Chico detto Pelo

Pubblicato il 29 maggio 2016 da antonella landi

Con gli animali è come con le persone: esistono i colpi di fulmine, l’antipatia a pelle, la paziente sopportazione, l’educato evitarsi. Basta un’annusata, uno sfregamento, un colpetto di naso umido, e tutto appare immediatamente chiaro.
Di Chico m’innamorai prima ancora di vederlo di persona. Nella foto che lo ritraeva troneggiava un ammasso di pelo nero e bianco lungo e vaporoso. A nulla valse che la sua Umana me ne parlasse come di un caratteraccio. Chico era fighissimo: dovevo conoscerlo prima possibile.
Il nostro fu un approccio blando e affettivamente univoco: io lo pedinavo chiamandolo Pelo con la voce falsettata, lui mi scansava con superba accuratezza scricchiolando di fastidio.
Si accorse di me ed apprezzò la mia esistenza solo quando la sua famiglia partì per le vacanze e io (insieme ad altre amiche di fiducia) fui scelta per la sua cura quotidiana. Incredibile come lo spaccio di buon cibo agevoli l’insorgere di stretti legami affettivi con un gatto. Adesso Pelo mi aspettava a zampe aperte e mi ronzava intorno come mettevo piede in casa sua.
Un giorno si ammalò.
“Ha un tumore: dovranno amputargli la zampina destra” mi disse la sua Umana.
Dopo l’intervento, Pelo mutò di carattere. Abbandonata la sua genetica vocazione all’eremitaggio, si fece più sociale e prese a frequentare il computer e chi ci lavorava. Si stendeva dietro lo schermo, contemplava il vuoto cosmico e (certamente) s’interrogava sugli eterni perché dell’esistenza.
Di tutti i componenti della famiglia a cui apparteneva, Pelo prediligeva l’Imperatore, ossia il capofamiglia. Costui, dal canto proprio, soleva definirlo “il mio unico amico”: insieme condividevano il bagno dei maschietti e il desco serale spesso tardo.
Un giorno sul corpo di Pelo presero a spuntare nuovi bubboni. Crescevano e si moltiplicavano con virulenza lasciando increduli familiari, visitatori, e lui medesimo.
“Sono metastasi: ne è pieno” mi spiegò Umana.
La fase finale della lunga e felice vita di Pelo è stata vivacizzata dall’ingresso in casa di Bagheera, una micia completamente nera, schizzata e impulsiva. Costei ha regolarmente vanificato i tentativi di riposo e scientificamente compromesso il concetto di quieto vivere con salti, agguati e piroette.
Ma Pelo ha sopportato tutto, perché ha capito che tutto è stato fatto per il bene del suo corpo e del suo cuore. Un cuore grande e resistente, che ha smesso di battere qualche notte fa.
Chi trova eccessivo il dolore che si prova per la scomparsa di un animale, non ha mai vissuto accanto a un animale.

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