Nella terra dei Manfredi

Pubblicato il 25 settembre 2016 da antonella landi

La scusa è il corso di aggiornamento per giornalisti.
La verità è che a Faenza (i cui abitanti oltre che faentini si chiamano manfredi) non c’ero mai stata e non vedevo l’ora di vederla.
Sbaglio strada e arrivo con quaranta minuti di ritardo. Mi perdonano perché vengo da Firenze, mi accolgono con un sorriso e mi accreditano il punteggio intero nonostante mi sia persa due dei sei interventi.
L’incontro ha un nome roboante: Stati Generali del Giornalismo Musicale. Si parla da Bob Dylan a Neil Young, da Elvis Presley a Ligabue (di cui con mio incontenibile piacere viene detto: è inutile che s’incazzi tanto quando scrivono che non è rock, perché non lo è).

Non si può andare a Faenza senza visitare il Museo Internazionale della Ceramica, un gioiello da fuori (la struttura è un sogno circondato di verde) e da dentro (contiene una collezione che spazia dalla Cina antica e le civiltà precolombiane fino al Novecento europeo, in un tripudio di arte e di follia a colori).

E non si può tornare da Faenza senza fermarsi a Brisighella, percorrere il camminatoio sospeso degli asini, salire sulla rocca, sostare al sole nella piazza.

Del resto non si può neanche passare da Marradi, terra di Campana, senza accarezzarci neanche un gatto, certosino nella fattispecie.

Che bella terra, la nostra terra.

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