In diretta radiofonica

Pubblicato il 2 marzo 2015 da antonella landi

Una sera passeggiavamo insieme, io e lei, la mia amica del cuore, la donna che per una vita ho aspettato di incontrare e che da qualche anno mi cammina accanto senza mai pestarmi i piedi.
Tornavamo non ricordo più da dove e a braccetto arrivammo alla stazione. Il suo autobus passava dopo una ventina di minuti, così nella stazione ci entrammo proprio dentro, tagliandola nel mezzo, seguitando a chiacchierare, e scoprendo in quale misura ci accomunasse la passione per quel luogo di transito perennemente attraversato dagli umani, che la sera si fa forse un po’ inquietante e minaccioso, ma mantiene quel fascino che non si può spiegare né negare.
“Amo le stazioni, esercitano su di me un’incredibile attrazione” disse lei.
“Le amo molto anch’io -risposi- soprattutto da quando, ragazzina, lessi quel libro che mi avrebbe cambiato la vita, che non sono mai più riuscita a ritrovare e che qualche anno fa ho scoperto essere fuori catalogo.”
“Che libro?”
Seppellitemi con i miei stivali, di Sally Trench. Me lo prestò il prete della mia parrocchia, lo divorai, rimasi fulminata e mi misi in testa di diventare la versione italica di quella ragazza inglese che – spinta da una tensione ingenua e pura di altruismo, di amore cristiano – dedicò alcuni anni della sua vita alla cura e al soccorso di giovani tossicodipendenti, di senzatetto, di alcolizzati.”
“E non lo hai più trovato?”
“Mai più: in libreria mi hanno detto che non lo ristamperanno. Non so cosa darei per averne una copia tutta mia da rileggere con occhi adulti.”
“Perché non chiami Fahrenheit, la trasmissione radiofonica su RaiRadioTre? C’è una rubrica, Caccia al libro: tu chiedi e loro lanciano l’appello all’etere, sicuramente raccolto da un ascoltatore che ne possiederà per caso una copia e, mosso a tenerezza dal tuo grido, te la spedirà in dono. Una cosa romanticissima.”

Mi parve una cazzata. Le dissi lo farò. Non l’ho mai fatto.

Oggi alle due mi manda un messaggino.
“ALLE 15,30 DEVI ASSOLUTAMENTE ASCOLTARE FAHRENHEIT.”
Le rispondo che non ci penso neanche, sono al corso di cinese.
“CHI SE NE FREGA DEL CORSO DI CINESE: DEVI ASCOLTARE FAHRENHEIT.”
Le argomento che a quell’ora la lezione sarà già cominciata e io non potrò alzarmi e uscire davanti a tutti, soprattutto davanti al maestro di cinese, che come tutti i cinesi è simbolo vivente della disciplina.
“DEVI FARLO: PARLERO’ IN DIRETTA.”

Ora.
La mia amica del cuore è una persona allegra, vivace, simpaticissima e scherzosa. Se siamo in due. Già se siamo in tre s’intimidisce. Se siamo in quattro si fa rossa rossa in viso. In cinque diventa scarlatta. In sei s’impappina. In sette si blocca. In otto ha un malore. In nove un cedimento. In dieci sviene.
Per questo non le credo neanche un po’.
Ma per verificare se dice sul serio o (come adora fare per poi darmi della tonna) mi piglia per il culo, alle 15,30 devo alzarmi davanti al maestro di cinese simbolo vivente della disciplina, attraversare l’aula davanti a tutti, mormorare scusate, balbettare torno subito, uscire senza urtare una sedia con un piede o un banco con un fianco, scendere due piani di scale, uscire nel parcheggio della scuola, barricarmi dentro l’auto e sintonizzarmi su RaiRadioTre. Lo faccio.

In un’incredibile diretta radiofonica, la sento mentre dichiara che quello è il suo regalo a un’amica.
Pronuncia il titolo del libro, il nome dell’autrice.
Confida all’Italia in ascolto l’episodio della stazione.
Già che c’è, fa pure un po’ di conversazione sciolta con la Lipperini (e ora sogna di rubarle il posto in radio).

Mentre lei a casa suda per la prova emotiva che sta affrontando, io chiusa in macchina nel parcheggio della scuola piango come quando, ragazzina, lessi per la prima volta un libro che presto, grazie a lei, forse tornerà a essere mio.

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