Abburracciùgagnene

Pubblicato il 10 luglio 2016 da antonella landi

Ci sono quelle storie da immaginario collettivo, storie che non tutti hanno vissuto in prima persona ma che tutti padroneggiano. Per trasmissione orale, come i poemi antichi prima che qualcuno li mettesse per iscritto, quelle storie passano di bocca in bocca e forse si arricchiscono di particolari, fino a diventare epiche.
C’era un cinema a Firenze, si chiamava Universale, un cinema d’essai, nel quale si entrava a due lire (spesso a sbafo) e che era popolato della fauna più effervescente e scatenata che Firenze possa ricordare. Aperto dagli anni ‘40 fino al 1989, fu definitivamente chiuso nel 1990, alla morte del suo proprietario.
Decine gli aneddoti che ancora si narrano intorno a quel luogo, dallo sdrucinìo di canne che circolavano libere tra il pubblico pagante ai commenti che si urlavano dalle poltroncine, fino al tipo che ci entrò dentro in vespa. L’episodio più famoso è legato alla proiezione di Ultimo tango a Parigi, quando (nella scena clou del film, in cui Marlon Brando ricorre al burro per sodomizzare Maria Schneider) dalla platea si levò una voce: “Bravo Marlon, abburracciùgagnene!”.
Di un luogo come questo bisogna conservare la memoria. Ma bisogna che la memoria sia spontanea, imprecisa, fantasiosa, avvolta dalla nebbia del tempo.
Invece ci hanno fatto un film. Esplicito, confezionato, artefatto, molto scontato.
Si esce dall’arena all’aperto del cinema Castello con la bocca amara di delusione.
Menomale persiste il sapore della cena consumata due ore prima al circolino attiguo.

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