Ai miei tempi

Pubblicato il 13 giugno 2009 da admin

Ai miei tempi, l’ultimo giorno di scuola era un giorno identico a tutti gli altri giorni.

Si entrava in classe, si faceva lezione, ci si faceva interrogare, al massimo si ragionava del più e del meno: “il più e il meno” a cui i professori potevano giungere eccezionalmente consisteva nel consigliarci libri in lettura per l’estate. Quello a cui giungevamo noi era prendere nota dei titoli per correre in libreria il pomeriggio stesso.

Ai miei tempi, l’ultimo giorno di scuola nei corridoi e nei bagni c’era la solita pulizia, nelle classi il solito silenzio. Era sconsigliabile perfino indossare una maglietta smanicata. Io lo feci, e il mio professore di Filosofia mi appellò “tipa da spiaggia”. Ci avrei riso, se non avesse accompagnato le parole a uno sguardo nauseato e infastidito.

Ai miei tempi, l’ultimo giorno di scuola la colazione era quella di sempre. Un panino, una brioscia. Un succo di frutta. O sennò l’acqua della cannella. Nessuno si sarebbe mai sognato di portare a scuola patatine e cocacola e di apparecchiare sopra i banchi. Chi si fosse presentato in classe con diversi chili di farina e qualche dozzina d’uova sarebbe stato preso quantomeno per bislacco.

Era brutto, l’ultimo giorno di scuola. Perché era l’ultimo. Ma era anche un po’ bello. Perché era intimo. E vissuto fino in fondo. Con una specie di magone alla gola perché la prospettiva di fare a meno di tutta quella ritualità tremenda -ma vitale- ci smuoveva dentro -oltre a una sensazione di rilassamento dal dovere- il dispiacere dell’assenza.

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>