Prima che sia troppo tardi

Pubblicato il 15 giugno 2016 da antonella landi

Raduno ufficiale delle Dee, iersera. Grande Maestra Cerimoniera -nonché perfetta padrona di casa- la Deona. Si comincia in giardino, sotto un tendone bianco, in mezzo a tralci di vite e rami di nocciolo, voli d’uccelli e d’aerei. Si prosegue all’interno di una magione lunga a due piani, intorno a un tavolo rettangolare che col passare delle ore cresce in bevande e vivande. La Deona Home è un porto di mare a cui chiunque può attraccare all’improvviso, dal marito alle figlie, dalla mamma al babbo, dal falegname allo zio con la moglie congolese. Chiunque passa si ferma, perché sente un gran ridere e il riso fa da calamita. Con la Deona è bello parlare, perché si parla di tutto: dell’indiscutibile eleganza che i tacchi alti conferiscono alle gambe di una donna, dell’altrettanto indiscutibile comodità di calzare tacchi bassi, della tremenda fatica per sfrattare un formicaio abusivo, dell’eccitante prospettiva di mutare residenza, della snervante attesa degli esami di stato, della gratificante preparazione di carciofini sott’olio, della recente strage di Orlando.
Ma uno è il tema che domina la serata fino a sfociare nella notte: dell’impellente esigenza di cambiare lavoro prima che sia troppo tardi. Abbandonare la scuola nel momento migliore, prima di invecchiare, di rincoglionire, di non aver più niente da dire, di non saper più che pesci pigliare, di sentirsi straniere nella madrepatria professionale. Preferire un addio anticipato e dignitoso all’attesa umiliante di una data sempre più lontana, andarsene mentre siamo credibili, finché siamo affidabili, prima che arrivi il ridicolo. Ma cosa fare?
Inventarsi un futuro e costruirlo insieme, creare qualcosa che non c’è e che non c’è mai stato, pensare in grande e rimettersi in gioco. Come quando -ragazze, fresche di laurea, piene di passione e di sogni- c’incontrammo nella nostra prima scuola e imparammo insieme a insegnare.

Comments are closed.