E’ scritto sui muri

Pubblicato il 31 marzo 2016 da antonella landi

Livorno. Ci vai d’inverno e il vento ti spettina tra i vicoli, nel lungomare, sulla terrazza Mascagni. D’estate ti stende un tappeto rosso di vocali aperte e parolacce. In autunno ti fa venire voglia di tornare alla vita di sempre perché è lì a dirti: guardami, sono bella e vera com’è bella e vera la vita. Se però ci vai a primavera è il top.
La frutta e la verdura, le mutande e i reggiseni, le pentole e le scarpe del mercato esterno; il pesce fresco messo a mostra in quello al chiuso; le barche attraccate nei canali del quartiere Venezia; le piazze grandi e fiorite e le viuzze anguste e pisciose; i ristoranti di pesce senza smancerie; le botteghe come non ci sono più; le torte della Gagarina con le melanzane unte dentro.
A Livorno non andiamoci la domenica, andiamoci nel mezzo della settimana, quando è tutta nelle mani della gente che la abita e che la usa. I livornesi.
I livornesi biascicano un toscano tutto loro, sono sempre un po’ incazzati e ce l’hanno coi pisani. Le donne camminano sulle zeppe, gli uomini son tutti fascinosi, a modo loro. Non sono eleganti, eppure sono belli da guardare, gli girano i coglioni, ma per finta. Non sono ruffiani, se ti va è così, sennò lè’ati di ‘ulo (dé).
I livornesi scrivono sui muri.
E sono perfetti anche in questo.

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