La bastarda di Istanbul

Pubblicato il 14 marzo 2015 da antonella landi

Non si può dire che sia bella, ma che sia ipnotica sì, con quella faccia che sembra sempre di cattivo umore. Fu l’indimenticabile fata ignorante dall’accento a metà tra il turco e il francese e da dieci anni va in scena con la stessa commedia, dello stesso regista, nello stesso luogo, della stessa città: L’ultimo harem, Angelo Savelli, teatro di Rifredi, Firenze.
Ma l’altra sera presentava il suo ultimo lavoro -tutto esaurito per l’intera stagione- La bastarda di Istanbul, incentrato sulla rimozione di quegli eventi che cento anni fa aprirono l’annosa e irrisolta questione armena, tratto dal romanzo di Elif Shafak.
E’ arrivata alle Oblate dentro un cappottone informe, persa in uno scialle enorme e coi capelli turchini in testa. Come nei cartelloni che troneggiano in città, sembrava scocciata e incupita.
Prima di lei sono intervenuti il regista e la vicesindaco.
Poi ha parlato lei.
Ed è stato come tornare a Istanbul, a braccetto di un’ammaliante affabulatrice.

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