Dall’epistolario di Micino

Pubblicato il 4 settembre 2009 da admin

Cara umana che in questa estate strappandomi alla morte mi hai adottato, mi hai accolto nella tua casa maremmana e ora mi hai portato con te nell’appartamento fiorentino,

io percepisco chiaramente il tuo smisurato amore per il mondo animale e mi rendo conto che, da quando mi hai preso a vivere con te e con il tuo compagno, uno degli scopi principali di ogni tua giornata è rendermi appagato, sereno. In una parola, felice.

In effetti apprezzo molto le scelte che porti a compimento per il mio benessere, in primis quelle di tipo alimentare: vedo che all’Esselunga ti attardi volentieri nel corridoio del cibo in scatola per gatti, anche se poi a cena mi allunghi bocconcini di pesce fresco sotto la tavola.

Noto anche che ti dai pena per la mia attività fisico-ricreativa e ti ringrazio di lasciarmi libero accesso nel tuo orto botanico privato dove io provo un vivido diletto a scavare voragini profonde tra la terra dei vasi, a strappare coi denti le piante grasse e a schiacciare l’ibisco dormendoci sopra in pose atarassiche d’ispirazione buddista. Altrettanto ti sono debitore per la predisposizione al perdono che dimostri nelle occasioni in cui scalo le tende della sala, faccio la guerra sul divano contro le mie due acerrime nemiche (l’Ombra e la Coda) o, alle prime luci dell’alba, mi lancio a corpo morto sulla zanzariera sopra il letto restando appeso nella posizione di un pipistello psicologicamente instabile e caratterialmente contrariato, affinché tu ti ricordi che io esisto.

Volendo proseguire in questo elenco spontaneo delle tue attenzioni, non è certamente il caso di omettere la considerazione di cui sempre mi fai dono anche nei momenti di familiare intimità, ovvero quando smetti di baciare l’uomo con cui vivi per baciare me oppure cerchi di convincerlo a lasciarmi afferrare con le zampe artigliate il curioso e prominente avanzo di ciccia e muscoli che egli mostra all’attaccatura delle gambe.

C’è un appunto, tuttavia, che non posso esimermi dal farti, benché mi dolga perché sono ben cosciente di provocarti una cocente delusione.

Quel pet-zainetto che hai comprato da Zoolandia e dentro cui mi infili tutti i giorni per portarmi a giro in bicicletta insieme a te (lasciatelo dire) è un’incommentabile cantonata che tu hai preso ma che io t’invito a riconsiderare nella sua totalità.

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