De senectute

Pubblicato il 21 ottobre 2016 da antonella landi

Ha diciassette anni. Eppure pensa già a quando sarà vecchio. Di più: alla senilità dedica il sonetto (titolo scelto: Io vo’ del ver la vecchiaia laudare, perfetto nelle regole e splendido nei contenuti, oltretutto) che ho assegnato come compito per casa.
“Ma perché proprio la vecchiaia!?” si scandalizzano i compagni.
“Perché mi piace pensare alla persona che diventerò, alle rughe che racconteranno le esperienze fatte nella vita, alle scelte che farò per la parte finale della mia esistenza” risponde lui, la voce pacata, il tono morbido, lo sguardo vivo nel presente ma anche proiettato nel domani.
“Tu se’ peggio della mi’ mamma!” esclama il Giamaicano (individuo che ormai conosciamo bene).
“Perché, cosa fa tua madre?” chiedo (dal che si deduce che gli ho restituito la parola).
“La mi’ mamma ha bell’e deciso tutto: quando noi tre figli compiremo diciott’anni, regalerà a ciascuno un biglietto aereo di sola andata per destinazione ignota. Dopodiché anche lei cambierà aria.”
“Come cambierà aria?!”
“Toglierà le tende, si leverà di torno.”
“E dove andrà?!”
“Forse in Sardegna. Oppure in Puglia.”
“A fare cosa?!”
“Quello che fa qui, l’insegnante di yoga. Ma in un posto che le piace molto di più.”

Si scopre così che la mamma del Giamaicano è fusa come me.

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