Usanze

Pubblicato il 29 aprile 2015 da antonella landi

Su Chon (femmina), sorella gemella di Su Chin (maschio), fu mia alunna cinque anni fa.
Anche su Chin fu mio alunno, ma in questo momento ci interessa Su Chon.
Su Chon fu mia alunna solo per un anno: poco, ma sufficiente per diventarmi molto cara.
Ella (oltre che di una bellezza sconcertante) era di un’intelligenza sopraffina: bravissima in tutte le materie, faceva prevedere un diploma a pieni voti e una laurea con lode. Ma spesso la vita dei ragazzi cinesi viene scritta dai loro genitori, e infatti la previsione si dimostrò errata.
Su Chon lasciò (= fu costretta a lasciare) la scuola e iniziò a lavorare in una fabbrica di borse in pelle. Lì conobbe un giovanotto asiatico che la chiese in sposa. Su Chon avrebbe voluto dire accetto, ma non poteva. In quanto sorella minore di una femmina più grande, stando alle regole sociali vigenti ancora in Cina, doveva aspettare che quella prima si fidanzasse e poi si sposasse, per dire il proprio sì e per non ridurre l’altra alla miseranda condizione di zitella a vita.
Oppure poteva ricorrere a un assurdo escamotage: fidanzarsi con quel giovanotto, ma trasferirsi altrove insieme a lui.
Alla faraonica festa di fidanzamento, avvenuta un anno fa, Su Chon invitò tutti i compagni della sua ex classe. E me.
Finito il pranzo e le lacrime (di felicità o disperazione?) lasciò per sempre Firenze e partì per Roma, dove dovrà restare finché la sorella maggiore non avrà messo su famiglia e scongiurato il pericolo di rimanere sola a vita.
In questo anno di esilio (in)volontario, Su Chon è rimasta incinta.
E pochi giorni fa ha dato alla luce Tiffany (ripeto, Tiffany).

“Plofe! E’ nata Tiffany!”
“Oddio che bello! Raduniamo tutta la classe e andiamo a trovarla a Roma!”
“Ok, pelò solo femmine.”
“Perché?!”
“Maschi non possono vedele donna che ha paltorito, pel qualanta giolni.”
“Come sarebbe a dire?!”
“E pel qualanta giolni non può nemmeno uscile, usale cellulale, andale su intelnet.”

Avranno anche un’economia fiorente, ma in Cina hanno soprattutto delle usanze del cazzo.

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