Son meglio quelli d’ora

Pubblicato il 30 giugno 2015 da antonella landi

Come dei fòchi di San Giovanni si suole dire che “eran meglio quelli d’anno”, io vorrei dichiarare che gli studenti “son meglio quelli d’ora”. In barba alle analisi degli esperti e ai luoghi comuni dell’opinione pubblica, spezzo non una lancia bensì due a favore degli adolescenti di oggi.
Vedo che sgranate gli occhi. Ma dico: ve lo ricordate com’eravate voi intorno ai diciotto, diciannove anni? Io sì me lo ricordo, e bene. Non ero nemmen parente alla lontana dei maturandi che mi si palesano davanti in questi giorni. Eppure anch’io facevo il liceo. Tra parentesi classico. Anch’io studiavo tanto. E leggevo per piacere oltre che per dovere. E cercavo d’informarmi, di ampliare i miei orizzonti, di migliorare il mio linguaggio, la mia capacità critica, la mia disinvoltura espositiva. Ero una frana. Gli adulti mi mettevano in soggezione, i professori mi facevano terrore, le mie analisi si fermavano laddove vi venivo condotta, accompagnata per mano, il mio linguaggio era scolastico, la mia capacità critica non scavalcava i confini del consentito, la mia disinvoltura era quella di un marmo di Carrara. Non mi permettevo di rischiare, non osavo osare. E non ero un caso a parte. I miei compagni di classe, anche quelli molto più bravi di me, erano uguali a me. Per carità, bravi. Ma quei bravi inquadrati, ubbidienti, ingessati.
Guardali oggi, i maturandi. Se sono vagabondi, ti metti le mani tra i capelli. Ma se sono bravi come lo eravamo noi, in realtà ti accorgi che lo sono molto di più. Lo sono nella scioltezza dell’eloquio, nella padronanza della postura e delle movenze, nella velocità con cui colgono un particolare, un indizio, una sollecitazione e sono capaci di farla propria, elaborarla e riproporla; lo sono nella predisposizione naturale ad orientarsi dentro la selva d’informazioni a cui hanno accesso con la fortunata immediatezza consentita dalla Rete, nel coraggio di chi (pur nel rispetto del maturo interlocutore che si trovano di fronte) è consapevole di poter perorare la propria causa ed è disposto quindi a osare mettendosi in gioco. E lo fanno. Senza troppi problemi. Fino in fondo. Sì, certo, la voce un po’ vacilla, la mano a volte trema. Ma il mondo è cambiato. Non sempre è cambiato in peggio. Alcuni di loro ne sono la dimostrazione.

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