, la mamma, due nonni e due zie, delle quali una metteva in pratica le tecniche apprese al corso di fotografia puntandogli l’obiettivo addosso per zoommarlo e l’altra gli faceva le bocche e gli occhi storti mentre lui dalla panchina la guardava e rideva.
Non era nel quintetto-base, ma ha giocato nel tempo successivo.
Benché sia un possessivo della palla, l’ha passata molto favorendo i contropiedi.
Poiché non ama l’ombra, si è messo in prima linea, ha tirato e ha fatto canestro.
Suo padre aveva accennato a uno striscione e a una tromba da stadio, che poi per fortuna non sono comparsi.
“Sei contento che avete vinto?”
“Sì, è stata una bellissima giornata di sport. Ora vorrei una crepes alla nutella.”
Facciamo merenda, facciamo un giro, facciamo i cretini con lo skifidol, una specie di moccico a colori.
Insomma lui fa il nipote. Io la zia.
Il mio status ideale.

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