Come a casa

Pubblicato il 1 luglio 2015 da antonella landi

E’ dal 15 di giugno che entro tutti i giorni nel liceo in cui faccio gli esami.
La prima volta è stato come entrare in un luogo sacro, un tempio del sapere davanti al quale ero passata in mille occasioni ma dentro cui non avevo mai osato mettere piede. Quei posti che t’immagini solenni e terrificanti. Quelle scuole che mettono paura anche agli insegnanti.
Il primo giorno non sono andata oltre la stanza in cui mi hanno detto di aspettare il presidente e l’aula in cui si è riunita la mia commissione per l’insediamento.
Ma già il secondo giorno ho azzardato un tour individuale della struttura, ficcanasando nella sala professori dove troneggiano un paio di poltrone, nelle altre aule romanticamente fatiscenti, nei laboratori antichi, dentro il teatro sotterraneo.
Il terzo giorno mi si è accostato Carlo, il custode, col quale mi sono immediatamente intesa.
Il quarto ho messo il capino in segreteria per chiedere la colla, il timbro, quattro o cinque cartelline, dei fogli protocollo.
Ho sperimentato tutti i gabinetti, eleggendo quello dell’atrio centrale a mio preferito per l’enorme finestra che affaccia sul giardino.
Ho socializzato col barista della piazza.
L’edicolante mi dice “e buon lavoro!” tutte le mattine.
Ho fatto amicizia con le macchinette del caffè e delle bevande.
Ora entro ed esco dall’istituto con disinvoltura allegra.
Chiedo alle bidelle se mi prestano un coltello per fare a metà un vassoio di paste alla crema.
Attacco post-it rosa confetto a forma di fumetto nel libro di letteratura del docente interno.
Attraverso gli ànditi e gli androni a gran falcate.
Dico alle amiche di venirmi a prendere direttamente lì quando finisco.
Carlo oggi mi ha portato quattro pezzi di schiacciata all’olio da un panificio favoloso di Borgo San Lorenzo.

Mi sento come a casa mia.

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