Educazione affettiva

Pubblicato il 15 febbraio 2015 da antonella landi

A Firenze c’è una scuola.
Ce ne sono tante.
Ma poi c’è questa.
Una scuola statale, che però sembra privata, esclusiva, elitaria.
Una scuola in mezzo al verde, ma poi scopri che sta dietro Santa Croce.
Una scuola che passando quasi non la vedi, però c’è.
Poi un giorno leggi una locandina appiccicata alla vetrina di una bottega, le scatti una foto, vai a quel cinema, guardi quel film, girato in quella scuola, dove i protagonisti sono quei due maestri e quei venti ragazzini.
E finalmente entri in quella scuola.
Piena di luce, piena di colori, piena di cose che nelle altre scuole non ci sono, non esistono, non vengono neanche sperate, desiderate, sognate, perché la fantasia di chi insegna o studia nelle scuole normali viene azzerata sempre dalla stessa frase: mancano i fondi.
Quella è una scuola sperimentale, che altrove non esiste, e pure a Firenze non c’è altro che quella, e c’è dal 1945, quando fu fondata come scuola di sperimentazione metodologica e didattica, contro le correnti, contro i programmi, contro le abitudini consolidate e mai più messe in discussione.
Quella non la chiamano scuola e basta: la chiamano Scuola-Città.
In quella scuola, al centro di tutto il discorso e al posto di tutte le scartoffie, vengono messe le relazioni personali.

Se vivete a Firenze, andate a vedere quel film girato in quella scuola.
Se non ci vivete, contattate quella scuola affinché vi mandino quel film.

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