Il guardaroba

Pubblicato il 8 luglio 2016 da antonella landi

Da piccina sono cresciuta con i miei dirimpettai, il bambino e la bambina del sesto piano.
Lui era placido e tranquillo, lei un aggeggio, un arsenale. Camminava saltellando su una gamba sola e andava dal suo appartamento al mio, dal mio al suo, senza soluzione di continuità.
Io ero una piota, fatta e messa lì, dove mi appoggiavi stavo.
Anche nel periodo dell’adolescenza (quando mi svegliai), in virtù del campettino e del campeggio parrocchiale più sovversivo d’Italia, seguitammo a frequentarci. Ma tre anni di stacco a quell’età sono tantissimi, per cui di lì a breve la nostra strada maestra si biforcò nonostante frequentassimo perfino il medesimo liceo: lei andò da una parte, io da un’altra.
La morte della mamma (un anno fa, dopodomani) ci ha ricondotte sullo stesso pianerottolo.
Come se trent’anni non fossero passati, la conversazione è ripartita da dove si era interrotta, con la fantastica aggravante che ora eravamo grandi, avevamo consumato molta vita, e avevamo mille avventure da narrarci.
Lei adesso vive a Prato nella casa dei miei sogni.
Fa un lavoro a contatto con la moda.
E’ animata da incontenibile fantasia e spiazzante generosità.
“Devi venire a cena da me! -dice l’altra sera- A parte il fatto che mia madre ti reclama, ti ho messo via un monte di abitini, uno più bello dell’altro!”

Benché gonfia di pani e di pesci più degli invitati alle nozze di Cana, prima ho sfilato per un pubblico ristretto, poi sono tornata a casa con tre borse di vestiti.
Ora ho un guardaroba che la Middleton ci fa la bava.

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