Dal diario di Micino da Scansano

Pubblicato il 22 giugno 2015 da antonella landi

Da quando quei due hanno venduto la magione maremmana, le mie estati si sono fatte prevalentemente cittadine e conseguentemente avvilenti.
Per una forma di consolazione animalesca, nel fine settimana vengo condotto in un luogo ameno che gli umani chiamano agriturismo. Di buono c’è che non è lontano come la Maremma anzi, è a due passi da Firenze; l’appartamento è freschissimo e posso farmi delle gran ronfate; il paesaggio esterno è un paradiso in cui vorrei perdermi per sempre, se perdermi non comportasse rinunciare a tutta una serie di agi a cui sono irrimediabilmente avvezzo e a una forma di amore dato e avuto di cui non potrei fare a meno.
Di meno buono c’è quel cane. Un canino innocuo, con l’espressione neanche tanto acuta.
Dice: è buonissimo, non fa nulla, vai tranquillo.
Vai tranquillo una sega.
Quell’infido è buonissimo e non fa nulla solo quando c’è un bipede nei paraggi.
In tutti gli altri casi menomale che c’è il noce.

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