Chère amie

Pubblicato il 10 marzo 2015 da antonella landi

Ho un amico che è nato e vive a Nantes.
Ci conoscemmo 23 anni fa, in Inghilterra, a Bath.
Io mi dedicavo a una vacanza-studio post-universitaria. Lui espletava uno stage all’estero insieme a quattro colleghi ingegneri come lui. Alloggiavamo nella medesima, immensa, vittoriana casa di Mrs Margaret Favager, io al terzo piano, loro al secondo. Trascorremmo un buon tempo, quindi tornammo alle nostre case e alle nostre vite.
Io e Stephane prendemmo a scriverci lettere su carta, a cui egli allegava delicatissimi acquerelli che ritraevano la sua città e che gelosamente tuttora conservo. Dopo qualche anno di silenzio epistolare, ci siamo ritrovati qui e al cartaceo abbiamo sostituito il digitale.
La lingua che ci unisce è l’inglese. Una lingua che mi sono sempre sentita in dovere -ma che non ho mai provato il piacere- di imparare. Una lingua che, fondamentalmente, mi sta sulle palle, non esercita su di me fascino alcuno, non trovo romantica, musicale, armoniosa, fantasiosa. Al contrario, trovo l’inglese insulso e impersonale, buono al limite per tradurre le indicazioni all’aeroporto e per ordinare un cheeseburger al Mac.
Una fatica ogni volta con quel dizionario, e cerca quello, e come si dice quell’altro, ma poi così, senza il reale desiderio di saperlo, di memorizzarlo, di acquisirlo per sempre.

“Caro Stephane,
senti che ideona: d’ora in poi io ti scriverò in italiano, e tu mi risponderai in francese. Che ne dici?”

Lui ha detto: “Chère amie”.

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