E tu dormi, dormi

Pubblicato il 29 giugno 2016 da antonella landi

Lo scorso primo di febbraio, giorno del mio cinquantesimo compleanno, mio fratello Il Rondine mi regalò una scatolina.
La aprii e dentro ci trovai due biglietti per il concerto di Vasco all’Olimpico: uno per me e uno per lui.
“Andremo insieme a Roma -disse- e ci regaleremo due giorni in quella bellissima città, notte compresa. Io e te, da soli, senza nessun altro, come quando eravamo piccini, come non accade più da tanti anni.”
Immediatamente prendemmo a sognare cene in Trastevere, passeggiate notturne, colazioni reiterate in barrettini del centro, lancio di monete nella fontana più bersagliata d’Italia. E cori, cori, cori a squarciagola per il nostro amato rocker, l’uomo che segnò la mia adolescenza e la sua infanzia, ohé ohé ohé ohééé Vascooo Vascooo.
Stupidamente non pensai mai all’eventualità che mi nominassero agli esami.
Mi hanno nominata.
E l’altra sera, mentre io giacevo sul mio letto, distrutta da una giornata trascorsa a correggere 48 prime prove scritte, Il Rondine ha telefonato, da Roma, dall’Olimpico, dal palco di Vasco, mentre Vasco cantava: E tu dormi, dormi.
Io mi sono svegliata, ho risposto, ho ascoltato in silenzio.
E in silenzio ho pianto, pianto.

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