Tra le braccia di Tiziano

Pubblicato il 26 giugno 2016 da antonella landi

Orsigna arrivi ed è tutta lì, un pugno di case in punta a un poggio, un barrettino al primo piano di una casa, un alimentari che vende anche i libri di Terzani. Del resto, a Orsigna ci vai per via di lui. Hai bisogno di staccare, hai voglia di pace, Orsigna è perfetta. Parti da Firenze e fino a Pistoia fai l’autostrada. Poi esci e imbocchi la porrettana, una curva dietro quell’altra, ma panoramica, fresca, suggestiva, coi binari del trenino che ogni tanto sbucano dal nulla.

A Orsigna fa un bel fresco, pensi a Firenze e ti vengono i brividi di orrore all’idea dei suoi 35 gradi, pensi che lunedì ci tornerai perché ripartono gli esami, ma per questi giorni cerca di distrarti, di pensare ad altro, pensa a Tiziano, prova a fare un bel viaggio insieme a lui. La camera è dentro un ristorante, sopra un belvedere, il monte ti sta lì davanti, verde e folto, lo puoi guardare da una panchina sotto un pergolato, dietro il bancone ci sta una vecchina ruvida e inadatta all’accoglienza, ma che te ne importa, non sei mica lì per lei, sei lì per tutta un’altra cosa, sei lì per guardarti intorno e vedere com’è fatto un posto che hai sempre immaginato, finalmente puoi vederlo, finalmente sei arrivata.

La casa di Tiziano è proprio quella del film tratto dal libro che stai leggendo ora, La fine è il mio inizio, che all’inizio non volevi leggere perché ti puzzava di manovra, di pubblicità, di speculazione, lui era appena morto e il suo figliolo ci scriveva un libro sopra, non ti andava, non ci stavi. Invece quel libro è un’opera d’arte e ti risucchia come una Gioconda scritta, t’incatena, t’imprigiona, mentre lo leggi ridi e bèli, capisci bene il sogno spaventoso comunista, allevi grilli in Cina, vai in Cambogia, assisti alla guerra in Vietnam, torni nella tua Thailandia, parli di potere, di denaro, di politica, di vita, vedi Firenze com’era quando tu stavi nascendo, e scopri che Tiziano ha vissuto nella villa con la torre in cui mancapoco andavi a vivere anche te.

L’albero di Tiziano gli occhi ce li ha davvero, ma uno gliel’hanno staccato e riattaccato storto, alla corteccia ci hanno inchiodato fogliettini con pensieri edificanti, sull’erba ci hanno messo un sasso sopra quell’altro come nei cimiteri degli ebrei. D’intorno è tutto un proliferare di radici, paiono le mani della natura che s’affondano nel terriccio, si tengono strette per non perdere l’equilibro e non cascare.

A Orsigna il sambuco sta fiorendo ora, da noi è finito da un bel po’ ma lassù è in esplosione piena, un profumo da perdere il cervello, vampate di immagini e ricordi, e insieme al sambuco la ginestra, stucchevole e dolciastra, buonissima anche lei.
Sai che ci tornerai, perché una volta non ti è bastata, avevi bisogno di più tempo, andare lenta e stare ferma, dormire e contemplare, leggere e giacere, staccare spine e pensieri. E fare pace con le tue guerre eterne.

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