Gli attimi migliori

Pubblicato il 23 dicembre 2015 da antonella landi

Quando suona la quarta campanella, se ne vanno tutti.
Tutti tranne noi.
“Guardi qua che tavola imbandita abbiamo apparecchiato!”
Ma io non voglio stare in classe. Io voglio scendere nel parco. Mi voglio infradiciare le scarpe, voglio che i capelli mi s’ammoscino e mi s’increspino per l’umidità, voglio partire il pane e buttare le briciole agli uccelli, ungerlo d’olio novo e bono e darne un bocconcino ai cani che ci pascolano vicino, suonare la chitarra e lanciare voci a quel cielo bigio con le femmine, giocare a calcio e a pallavvolo sopra l’erba insieme ai maschi.
“Va be’, allora scendiamo.”
Il parco è grande, ma non è attrezzato. C’è solo un tavolino che io chiamo “della droga” per via degli aforismi in lode alle sostanze psicotrope che ci sono scritti sopra, e una panchina rugginosa che sparisce sotto gli zaini e i giubbotti.
Viola e Irene hanno portato l’olio, Zeno il vino rosso, Camilla il panbriacone, Sara l’affettato, io quattro filoni da un chilo l’uno e un pandoro, Alessia un gianduiotto gigante pieno di gianduiotti piccini, Leo piatti e bicchieri, Tommy il pallone, Nanni non la sa suonare ma ha portato la chitarra, per me.
“Dedico L’isola che non c’è a chi l’aveva messa nella top ten della propria vita.”
“Sì, ma poi ce la fa Gianna?”
Diobonino icché ci vòle, son tre accordi, la re mi, la imparai da ragazzina subito dopo La canzone del sole, la mi re anche lei.
“Voi intanto però fate qualche foto, bisogna immortalare questi attimi.”
“Professoressa, gli attimi migliori non si fotografano.”
Mentre dico “è vero, hai proprio ragione”, estrae un arsenale multimediale-audiovisivo dalla borsa e fa mille scatti da professionista.
Ora il nostro gruppo pullula di immagini.
Una volta a casa, ricevo questo. E’ dell’Anarchica.

Arrivano le vacanze, suona la campanella, tutti a gran passo scendono le scale, la festa in giardino, il vinello, le risate, i gavettoni in pieno dicembre. E poi arriva un’ora -decisa dal tempo- in cui si deve andare. Tutti si salutano, si baciano. si abbracciano. Si augurano un buon Natale e si promettono di sentirsi in chat. Pure io saluto tutti, mi incammino verso il viale lungo umido e con le foglie bagnate in terra, un vassoio con un dolce avanzato, lo zaino sulle spalle. A un tratto mi fermo e mi metto a riassaporare tutte le emozioni provate in quell’ora che so non tornerà. Carpe diem, dicono i ragazzi quando fanno i filosofi. Be’, allora buon carpe diem a tutti.

Sono tutti questi, gli attimi migliori di questo mestiere.

Comments are closed.