The Unforgettables

Pubblicato il 13 luglio 2016 da antonella landi

Ricordarli tutti non è possibile. Alcuni ti passano davanti, si fermano un’ora a parlare con te e con quelli accanto a te, gli fai delle domande, ti danno (o non ti danno) delle risposte, prima che se ne vadano per sempre gli chiedi che cosa faranno da quel momento in poi, una stretta di mano e addio. Non li rivedrai mai più. L’immagine del loro volto si stempererà nel tempo.
Ma ce ne sono altri la cui memoria invece non si dissolverà, anzi, si sono già accucciati in un angolino della mente e basterà ripensare a questo mese passato da prigioniera dentro una scuola che non è la tua, per rivederli attivi, agitati, ansiosi, tesi, appanicati.
Sono loro, The Unforgettables, gli Indimenticabili.

1. Il mago degli incisi.
Il mago degli incisi si esprimeva in una sintassi arzigogolata, mai un periodo sospeso ma un intrico cervellotico di ipotassi e paratassi, apertura e chiusura continua di parentesi, prese di coscienza mormorate in mezzo ai denti (“Non l’ho detto bene, lo ridico” e dopo “Mi sto rendendo conto di averlo detto ancora peggio”).
Altissimo e maestoso, la pelle lattea dello studioso vero, una giacchetta da cerimonia sopra la camicia, i pantaloni da omino e un lago di sudore intuibile sotto tutte quelle stoffe.

2. Skizzo.
Alla prima prova scritta Skizzo mi faceva paura. Aveva quello sguardo vitreo dell’incazzato abbestia, mi trapassava con gli occhi a spillo come a dire: io, se potessi, t’ammazzerei. A metà brutta copia è venuto a chiedermi se capivo la sua grafia. Alla mia risposta (“Ho visto di peggio”) s’è come acquietato. Ma all’orale era di nuovo una corda di violino, una trappola tirata col formaggio in mezzo. Tra tutti gli argomenti del programma portava il Futurismo, l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità; il coraggio, l’audacia, la ribellione; il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. E te pareva.

3. Rosa Fucsia.
Rosa Fucsia (di capelli) l’ho puntata il primo giorno mentre gobba sopra il foglio scriveva un tema appassionato sul diritto di voto alle donne. Le compagne erano a modino, lei eccessiva in tutti i sensi, ingombrante e vistosa, dolcissima nel viso, onesta nel racconto di se stessa. Inutile raccontarsi balle: dopo il diploma vado a lavorare, voglio stare in mezzo ai disabili e ai bambini, i libri non fanno per me. Ma il carteggio tra Eloisa e Abelardo, ok, lo leggerò.

4. Il dottorino
Il dottorino ha diciannove anni e ne dimostra cinquanta. Intirizzito e serio, gli occhiali con la montatura larga a incorniciargli il viso, la camicina bianca sul pantalone nero, tutto abbinato, tutto perfetto, niente fuori luogo. Il dottorino inquadra la domanda e padroneggia la risposta. Nulla è lasciato al caso, alla spontaneità, all’irriverenza. Il dottorino (manco a dirlo) farà medicina. Gli ospedali e gli ambulatori non aspettano che lui.

5. Il Peripatetico
“Prego, siediti e comincia pure a esporci la tesina”.
Ma il Peripatetico a sedere non ci vuole stare e anzi, chiede espressamente il permesso di camminare avanti e indietro per la classe. Per scaricare i nervi, per trovare la concentrazione, per espellere le tossine della sua tensione. In su, in giù, in giù, in su, mi viene il mal di barca.

6. Bihòs
Bihòs è l’amico del Peripatetico. Come lui, chiede di poter restare in piedi. Inglese però lo fa seduto, trascinando l’intera commissione in un giro infausto di because o, come dice lui, bihòs.

7. Checcosèlamòr
Checcosèlamòr porta una tesina con (appunto) questo titolo: “Che cos’è l’amore”. L’indice promette: neurobiologia dell’innamoramento; differenze tra amore romantico e amore materno; ormoni dell’innamoramento; l’amore negli animali come selezione sessuale; dimorfismo sessuale; paradosso di Lek; odori del corpo e segnali chimici; le donne di Montale.
Penso che alla fine del colloquio avrò capito finalmente questo amore che cos’è.
Invece nulla, il solito buio.

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