Addio, monti sorgenti dall’acque

Pubblicato il 30 marzo 2016 da antonella landi

Non tirava un alito di vento; il lago giaceva liscio e piano, e sarebbe parso immobile, se non fosse stato il tremolare e l’ondeggiar leggiero della luna, che vi si specchiava da mezzo il cielo. S’udiva soltanto il fiotto morto e lento frangersi sulle ghiaie del lido, il gorgoglìo più lontano dell’acqua rotta tra le pile del ponte, e il tonfo misurato di que’ due remi, che tagliavano la superficie azzurra del lago, uscivano a un colpo grondanti, e si rituffavano. L’onda segata dalla barca, riunendosi dietro la poppa, segnava una striscia increspata, che s’andava allontanando dal lido. I passeggieri silenziosi, con la testa voltata indietro, guardavano i monti, e il paese rischiarato dalla luna, e variato qua e là di grand’ombre. Si distinguevano i villaggi, le case, le capanne: il palazzotto di don Rodrigo, con la sua torre piatta, elevato sopra le casucce ammucchiate alla falda del promontorio, pareva un feroce che, ritto nelle tenebre, in mezzo a una compagnia d’addormentati, vegliasse, meditando un delitto. Lucia lo vide, e rabbrividì; scese con l’occhio giù giù per la china, fino al suo paesello, guardò fisso all’estremità, scoprì la sua casetta, scoprì la chioma folta del fico che sopravanzava il muro del cortile, scoprì la finestra della sua camera; e, seduta, com’era, nel fondo della barca, posò il braccio sulla sponda, posò sul braccio la fronte, come per dormire, e pianse segretamente.

“E qui, ragazzi, comincia l’addio monti, il momento più lirico dell’intero romanzo. Ma io devo avvertirvi di una cosa. Due opere mi commuovono fino a indurmi al pianto: L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello e l’addio monti di Manzoni. Non c’è volta in cui io non legga questi passi senza piangere. E non solo per i contenuti che presentano e per lo stile in cui furono scritti. E’ che mi risucchiano indietro di molti anni, quando seduta dietro quei banchi c’ero io e qui alla cattedra c’era la mia professoressa d’Italiano, che ce li lesse così bene da spingerci alle lacrime. Quindi, non preoccupatevi se piangerò.”
“Professoressa -ha detto lui- facciamo così: ce lo assegni da leggere a casa da soli. Così noi ci impegneremo per capirlo e lei questa volta non piangerà.”

Ho pensato che era un bel consiglio.
E l’ho seguito.

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