Il regalo suo più grande

Pubblicato il 20 dicembre 2015 da antonella landi

E’ nato a Latina da genitori veneti. Alle elementari e alle medie lo scacavano tutti: era timido, imbranato, e bulimico. E’ arrivato a pesare 111 chili. A cinque anni Babbo Natale gli portò in dono una tastiera Bontempi e lui cominciò a comporre. La musica divenne il suo rifugio personale: studiò sette anni la chitarra classica, due anni il pianoforte, un anno la batteria. Nel frattempo si diplomò al liceo scientifico. All’università prima scelse Ingegneria, poi passò a Scienze della comunicazione.
Fece un corso a distanza per diventare doppiatore e collaborò come speaker in una radio locale.
Fu scartato dalle selezioni di Sanremo. Su di lui decise di puntare Mara Maionchi. Buona parte della critica stroncò l’album Xdono additando il cantante come l’ennesimo bluff studiato a tavolino per intortare le ragazzine tonte. Ma per lui fu la svolta, prima europea, poi mondiale.
Fatta eccezione per l’incidente diplomatico in cui scivolò in quella puntata di Che tempo che fa, quando disse a Fazio “Ho voluto imparare lo spagnolo per non ripetere sempre le solite frasi fatte. Per esempio, non si può andare in Messico e dire che le messicane sono le donne più belle del mondo: hanno tutte i baffi!”, la sua carriera è stata un costante fuoco d’artificio.

Ieri sera è tornato a Firenze. Il marito dell’amica del cuore ci fa “il regalo suo più grande”: tre biglietti, uno per me, uno per lei, uno per la sorella di lei. Tra il pubblico ci sono anche le loro figlie adolescenti. Noi ce ne strafreghiamo: per una sera siamo più adolescenti di loro. Come mettiamo il naso nell’arena del MandelaForum e buttiamo un occhio al fondo-palco, un gruppo di braccine si alza in aria e sventola le mani: e te pareva non ci fossero le alunne.
L’amica del cuore ha avuto una forma acuta di labirintite da cui non si è del tutto rimessa: come si spengono le luci e parte il concerto, si accorge di essere nel posto giusto al momento giusto. Il luogo ideale per perdere definitivamente i sensi e soccombere. Ella però non soccombe. Al contrario, si regge forte al mio braccio e dice: madonna com’è bello Tiziano.
Tiziano non è bello. E’ bellissimo. Si materializza in smoking nero da una nuvola densa di fumi bianchi. Uno pensa che inizi con un pezzo blando. Ci schiera Xdono così, a tonfo. Secondo pezzo La differenza tra me e te. Terzo, Sere nere, il brano che da settimane urlo dentro i messaggi vocali di whatsapp. Per me il concerto è già tutto lì. Cosa può succedere ancora?
Ancora succede che dal palco è tutto uno sfavillare di raggi di luce e immagini tridimensionali. Ancora succede che Tiziano ha una voce che spacca e due bicipiti che non gli avevo mai notato. Ancora succede che balla come un pazzo scatenato e non gli viene neanche un accenno di fiatone. Ancora succede che quando l’aria imbronciata si dissolve dal suo viso, gli si affaccia un sorriso sornione e luminoso che mette troppo bene.
Quando canta Imbranato mi volto verso una ragazza: il mascara le cola fino al collo. Quando canta Voglio farti un regalo il mascara cola a me.
Ma uno e uno solo è il momento topico. Quello che io e l’amica del cuore aspettavamo come un’epifania. Quando Tizi ci fa i fogli di giornale.
Per settimane abbiamo ripassato l’infernale sequenza. Perché, se tutte le canzoni di Tiziano Ferro sono praticamente prive di senso compiuto, ce n’è una in particolare che lo è più delle altre. Non me lo so spiegare. Proprio come sostiene il titolo, non ci si sa spiegare cosa cazzo voglia dire. Ma ci piace. Da morire.
“CASE LIBRI AUTO VIAGGI FOGLI DI GIORNALE CHE ANCHE SE NON VALGO NIENTE PER LO MENO A TE TI PERMETTO DI SOGNARE E SE HAI VOGLIA DI LASCIARTI CAMMINARE SCUSA SAI NON TI VORREI MAI DISTURBARE MA VUOI DIRMI COME QUESTO PUO’ FINIRE NON ME LO SO SPIEGARE IO NON ME LO SO SPIEGARE”
Tutte e due. In coro. A una voce sola.
Ed eravamo contentissime.

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