Il vecchio baffone

Pubblicato il 4 marzo 2016 da antonella landi

La prima volta in cui sentii fare il nome di Alberto Asor Rosa ero all’università. Fu il mio immenso professore Giorgio Luti a farcelo conoscere, affibbiandoci in lettura Scrittori e popolo, un’opera che mi sembrò datata anche a quei tempi. Nonostante questo, amai quel critico letterario, di cui (ricordo) mi piaceva tanto la lingua difficile che mi metteva alla prova e mi faceva sentire ignorante.
L’ho sempre letto sulle pagine culturali di Repubblica, quando ancora la leggevo tutti i giorni perché non era scaduta come adesso. E andai ad ascoltarlo anche quando, alla biblioteca delle Oblate, presentò Storie di animali e altri viventi (dedicato ai suoi amici a quattrozampe e inserito da me e la mia collega nella nostra antologia appena uscita).
Questo pomeriggio, splendido ottantatreenne in giacca di velluto blu e baffoni bianchi, Asor era di nuovo alle Oblate, ospite di Anna Benedetti a “Leggere per non dimenticare”.
Incredibile ma vero, presentava da capo quel vecchio saggio polveroso, a cui però ne ha affiancato un altro fresco di stesura, dal titolo Scrittori e massa, accolto nel medesimo volume Einaudi.
Con lui e la padrona di casa dialogavano anche Franco Contorbia e Giovanni Falaschi.
E’ stata una palla insostenibile, densa di parole antiche e difficili.
E’ stato un pomeriggio bellissimo, fuori dal tempo e oltre esso.
Come quando avevo vent’anni, andavo all’università, non capivo le cose ma volevo imparare a farlo, avevo grandi sogni, vedevo tutta la mia vita distesa davanti a me, ero piena di speranze e di quella felicità che viene solo dalla cultura.
Come adesso.

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