Autoritratto in versi

Pubblicato il 27 ottobre 2015 da antonella landi

Per un battesimo poetico che rimanga impresso, secondo me non c’è nulla di meglio di Solcata ho fronte di Ugo Foscolo. In una botta sola gl’insegni come si fa un sonetto, li accompagni alla presa di coscienza di sé e gli fai conoscere un gran figo.

“Professoressa, come sarebbe la fronte solcata?”
“Come la mia: con le rughe orizzontali.”
“Ah, ce l’abbiamo anche noi: guardi.”
“Sì, ma voi ce l’avete se inarcate le sopracciglia: io (fortunella) ce l’ho sempre. Si chiama età.”
“E il crin fulvo che sarebbe?”
“I capelli come i miei.”
“Rossi?”
“Bravi, siete i primi a non chiamarli arancioni.”
“E emunte guance?”
“Il contrario delle vostre, che le avete belle sode e paffutelle.”
“E ardito aspetto cosa significa?”
“Significa che Foscolo a guardarlo dava l’idea di essere molto coraggioso. E lo era. Foscolo era un duro. Foscolo è il numero uno. Foscolo non aveva paura di nessuno. Foscolo è l’uomo che ciascuna donna vorrebbe al proprio fianco.”
“Davvero?!”
“Ve lo giuro.”
“Professoressa, labbro tumido acceso che vuol dire?”
“Vuol dire che, tra le altre fortune fisiche, Foscolo aveva anche quella di possedere una bocca carnosa e naturalmente colorata. Non come la mia, rinsecchita e sbiadita che se non mi do il rossetto manco mi si vede.”
“Eheheh.”
“C’è poco da ridere. Voi ridete perché avete tutti la bocca bella. Guarda lei che bocchina a bocciolo di rosa.”
“E io?”
“Bellina anche te.”
“E io?”
“Uh bellina anche la tua!”
“E lui?”
“Lui bellissima: da baci.”
“Professoressa scusi: tersi i denti come si traduce?”
“Ecco, attenzione all’aggettivo terso. Si dice anche del cielo. Se per esempio dico che oggi il cielo è terso, cosa voglio dire?”
“Che c’è qualche nuvolina?”

Ora, sarà che Foscolo c’aveva le nuvole tra i denti?

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